Tecnodestre: la nomenclatura del nuovo ordine mondiale nell’era di Palantir

Romagna | 22 Giugno 2026 Blog Settesere
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Emma Albonetti - Ai primi del Novecento, i futuristi, profeti della controcultura, del feticcio della velocità e della rivoluzione della macchina, cui assistiamo nell’Antropocene digitale, si domandarono se l’uomo avrebbe superato se stesso, o se sarebbe soggiaciuto al dominio delle cose. Oggi, l’occidentale, che nella produzione delle cose si è sublimato tanto da rinunciare alla propria prerogativa sul pensiero intelligente, trova il suo manifesto in quella che rubrichiamo come Tecnodestra. Andrea Venanzoni, autore del saggio Tecnodestra. I nuovi paradigmi del potere, la presenta come esasperazione di un’ideologia pluridecennale, la cosiddetta Californian ideology della Silicon Valley, che ha trovato asilo politico nel neoconservatorismo americano. Pur sostenendo che non esista un’agenda politica del tech, ma solo una tensione al profitto, accompagnata da un conveniente trasformismo («Avremmo potuto parlare di una tecnosinistra con il governo democratico di Obama» afferma Venanzoni), il binomio destre-industria informatica trova un efficace riscontro nell’amministrazione Trump. La Tech-right è però una dimensione satellitare ed eterogenea, che coniuga filosofie misticheggianti e pretese quasi messianiche con l’ultraliberismo tecnologico. Dalla disgregazione del sodalizio tra Peter Thiel ed Elon Musk nella PayPal mafia, si è infatti assistito all’ascesa di attori del tech, dalle tendenze quanto più variegate, negli apparati statali. Gli anarcocapitalisti hanno riscoperto lo Stato non solo come mezzo di sopravvivenza, bensì come strumento per il compiersi di un processo tecnocratico sfrenato. Se Elon Musk, pur nel suo bipolarismo estroso, ha spettacolarizzato il proprio appoggio alla dottrina Maga e alle destre europee novecentesche (Afd in Germania e Fratelli d’Italia), chi dal retroscena dirige la pubblica amministrazione è il ben più defilato Peter Thiel. Imprenditore con una laurea in filosofia e un patrimonio netto di 28,9 miliardi, si è reso protagonista del settore tecnologico, che è la sovrastruttura ombra della politica americana. Nel 2003 partorisce Palantir Technologies, software che nasce per monitorare, controllare e reprimere, come testimonia il nome, fanaticamente riferito all’universo tolkieniano. A monte dell’azienda di Thiel c’è una filosofia apocalittico-religiosa, che paventa la venuta dell’Anticristo, inteso come l’annientamento dei valori occidentali. Thiel propone come freno a tale calamità un nuovo ordine mondiale, gerarchico e cristianocentrico. In questa complessa visione teologica della realtà, trova origine la retorica utilizzata da Trump con i suoi elettori. L’apparato politico ha inoltre imparato a sfruttare il nuovo ecosistema informativo generatosi, secondo Venanzoni, dal cambio degli algoritmi di Facebook del 2012, che ha agevolato la circolazione di informazioni distorte, inquinando pertanto il dibattito online. Questo schema comunicativo tipico delle piattaforme social sta però lentamente fagocitando anche i canali di informazione tradizionali: il giornalismo partecipativo professato da Musk, sotto il monito You are the media now, sconfessa la mediazione giornalistica che contestualizza i fatti, a favore di una proliferazione indiscriminata di contenuti, che gli utenti interpretano senza una cornice narrativa che li orienti. Governance e alta tecnologia si sono quindi resi interdipendenti, per garantire la sopravvivenza dell’impero americano durante la nuova era di deterrenza, non più basata sull’atomica ma sull’IA. Palantir, sorta come redentrice della sicurezza statunitense dopo l’esperienza delle Torri Gemelle, ha reso Pentagono, Cia, Fbi e forze armate sue clienti abituali e, ad oggi, il 65% dei redditi proviene proprio da contratti pubblici con enti impegnati nel militare. Il curriculum di Palantir contiene precedenti appetibili per le odierne esigenze belliche, quali l’omicidio Bin Laden nel 2011, primo di una sequela di leader chirurgicamente rimossi dal governo americano. Più di recente Thiel si è appunto accreditato il sequestro Maduro e l’assassinio Khamenei. Oltre a giocare a freccette con presidenti e guide supreme varie, il Grande Fratello americano si diletta anche nella caccia ai bersagli civili: dall’Immigration lifecycle operating system, che rintraccia gli immigrati irregolari poi espulsi dall’Ice, a Where Is Daddy?, servizio concesso dagli Usa all’alleato israeliano, per colpire espressamente le famiglie palestinesi nelle loro abitazioni, fino ai tomahawk sganciati sulle scuole elementari iraniane. Nel 2024 l’impresa antiterroristica ha ottenuto da Washington un appalto da 480 milioni di dollari sul progetto Maven, esteso alla Nato sotto l’entità del Maven smart system, un insieme di database e immagini satellitari che, attraverso calcoli di probabilità, individua gli obiettivi delle missioni omicide. Anche l’Europa è diventata quindi habitué dei programmi di sorveglianza americani, innescando un fenomeno di osmosi tra il personale di Europol (agenzia europea per la cooperazione tra le forze di polizia) e di Palantir. Pur mantenendo una facciata di normative e pretese morali, il Vecchio continente è infatti vincolato alle tecnologie d’oltreoceano, spesso profilate sotto surrogati ‘etici’ del mainstream tech, che si conformano alle restrizioni dell’Unione su antitrust e moderazione dei contenuti. L’ingordigia dell’imperialismo economico statunitense e l’escalation dei governi reazionari europei stanno però tentando di neutralizzare il ruolo moderatore di Bruxelles, dando il tana libera tutti all’ultra-liberismo in Occidente. Con l’Ue in scacco, per assicurare la sopravvivenza democratica si rende necessaria una tardiva emancipazione politica delle forze popolari sovrane dall’eminenza grigia degli Usa, che in Italia gode di una tradizione risalente alla Prima Repubblica. «Con il diritto internazionale in un cantuccio il lessico della norma è completamente perdente» sostiene Venanzoni, proponendo come rimedio alla passività dell’Europa un’incisiva politica di innovazione, che possa produrre un high tech paneuropeo etico, capace di garantire un’autonomia tecnologica competitiva.
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