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Salvataggio in mare post Covid, le coop: "Ci siamo adattati"

Romagna | 30 Giugno 2020 Cronaca
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Silvia Manzani
«I nostri marinai di salvataggio si sono sostanzialmente adattati: chiaro, come in tutte le situazioni c’è chi è più preciso e chi lo è meno. Ci tranquillizza il fatto che, diversamente da un’azienda, lavorano a 150 metri l’uno dall’altro». Danilo Piraccini, consigliere della Cooperativa bagnini di Cervia che anche quest’anno, per seguire la sicurezza dei 9 chilometri di spiaggia, ha assunto quasi ottanta bagnini di salvataggio, è sostanzialmente sereno rispetto alle nuove regole e alla loro applicazione: «Quest’anno il protocollo è davvero molto articolato. C’è l’obbligo dell’utilizzo delle mascherine a terra e degli igienizzanti e c’è la novità dell’inserimento di una valvola nel pallone ambu che ormai da vent’anni sostituisce la respirazione bocca a bocca. I nostri ragazzi per il momento ci sembrano diligenti. Chiaramente ci vuole flessibilità. Già è un paradosso il fatto che il turista possa stare sulla battigia e sotto l’ombrellone senza mascherina e il bagnino, una volta che scende dalla torretta, sia obbligato a indossarla. Non possiamo certo pretendere, con il caldo, che il marinaio la metta anche in torretta o se cammina a oltre un metro di distanza dalle persone. A volte è più un fatto di immagine, indossarla, che di sostanza». Al di là delle regole, molto stringenti, secondo Piraccini tutto sta nel buon senso e nella prudenza dei singoli: «Non esiste protezione alcuna se non c’è l’attenzione di ogni operatore». Per il resto, la regola generale per Cervia e Milano Marittima è che davanti a un pericolo, siano in tre a dover intervenire, due in mare e uno pronto a terra con il defibrillatore: «Chi è a terra e può dunque indossare la mascherina, se la persona è cosciente deve rimanere ad almeno un metro di distanza. Diverso il caso in cui la persona che era in acqua non lo sia». PIù tranquillo rispetto a qualche mese fa anche Maurizio Rustignoli, presidente della Cooperativa spiagge di Ravenna: «Nonostante i moltissimi punti interrogativi che fino all’ultimo hanno interessato anche il tema del salvataggio, devo dire che ora la situazione è più sotto controllo: i nostri circa cento marinai, dislocati nelle 75 torrette disseminate da Casal Borsetti a Lido di Savio, oltre ad essere preparati stanno svolgendo in queste settimane una sorta di formazione itinerante fatta di prove pratiche che servono a rispolverare un po’ le nuove modalità di intervento. I coordinatori si stanno spostando nelle varie località proprio per garantire tutto questo». Per Rustignoli non c’è stato un vero stravolgimento delle regole ma sicuramente qualche modifica nel modo di soccorrere le persone in difficoltà: «Prima di tutto quest’anno c’è un’attenzione maggiore verso l’incolumità dei marinai di salvataggio stessi, che sono tenuti a protetggersi, così come è prevista la sanificazione settimanale delle torrette. Poi c’è il ritorno all’utilizzo del pallone ambu, così come l’indicazione a usare più spesso il baywatch, il galleggiante che consente un soccorso più a distanza». Durante le visite mediche iniziali, ai bagnini di salvataggio sono stati anche effettuati i test sierologici, una scelta presa in autonomia dalla Coop Spiagge: «In assenza di indicazioni precise, che sono uscite a stagione già iniziata, abbiamo preferito mettere le mani avanti per essere sicuri che il personale godesse di buona salute, almeno rispetto al Covid.  Un punto fermo dal quale partire. Per il resto, i nostri ragazzi si sono adeguati, ci hanno preso la mano, hanno capito che è tutto più fattibile rispetto a quello che era stato paventato all’inizio. In loro vedo grande motivazione: è chiaro, si tratta di un lavoro e lo si fa anche per guadagnare e mantenersi. Ma nella maggior parte di loro vedo anche uno spirito più alto, un attaccamento che va ben oltre lo svolgimento del proprio compito. C’è davvero da essere orgogliosi, specie in un periodo particolare come quello che stiamo vivendo».
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