Ravenna, la nuova vita di Atzori con i giovani dell’Azzurra: «Tutti i giorni sul campo ad insegnare il calcio»

Romagna | 12 Settembre 2026 Sport
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Luca Alberto Montanari
In via Zalamella, incastrato tra un circolo tennis e una palestra, non c’è solo un campo da calcio. Quel rettangolo, che colora di verde un’area residenziale che si sviluppa in orizzontale e anche in verticale, è stato per decenni un contenitore di sogni, di storie e di speranze. Chi, anche solo per un giorno, ha sognato di fare il calciatore, probabilmente sa di cosa stiamo parlando e su quel campo ha messo gli scarpini e rincorso il pallone e un sogno. Qualcuno, partito proprio da via Zalamella, ce l’ha pure fatta: da qui, a due passi dal mitologico parco Fagiolo, sono transitati Davide Ballardini e Nicola Tarroni, oggi due stimatissimi allenatori che hanno assaggiato Serie A e Serie B, mentre hanno mosso i primi passi lo sfortunato Gionata Mingozzi e altri ragazzi come Antonio Raimondo, autore di 4 gol nelle prime 3 giornate di Serie A con la maglia del Frosinone, o Matteo Prati, che ha scelto di ricominciare dalla Spagna, senza dimenticare Antonio Fiori, che è tornato a casa nel Cesena. La storica Azzurra (ex Azzurra Rinascita) ha concesso un’opportunità a migliaia di bambini o ragazzini non solo del quartiere, ma di tutta Ravenna, e da questa stagione riparte con una veste nuova e con le competenze di un ravennate ormai acquisito (vive in città da 30 anni), che ha fatto il percorso inverso: è diventato grande altrove, ha giocato e allenato nei campionati più importanti d’Italia ed ora ha scelto di ripartire dal basso. Anche Gianluca Atzori, classe 1971, sa che in via Zalamella c’è un posto speciale dove si può sognare non necessariamente da bambini, ma anche all’età di 55 anni. Nel nuovo progetto dell’Azzurra, diventata Azzurra Fc, in copertina c’è la rassicurante presenza dell’ex difensore del Ravenna, che racconta il suo cambio di vita.
Atzori, come è nata l’idea di abbandonare il calcio professionistico e di dedicarsi alla crescita di una società di quartiere e di centinaia di aspiranti calciatori?
«Per quanto mi riguarda, questa idea è nata innanzitutto dallo sconforto e dalla delusione che il professionismo mi ha dato. Un anno fa ho ricevuto tre proposte da altrettante società di Serie D italiane, ho fatto tre colloqui e ho chiesto di farmi sapere qualcosa, nel bene o nel male. Mi aspettavo un minimo di educazione e di rispetto. E invece non ho mai ricevuto alcuna risposta, neppure a un messaggio o a un audio su Whatsapp, regolarmente visualizzati o ascoltati. Ho provato a farmi nuovamente vivo, ma poi mi sono sentito umiliato da me stesso e mi sono detto che io non posso mica andare a pregare la gente. Da quel momento ho capito tante cose e ho preso una decisione. Il calcio è un mondo dove non esiste meritocrazia ma a volte neppure educazione. Io accetto il no, non la mancanza di educazione. Allora mi sono chiesto: cosa mi fa stare bene nel mondo del calcio? La risposta è stata semplice: continuare a stare sul campo. Per fortuna mi è stata data la possibilità di acquistare l’Azzurra assieme al presidente Bertaccini. Io sono azionista e ho scelto di investire. Starò in campo tutti i giorni con ragazzi giovani e questa, per me, è la cosa più bella. Non mi importa se passo dall’allenare calciatori professionisti a ragazzi di 15-16 anni ancora da formare. Io voglio stare in campo e insegnare a giocare a calcio. Sarò lì per loro, perché voglio dare una speranza a tutti. Sappiamo quanto sia difficile, ma concedere un sogno è bellissimo».
Quante squadre avete allestito per questa stagione?
«Ben 11 formazioni di diverse annate, dai meno giovani nati nel 2010 ai bimbi nati tra il 2020 e il 2021. La prima squadra per ora non c’è. Vogliamo partire dagli Allievi, che poi diventeranno Under 18 prima di passare alla Juniores. Terminati questi primi anni, verrà composta la prima squadra, che avrà almeno il 70 per cento dei ragazzi provenienti da queste annate».
Lei vive a Ravenna da ben 30 anni. Lo sa che via Zalamella non è un posto qualunque?
«Non conoscevo la storia dell’Azzurra e di questo posto speciale, ma ora l’ho imparato. So che era la società più ambita di Ravenna e per questo vogliamo dare il massimo della professionalità a tutti i ragazzi che sceglieranno di aderire al nostro progetto, Sappiamo che non saremo mai professionisti, ma saremo sempre professionali. Questa società è diventata un’azienda, abbiamo scelto di investire sulla struttura e sui campi, quindi per noi diventerà un vero e proprio lavoro. Vogliamo riportare l’Azzurra ad essere una delle società più ambite del settore dilettantistico di Ravenna e della provincia».
A proposito di campi, uno dei grandi «problemi» della società di via Zalamella è sempre stato di carattere logistico, soprattutto per l’usura del terreno di gioco durante l’inverno. Come vi organizzerete?
«Abbiamo affitato per 4 giorni alla settimana un campo sintetico a 8 di Porto Fuori e i palloni del circolo tennis Zalamella lì di fianco, poi abbiamo preso un campo a San Bartolo, che per 5 anni sarà nostro. In questo modo riusciremo a dare respiro ai due campi di via Zalamella, dove non possono stare 11 squadre. Poi giocheremo anche a San Romualdo».
Quanti iscritti avrete?
«Puntiamo ad arrivare a 260-270 bambini, tutti seguiti da staff qualificati».
Per lei, a livello personale, cosa significa questa nuova avventura?
«Per me è come tornare indietro, ma anche guardare avanti. Non ho mai sopportato gli allenatori che usavano i bambini per fare carriera. Io non ho bisogno di fare carriera, quindi andrà al campo solo per farli crescere. Non ho ambizione di tornare in A o in B, ma voglio divertirmi, stare sereno, insegnare e condividere con altre figure questa esperienza. Il calcio mi ha dato ma anche tolto tantissimo e oggi l’unica cosa che mi fa stare bene è il campo. Io voglio stare soltanto lì...».
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