Progetto A: da Faenza a Dakar per le donne del Senegal con Cornacchia, Santandrea e Donati

Romagna | 22 Aprile 2026 Blog Settesere
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Alessandra Berlini - Con un paio di macchine, poca esperienza e tanta voglia di mettersi in gioco, tre amici sono partiti per un viaggio verso il Senegal per compiere la propria goliardica Parigi-Dakar. Così è iniziato Progetto A. Tutto è cominciato nell’estate del 2023, quando Marta Cornacchia, Francesco Santandrea e Nicola Donati, classe ‘95, hanno deciso di intraprendere un viaggio in pieno stile On the road. «Dopo aver viaggiato a lungo sostanzialmente per piacere -racconta Cornacchia, cofondatrice del progetto- eravamo alla ricerca di un’esperienza differente, che ci facesse condividere qualcosa di più profondo e solidale e ci unisse ancora di più. Abbiamo quindi deciso di concretizzare il nostro intento in questo viaggio progetto in Senegal. Nicola è ingegnere meccanico e si è occupato della preparazione delle auto nella propria officina e dell’assistenza tecnica durante il viaggio. In questo è stato aiutato da Francesco, che poi ha seguito la parte di comunicazione. Io mi occupo delle relazioni con le altre associazioni e della logistica. Il viaggio è stato un investimento, costando circa settemila euro a testa». Aiutati da un piccola cerchia di sostenitori, i tre ragazzi si sono autofinanziati il viaggio. «Mentre andavamo a Dakar -racconta- abbiamo deciso di donare le auto all’associazione Bambini nel Deserto e abbiamo conosciuto la realtà di Casa Bio, con cui abbiamo stretto un rapporto molto forte». Casa Bio è un centro di cooperazione internazionale gestito da Francesca Bove, trentaduenne napoletana con sperienza in questo campo, che offre formazioni in agroecologia nella Casamance, la zona più povera e più a sud del Senegal. «Abbiamo deciso di operare in questo paese per più motivi -spiega Cornacchia- la donazione delle auto ci ha legato molto all’organizzazione umanitaria Bambini nel Deserto, con sede a Modena e con missioni già aperte in Senegal. Poi, è stato più semplice creare progetti là anche grazie a Casa Bio, che opera proprio in questo paese. Durante il viaggio siamo passati anche attraverso la Mauritania e il Marocco, ma una è molto complicata da affrontare per chi non ha esperienza, mentre nell’altro non avevamo abbastanza agganci per poter lanciare il progetto». Dopo questo primo viaggio, sono partiti una seconda volta nel 2024, partecipando a un bando di cooperazione internazionale della regione Emilia-Romagna. I requisiti principali richiesti dalla commissione regionale erano la lotta alle disparità di genere, economica e sociale e la formazione legata all’agricoltura. «Abbiamo chiamato il nostro progetto Nio Far, che in wolof significa stare insieme. Ci sono trenta beneficiari, principalmente donne, che abitano in Casamance. Grazie a questo progetto, ricevono una formazione nei centri di Casa Bio e da Cospe, un’altra associazione con sede in Senegal. Viene insegnato loro come portare avanti le attività di agricoltura di base nei villaggi, dove la microeconomia è in mano alle donne. Queste, però, non hanno soldi per comprare l’attrezzatura per coltivare o conoscenze in imprenditorialità, per poter sviluppare dei progetti, di conseguenza siamo noi a occuparci delle loro necessità». Grazie al progetto Nio Far, che ha richiesto e ottenuto la certificazione biologica dei prodotti, Casa Bio è diventato una realtà specificatamente bio. Ora possono creare l’etichetta del proprio prodotto, registrarlo presso la camera di Commercio in Senegal in Casamance e commercializzarlo. Le principali beneficiarie del progetto sono state le donne, che usano la struttura come appoggio. In Senegal, infatti, il ruolo delle donne è centrale. «Gli uomini -racconta Cornacchia- tendono ad andarsene a cercare fortuna in Italia o in Spagna, per mandare i soldi alle famiglie. Altrimenti, proprio come cultura, non lavorano. Alcuni hanno botteghe o alimentari con prodotti importati. Alcuni sono falegnami, altri lavorano il ferro, ma principalmente chi fa girare i soldi sono le donne». La rete sociale creata da Casa Bio permette a chi lo desidera e a chi lo necessita di entrare a far parte del centro. In Italia Progetto A è sostenuto da quindici soci e la curiosità attorno a l l ’ i n i ziativa sta crescendo di anno in anno. Per sensibilizzare le persone in merito a quanto è stato fatto in Senegal, Progetto A si è impegnato soprattutto nell’organizzazione di una mostra fotografica itinerante, che sta girando in regione. Ha poi organizzato, all’interno del progetto Nio Far, webinar formativi in francese e in italiano con ospiti italiani e senegalesi e ha pubblicato video di documentazione social. «Siamo ancora minuscoli -sottolinea Cornacchia- e operiamo principalmente a Faenza e Castel Bolognese». Finora tutti gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti con successo. Attualmente non ci sono progetti in vista, ma è nei sogni dei ragazzi di Progetto A quello di andare a operare in Asia.
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