Ravenna, La storia di Giuseppe, giocatore compulsivo: "I gruppi di auto aiuto mi hanno dato una nuova vita"

Romagna | 28 Febbraio 2021 Cronaca
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Federica Ferruzzi - «Per un giocatore compulsivo smettere di giocare significa riprendere in mano la propria vita, decidere in libertà del proprio tempo e dei propri soldi, senza dover dipendere da una vittoria o da una perdita». E’ questa l’analisi di Giuseppe, 55 anni, che dall’8 agosto del 2019 partecipa agli incontri organizzati dal gruppo dei Giocatori Anonimi di Ravenna, dopo una vita trascorsa sui tavoli da gioco. «Frequento la stanza da un anno e mezzo o poco più - racconta - giocavo da sempre. Da piccolo, quando i miei giocavano a carte, invece di stare con i coetanei mi mettevo a giocare con loro. All’inizio le cifre erano basse, poi sono diventate importanti». Ripensando agli anni trascorsi, Giuseppe spiega: «ci sono state due fasi, una dall’adolescenza fino ai 40 anni, in cui ho giocato principalmente a poker e ai giochi di carte. Da questa prima fase sono riuscito ad uscire da solo, mi ero mezzo rovinato e stavo rovinando anche chi mi era vicino. In quei momenti o scippi le vecchiette per strada o ti fermi, riconoscevo di essere al limite del fallimento e sono riuscito a smettere. Per alcuni anni ho mantenuto un gioco sociale, poi ho avuto una ricaduta negli ultimi 10. «La seconda fase non è stata segnata da cifre importanti, ma rispetto alla prima avevo molto più da perdere, sia in termini di affetti che di proprietà. Dovevo fare qualcosa, da solo avrei anche potuto farcela, ma mi accorgevo di essere a rischio. Nel frattempo mi sono documentato, sapevo che esistevano i giocatori anonimi e, ad un certo punto, preso dalla disperazione, ho trovato la forza di chiamarli». Una telefonata che ha aperto un mondo fatto di storie simili, persone che capivano la fatica e il disagio provato fino a quel momento. «Mi ero chiesto cosa facessero, pensavo ci fossero persone qualificate, in realtà ho trovato gente diversa per fasce di età, di reddito, per lavoro, ma che avevano in comune la stessa storia. Cambiavano i giochi, ma le storie erano simili: mi sono sentito da subito a casa. Chi ci è passato prima di te ti capisce al volo, la “stanza” manca a tutti». E di stanze Ravenna ne ha due: «io frequento quella del giovedì, che vede 15 persone di media». Come ricordato anche da Sandra, il Covid ha fermato l’attività al chiuso, ma le persone hanno continuato a frequentarsi. «Nel primo lockdown ci siamo sentiti via telefono, nel secondo ci siamo inventati una camminata che facciamo tutte le settimane rispettando tutti i presidi di sicurezza. C’è un bel seguito, è un’occasione per trovarci, passeggiare e mantenere vivo lo spirito del gruppo. La nostra forza è quella: ognuno vive l’astinenza, o la sobrietà, a modo suo, poi c’è chi ha bisogno perchè rischia la ricaduta». Ora gli occhi sono puntati al gioco on-line. «Più che per me,  in questa fase sono preoccupato per gli altri: il gioco on-line imperversa e lì i soldi non passano in mano, è tutto più subdolo, non ti rendi neanche conto di quello che butti via». 
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