Una scuola italiana a Chicago, il sogno della ravennate Anna Maria Fantuzzi

Romagna | 15 Febbraio 2020 Mamma Mia!
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Silvia Manzani
«Quando si entra, sembra di essere in Italia. Non c’è solo la nostra lingua a fare da padrona, c’è anche la nostra cultura a permeare ambiente, metodi e relazioni». Anna Maria Fantuzzi, ravennate, è una delle fondatrici della scuola italiana «Enrico Fermi» di Chicago, dove si è trasferita nel 2002 insieme al marito, anche lui ravennate, e al figlio piccolo. Oggi che quel figlio ha 21 anni e due sorelle di 16 e 15, Anna Maria continua a seguire la scuola da vicino, sempre come volontaria, come ha fatto in tutto il periodo della progettazione e realizzazione: «Quando sono arrivata nell’Illinois, ero solita ritrovarmi con altre mamme per organizzare attività in italiano, anche se in maniera informale. Mi sono dunque accorta che una scuola, in effetti, mancava. Più avanti nel tempo, insieme ad altre cinque donne, è nata allora l’idea di dar vita a una vera e propria scuola, un’esigenza che secondo noi la comunità italiana di Chicago sentiva eccome». Nel settembre del 2016 la «Sief» ha ufficialmente aperto con sei bambini di tre anni: «Quest’anno gli iscritti sono 28, in settembre avremo le classiche tre classi per età delle scuole per l’infanzia, mentre nel 2021 contiamo di aprire la scuola primaria, sempre se riusciremo a trovare fondi e sostegno. L’idea è quella di arrivare, un giorno, a garantire anche le medie». Come Anna Maria e le altre fondatrici si aspettavano, non sono solo i bambini italiani a frequentare: «Il 60% dei nostri iscritti viene da famiglie americane che vedono nel bilinguismo un vantaggio per la crescita o da famiglie, magari provenienti dal Sudamerica, che vogliono fare imparare una terza lingua, l’italiano, ai figli. Del resto la letteratura è ormai unanime nell’affermare che l’esposizione a più lingue e più culture favorisca apertura mentale, flessibilità, elasticità, facilità nelle relazioni umane». Ma ci sono anche altre caratteristiche, alla «Enrico Fermi»: «Oltre al fatto che gli insegnanti sono di madrelingua italiana, seguiamo l’approccio di Reggio Emilia, che è uno dei metodi più innovativi ed efficaci con i bambini: credo che in Italia non sia conosciuto quanto meriterebbe. Negli Stati Uniti, invece, è molto stimato», Tra i capisaldi della scuola c’è anche il fatto di considerare fondamentale, a differenza delle altre scuole dell’infanzia americane, il momento del pasto: «Grazie alla sponsorizzazione di Eataly, i nostri bambini mangiano ogni giorno cibo italiano, dalla focaccia alla polenta, dalla pasta al pesce, restando a tavola insieme come momento di socialità. Non è così altrove, dove già da così piccoli i bimbi pranzano con quello che portano da casa, in modo veloce e individuale». Stretta a valori culturali solidi come quello del cibo, la scuola dell’infanzia italiana continua a sognare in grande: «Delle sei che hanno avuto l’idea, qui a Chicago siamo rimaste in tre, le altre si sono trasferite ma non manca chi continua a lavorare per la Sief a distanza. Speriamo che la comunità italiana insediata in città e l’Italia continuino a credere nel nostro progetto». 
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