La recensione della serie Netflix: Stranger Things di Matt e Ros Duffer

Leonardo Nasolini - Il 1° gennaio 2026, con l’uscita del terzo e ultimo volume della quinta stagione, si è conclusa la serie tv Netflix che ci ha accompagnato e appassionato per 10 anni: Stranger Things. Una serie ideata dai Duffer Brothers, che inizialmente prevedeva solo una stagione nei piani dei fratelli registi, ma che grazie all’enorme successo, ha proseguito il cammino riuscendo sempre a trovare una nuova chiave narrativa per coinvolgere il pubblico. Le avventure dei bambini e ragazzi di Hawkins, cittadina in Indiana, iniziano una sera del 1983, quando quattro bambini, Will, Mike, Lucas e Dustin, giocano a Dungeons and Dragons, riuniti nel seminterrato della casa di Mike. Nel tornare alle loro abitazioni Will scompare misteriosamente. Gli amici si mobilitano nel tentativo di ritrovarlo, incontrando così, per caso, una bambina spaventatissima. Si chiama Undici, è dotata di poteri paranormali ed è appena fuggita da un laboratorio, dove il Dr. Brenner la sottoponeva dalla nascita a esperimenti per renderla un’arma per i suoi obiettivi. Mike la porta subito nel suo seminterrato, la protegge, riesce a farla parlare, cerca sempre di comprenderla, difenderla, nonostante i suoi amici non si fidino. Avventura dopo avventura, tutti scoprono i poteri di Undici, integrandola sempre più nel gruppo e lei mette le sue capacità straordinarie a disposizione, nella ricerca di Will e nei numerosi scontri con i mostri, provenienti dal Sottosopra, un regno extradimensionale. Alle tante peripezie partecipano anche altri personaggi più grandi come Jonathan, fratello di Will, Nancy, sorella di Mike, Joyce, madre di Will, lo sceriffo Hopper e Steve. Nella seconda stagione si unisce al gruppo anche la giovane Max. Nel corso della serie nuove sfide attendono i protagonisti che intanto crescono e formano un nucleo sempre più unito e numeroso, con la comparsa di nuovi personaggi in scena, che entreranno nel cuore dei fan. In tutte queste battaglie sempre più difficili, con la scoperta nella quarta stagione del mostro Vecna, che controlla tutto e agisce attaccando attraverso la mente, niente sarà come sembra e tutto ciò che si prevedeva, nella quinta stagione si rivelerà sbagliato e le verità verranno a galla. Uno degli aspetti che rende Stranger Things speciale è il mix di generi, tra fantascienza, avventura, dramma, romantico, giallo, horror e storia di formazione. Un grandissimo merito della serie è quello di essere riuscita a guadagnarsi un’audience che comprende tutte le fasce d’età. Una scelta geniale è stata quella di ambientare Stranger Things negli anni ‘80, con l’atmosfera di quel tempo e una grande presenza di citazioni cinematografiche e riferimenti a film cult come E.T. l’extraterrestre, I Goonies, Stand By Me, Ghostbusters,The Evil Dead (La casa), A Nightmare on Elm Street, La cosa e molti altri. Inoltre la colonna sonora, caratterizzata da canzoni degli anni ‘80, ha svolto un ruolo fondamentale nel decretare il successo della serie. Questi brani hanno poi riacquisito una nuova popolarità. Infatti la musica diventa il mezzo attraverso il quale ci possiamo salvare, proprio come succede a Max in una delle scene più epiche della serie, mentre affronta Vecna con, in sottofondo, Running up that hill di Kate Bush. I mostri da combattere nella serie non sono semplici creature fantascientifiche, ma molto di più. Essi diventano allegoria dei nostri spettri e traumi interiori, rimossi dalla nostra psiche. Il regno del Sottosopra diventa il ‘nostro sottosopra interiore’, che interferisce nella vita di tutti i giorni. Per questo amiamo Stranger Things, perché parla della vita, di tutti noi. Ogni personaggio ci dà insegnamenti preziosi, su come l’amicizia e l’amore possono superare ogni ostacolo, ci ricorda che possiamo sempre essere ciò che siamo davvero e non ciò che vogliono gli altri, e che per superare un trauma, freudianamente, dobbiamo farlo riemergere. I ricordi, non solo quelli belli ma anche quelli che ci fanno soffrire, diventano un’arma potentissima. Per i più grandi immergersi in Stranger Things è come tornare alla loro infanzia o giovinezza, attraverso la nostalgia degli anni ‘80. Per i più piccoli significa invece crescere insieme ai personaggi e vivere il passaggio dall’infanzia alla maggiore età. Ma in tutti i casi, al di là di un finale che ha diviso i fan, a farla da padrone e a costituire il fulcro della serie è l’emozione.