Unione Bassa Romagna, 340 intervistati e 250 volontari, cresce la «Compagnia dei racconti»

Niccolò Gavagna - 340 persone intervistate e 250 volontari coinvolti. Sono questi i numeri del progetto «Compagnia dei racconti» dalla sua nascita, datata 2018, a oggi. Organizzata dalla cooperativa sociale Villaggio globale, opera principalmente in provincia di Ravenna e ha lo scopo di contrastare la solitudine involontaria degli anziani raccogliendo loro episodi di vita per poi trascriverli e pubblicarli.
«Finora abbiamo coinvolto vari paesi, tra cui Cotignola, Russi, Cervia, Alfonsine e Lugo, e molti quartieri del comune di Ravenna - esordisce Sara Gini, coordinatrice dei progetti dell’area ravennate della ‘Compagnia dei racconti’ -. Poi, a breve concluderemo a Marina di Ravenna, Sant’Alberto e Castel Bolognese». Le richieste arrivano anche da fuori regione: «Qualche anno fa una cooperativa di Bergamo ci aveva contattati per portare l’iniziativa in Lombardia. Ci ha fatto molto piacere», prosegue Gini.
Capitolo organizzazione di un’edizione del progetto. «In base alla zona in cui operiamo, contattiamo associazioni e realtà locali per cercare volontari e soprattutto testimoni, ossia anziani con più di settant’anni - aggiunge la coordinatrice -. I primi devono intervistare e conoscere, i secondi sono per lo più persone prive di una rete amicale e familiare. In alcuni casi coinvolgiamo anche soggetti che hanno solo voglia di raccontare qualcosa. Il racconto è un patrimonio di esperienze fondamentale per la memoria collettiva della comunità. E in età avanzata narrare significa elaborare ciò che è stato». Inoltre, alla fine di ogni edizione viene organizzata una festa, «sempre molto partecipata e in cui vengono lette parti delle storie raccolte ed esposte foto di famiglia. È un momento molto emotivo per tutti i protagonisti del progetto», continua Gini.
Per quanto riguarda la formazione dei volontari, è un aspetto curato in varie fasi. «Innanzitutto, in accordo coi servizi sociali, elenchiamo i servizi messi a disposizione dal Comune in cui operiamo per anziani e caregiver - specifica la coordinatrice -. Successivamente, una psicologa spiega come si manifesta la solitudine e fornisce stimoli ai volontari che devono interagire con sconosciuti su fatti personali della loro vita. Infine, passiamo alla pratica, dando indicazioni su come raccogliere l’intervista. Il punto di partenza può essere una foto di famiglia. Allo stesso tempo, suggeriamo agli intervistatori alcuni argomenti per aiutarli a fare domande più specifiche e a indirizzare la conversazione. Una volta terminata la formazione, ai volontari viene affidata una persona disponibile a raccontare la propria storia. Viene fissato un incontro e, dopo l’intervista, viene redatto un testo e raccolte le foto».
E l’esperienza dei volontari com’è? «In molti casi hanno il timore di non essere in grado di affrontare l’incarico e di non riuscire a trasmettere ciò che vorrebbero - afferma Gini -. Non è facile entrare in confidenza con uno sconosciuto. Il segreto è fargli capire che qualsiasi racconto, anche il più semplice, può essere importante e merita di essere ascoltato». Tante volte, terminata l’iniziativa la relazione tra volontario e testimone prosegue. «Lo scopo ideale del progetto è questo, e la maggior parte dei feedback sono positivi, motivo per cui siamo molto orgogliosi», ammette la coordinatrice. Nell’edizione ravennate hanno partecipato anche due studentesse fuori sede: «Volevano conoscere meglio la città in cui si erano trasferite e, essendo lontane dai loro affetti, volevano interagire con persone in età avanzata, così da avere un ‘nonno adottivo’. Mi ha fatto molto piacere», spiega Gini.
Una storia simile è quella di Antonella Improta, volontaria di CittAttiva di origine napoletana: «Ho intrapreso l’attività nel 2024 con lo scopo di conoscere le tradizioni del posto in cui vivo, capire una cultura diversa e scoprire un pezzo di storia. Non c’era modo migliore di farlo insieme a persone più grandi di me da cui ho appreso tanto». E se all’inizio la barriera linguistica del dialetto poteva sembrare un problema, «l’ospite mi ha aiutato a superarla, e ancora oggi siamo in contatto», conclude Improta.