Ravenna, i gruppi per i figli dei separati aprono agli adolescenti

Romagna | 25 Gennaio 2020 Mamma Mia!
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Silvia Manzani
«Il senso di colpa, il dispiacere, il desiderio di rivedere mamma e papà insieme». Sono queste le emozioni che più di frequente emergono nei gruppi di parola per bambini dai sei agli undici anni che due volte all’anno vengono organizzati dal Centro per le famiglie di Ravenna per i figli dei genitori separati.

«QUALCOSA SI SBLOCCA»
Un’esperienza ormai consolidata che secondo le mediatrici del Centro per le famiglie Patrizia Foschini e Monia Baldetti, che conducono i gruppi, nel tempo dà i suoi frutti: «Ci sono bambini che esternano di più e altri meno, come è normale che sia - spiega Foschini -. Ma quando capita di rivedere i genitori a fine percorso, ci viene spesso riportato che qualcosa si è sbloccato nei bambini, che c’è stata una sorta di elaborazione. Un ritorno che ci sprona a continuare su questa strada».

«RADDOPPIAMO I PERCORSI»
Dopo che, a metà febbraio, partirà un altro gruppo per la stessa fascia di età, dalla primavera l’esperienza verrà allargata ai pre-adolescenti e agli adolescenti: «Una fascia di età molto critica e delicata dove presumiamo ci sia un gran bisogno di sostegno. Certo, forse sarà meno facile agganciare i potenziali partecipanti ma crediamo valga la pena provarci». Anche in questo caso, i gruppi si svilupperanno nel corso di quattro incontri: «Con i bambini delle elementari proponiamo giochi, letture, attività di drammatizzazione. Con i più grandi, chiaramente, cambieremo approccio ma l’obiettivo rimarrà lo stesso: consentire loro di riuscire a esprimere sentimenti, vissuti e stati d’animo, che in una logica di gruppo a volte è più semplice perché si riesce a condividere di più e a mettere a fattor comune». Come per i bambini, anche per i ragazzi i gruppi accoglieranno un massimo di otto persone per consentire un lavoro e un confronto più efficaci: «A volte capita che siano i genitori che già seguiamo in mediazione familiare a iscrivere i figli ma c’è anche chi arriva tramite il libero accesso, perché magari è venuto a sapere di questo percorso dai giornali o su Internet. Spesso è un genitore, madre o padre che sia, a trascinare l’altro. In ogni caso, abbiamo bisogno del consenso di entrambi».
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