Ravenna, eolico offshore, l'ad di Agnes Bernabini: «Noi ci crediamo ancora, ma tempi lunghi, aspetteremo il prossimo governo»

Manuel Poletti - «Agnes crede ancora nell’eolico offshore, ma con ogni probabilità dovrà aspettare un altro governo per realizzare il progetto al largo di Ravenna. Non è colpa dell’Europa, come qualcuno dell’esecutivo Meloni vuol fare credere, ma solo del governo italiano che non fa le aste. Il tempo utile prima della fine della legislatura ci sarebbe ancora, in autunno ad esempio, ma manca la volontà politica. Dopo che Trump ha bocciato negli Stati Uniti l’eolico a mare, anche in Italia non si è più mosso nulla. In Usa però le aziende che avevano investito sono state rimborsate, da noi invece no».
Parla con franchezza Andrea Bernabini, amministratore delegato di Agnes, la società ravennate che ha promosso il mega progetto, sostenuto anche da partner nazionali, che aveva ottenuto la Valutazione d’impatto ambientale (Via) due anni fa (luglio 2024), ma poi l’iter è stato prima rallentato poi di fatto congelato dal governo italiano.
«Eravamo partiti da 1,7 miliardi di euro ed oggi siamo già oltre i 2 miliardi - sottolinea ancora Bernabini -. Se i tempi si allungheranno ancora anche i costi purtroppo si alzeranno, noi stiamo facendo pressioni, ma per ora non si è mosso nulla. Altre società in altre parti d’Italia stanno facendo dei ricorsi, noi aspettiamo di capire cosa succede fin dopo l’estate 2026, poi valuteremo. Peccato, perchè se ci facessero partire potremmo ancora finire i lavori entro il 2031 circa, con le pale eoliche fisse i cantieri sono più veloci. Noi siamo sicuri di aver fatto il progetto più competitivo d’Italia, ma se non fanno le aste siamo fermi».
Il progetto Agnes, che originariamente era co-finanziato con 70 milioni di euro di risorse provenienti dal Fondo Complementare al Pnrr (oggi a forte rischio), prevedeva un investimento complessivo nell’ordine dei 2 miliardi di euro, per installare nell’offshore ravennate due parchi eolici (denominati Romagna 1 e Romagna 2), rispettivamente posizionati a 10 e 12 miglia dalla costa, per 520 MW complessivi, a cui si aggiungeranno 100 MW tramite un impianto solare galleggiante. Una parte rilevante dell’energia rinnovabile prodotta dovrebbe essere immessa direttamente in rete, ma una quota sarà utilizzata per alimentare oltre 100 MW di elettrolisi (con impianti posizionati in minima parte offshore e in maggior misura a terra, in un’area già individuata nel porto di Ravenna) in grado di produrre, a pieno regime, fino a 4.000 tonnellate di idrogeno verde all’anno.
Sulla realizzazione di un grande parco eolico, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin «ci sta prendendo un pochino in giro». Lo ha sottolineato il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, nonché ex sindaco di Ravenna, ritornato sul congelamento del progetto del maxi parco eolico offshore di Ravenna in occasione dell’inaugurazione del festival ‘Deportibus’, svolto in città a fine maggio. Alla realizzazione di quell’infrastruttura, prosegue, «abbiamo dedicato tempo, energia e risorse, e ora è finito nel dimenticatoio». Il governatore ha ricordato gli interventi sulla rigassificazione portati avanti a «Ravenna, che ha continuato a essere un hub energetico anche negli anni in cui l’Italia si è dimenticata di lei: poi nel momento dell’emergenza è venuta a bussare alle porte di questa città, che ha risposto con senso delle istituzioni».