Riolo Terme, due versioni di «Ostrea» della Tenuta del Paguro rosato di Sangiovese affinato anche in Adriatico

Romagna | 05 Luglio 2026 Le vie del gusto
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Riccardo Isola - Dalla terra al mare e viceversa. È una linea invisibile quella che unisce i filari di Sangiovese sulle colline di Riolo Terme alle profondità dell’Adriatico ravennate. È lungo questo percorso, disegnato tra radici e fondali, che nasce Ostrea, il rosato di Tenuta Del Paguro. Un vino che porta dentro di sé il carattere della Romagna e la curiosità di chi ha scelto di guardare oltre i confini tradizionali della cantina. Un progetto nato da una domanda semplice: cosa può accadere quando il mare entra nella storia di un vino? La risposta arriva dal reef del Paguro, il relitto sommerso al largo della costa ravennate che dal 2008 è diventato il luogo dove Tenuta Del Paguro affida alcune delle proprie bottiglie a un affinamento all’inizio fuori dagli schemi. Non un gesto spettacolare fine a se stesso, ma un percorso studiato, dove temperatura costante, assenza di luce e pressione naturale diventano elementi di un’evoluzione lenta. Nell’estate in cui Ravenna celebra il proprio rapporto con il mare, Ostrea racconta un legame che va oltre il richiamo stagionale. È un rosato che nasce dalla collina e trova nel blu dell’Adriatico un secondo paesaggio. Un Sangiovese in purezza capace di unire identità romagnola e ricerca contemporanea, tradizione agricola e visione innovativa. La storia di Ostrea vive in due interpretazioni dello stesso vino, due momenti dello stesso viaggio. Da una parte Ostrea Rosato, la versione che conserva tutta la freschezza e l’immediatezza del vino giovane. Nel calice si presenta luminoso in cui si rispera piccoli frutti rossi e agrumi accompagnati da delicate sfumature floreali. Un sorso agile, sapido, equilibrato, che si adatta perfettamente alle giornate estive e trova la propria dimensione accanto alla cucina di mare. Dall’altra parte Ostrea in Fundo, la bottiglia che affronta il viaggio più affascinante. Dopo il percorso in cantina, il vino viene affidato per dodici mesi alle profondità del reef del Paguro, a circa trenta metri sotto il livello del mare. Qui il tempo scorre in modo diverso: la luce si attenua, la temperatura rimane stabile, l’ambiente marino accompagna lentamente la trasformazione. Il risultato è un rosato che non perde la propria anima originaria ma la arricchisce di nuove sfumature. Rimane fresco e riconoscibile, ma acquista maggiore profondità, complessità e una trama gustativa più ampia. È il dialogo fra natura e materia, fra ciò che nasce dalla vigna e ciò che il mare contribuisce a costruire. Alla base di tutto resta però la terra. Quella della Vena del Gesso Romagnola, dei suoli argillosi di medio impasto ricchi di calcare e potassio, delle vigne esposte a Sud-Ovest sulle colline di Mazzolano, a Riolo Terme. Il Sangiovese viene allevato a Guyot, con una cura che parte dalla vigna e arriva alla bottiglia attraverso una vinificazione precisa. Vendemmia manuale a inizio settembre, fermentazione in acciaio a temperatura controllata, affinamento e attenzione costante alla qualità. Tenuta Del Paguro ha costruito negli anni una propria identità proprio su questo equilibrio: rispetto della tradizione romagnola e capacità di sperimentare. Dal 2008 la cantina studia il rapporto fra mare e vino, trasformando il fondale dell’Adriatico in una naturale estensione della propria filosofia produttiva. Una ricerca che ha portato Ostrea a essere selezionato anche nella World’s Best Sommeliers’ Selection 2026, confermando l’interesse verso un progetto che unisce territorio e innovazione. Ostrea è quindi più di un rosato estivo. È un racconto di paesaggio, un viaggio dal profondo blu al sensuale rosa, dalle colline della Valle del Senio alle profondità marine. Un vino che dimostra come la modernità possa diventare un nuovo modo di raccontare una terra antica. Affidato al mare. Restituito unico.
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