Prodotti, sagre, eventi, strutture, esperienze caratterizzano il faentino e ravennate raccontando il buono

Romagna | 01 Maggio 2026 Le vie del gusto
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Riccardo Isola - Tra Faenza e Ravenna la Romagna si svela in tutta la sua autenticità attraverso i sensi. Qui c’è una terra dove il gusto diventa esperienza diretta e il cibo racconta storie. Visitare le aziende agricole, le cantine, le fattorie didattiche o il frantoio di Brisighella significa entrare in contatto con prodotti di eccellenza come l’Olio Brisighella Dop, scoprire vini locali che trovano nel Sangiovese, Albana, Trebbiano, Burson il loro pedigree enoico, lasciandosi conquistare dai sapori genuini di formaggi, salumi e piatti della tradizione. L’enoteca territoriale è ricca e variegata in stili e sfumature che dal giallo vira al rosso più profondo e dalla leggiadria delle bollicine arriva alle carezze tanniche o zuccherine. Preparare la piadina o i cappelletti a mano diventa un rito e ogni gesto ricorda la memoria di chi ha saputo trasformare ingredienti semplici in eccellenze riconosciute. Il Museo all’aperto dell’Olio di Brisighella racconta l’intero ciclo dell’olivo, dalle cure della pianta alla spremitura, fino alla vendita del prodotto, mentre Oriolo e la sua Torre accolgono sagre, feste paesane e rievocazioni storiche che animano il parco circostante, tra musica, balli e canti tradizionali. Casola Valsenio celebra invece erbe aromatiche e frutti dimenticati. Il Giardino delle Erbe, insieme a iniziative come la Giornata della Lavanda o Erbe in Fiore, invita a scoprire piante officinali e varietà antiche, mentre ristoranti e gelaterie reinterpretano questi ingredienti in piatti e dessert sorprendenti, legando memoria e innovazione. La Romagna faentina e ravennate offre anche panorami che parlano di gusto. Dove una Panchina Gigante di Brisighella domina le vigne della Cantina Casadio, tra calanchi e filari, invitando a fermarsi a osservare la terra che genera prodotti unici. Le feste e le sagre celebrano ingredienti locali, dal Brazadèl d’la Cros di Castel Bolognese ai sabadoni di Solarolo, dal formaggio stanco di Brisighella al carciofo moretto, fino a squacquerone, agnellone, castrato e vitellone Igp, senza dimenticare cachi, melagrane, pinoli, asparagi di pineta, il cardo dolce di Cervia e il sale artigianale, componendo un paniere ricco e variegato. Agriturismi, ristoranti, enoteche e osterie contribuiscono a dare voce a questo patrimonio. Grazie alla loro capacità di scrivere veri racconti a tavola, della tradizione ne acquistano la grammatica e, nella contemporaneità, ne definiscono la sintassi, trasformando ogni piatto in un’esperienza che unisce storia, territorio e creatività. Anche la riviera ha il suo ruolo, offrendo il pesce azzurro dell’Adriatico, le cozze di Cervia e Marina di Ravenna e le ostriche. Un mosaico di sapori, di stagionalità, di esperienze che completano una vera opera d’arte di sapori tra mare e terra. Biodiversità, marketing mirato, consapevolezza e azzardo chiudono i capitoli di un romanzo chiamato «la buona Romagna».

I prodotti a denominazione
In Emilia-Romagna si contano, grazie al recente riconoscimento dell’Erbazzone reggiano, 75 produzioni Dop e Igp (agroalimentare e vino assieme), il primato nazionale, con un valore complessivo della Dop Economy pari a 3,9 miliardi di euro. Le produzioni alimentari valgono 3,5 miliardi (88,5%), mentre il vino a Indicazione geografica raggiunge i 455 milioni di euro (11,5%). Nel complesso l’agroalimentare regionale genera circa 37 miliardi di euro, con oltre 10 miliardi di export nei primi nove mesi del 2025, pari a quasi il 18% dell’export agroalimentare italiano. Sul territorio operano oltre 53mila imprese agricole e agroalimentari, di cui circa 4.500 dell’industria alimentare.

Turismo delle Dop nel rapporto della Fondazione Qualivita
Non è solo una questione di classifiche, ma di visione territoriale: l’Emilia-Romagna continua a interpretare il turismo enogastronomico come un sistema integrato, dove prodotto, paesaggio e comunità costruiscono un’esperienza coerente e riconoscibile. È in questa chiave che si inserisce il terzo posto nazionale nel Turismo Dop, attestato per il 2025 dal secondo Rapporto realizzato da Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia, con il supporto del Masaf. Il dato, di per sé significativo, assume un peso specifico maggiore se letto nella traiettoria di crescita che la regione sta consolidando anno dopo anno. Nel 2025 le attività di Turismo Dop in Emilia-Romagna sono salite a 88 (erano 81 nel 2024), coinvolgendo 63 prodotti Dop e Igp e 29 Consorzi di tutela su 36 riconosciuti, oltre a una rete dinamica di realtà in via di riconoscimento. Numeri che restituiscono la dimensione di un ecosistema maturo, capace di generare valore diffuso. A fare la differenza, ancora una volta, è la capacità dei Consorzi di assumere un ruolo che va oltre la tutela: diventano veri registi territoriali. In Emilia-Romagna, la governance del turismo enogastronomico è già strutturata attorno a una regia condivisa tra istituzioni, filiere produttive e soggetti promotori. Il modello regionale si distingue per una forte vocazione esperienziale. Il cuore pulsante resta quello degli eventi: sagre, feste e degustazioni rappresentano il primo punto di contatto tra visitatore e prodotto, ma anche un’occasione di narrazione autentica dei territori. Accanto a questo, si consolida un’infrastruttura culturale e turistica fatta di Strade dei vini e dei sapori e di una rete di musei del gusto che trasformano la visita in conoscenza, approfondimento, memoria. Non è un caso che proprio dal rapporto emerga con forza il valore percepito dai visitatori. Nella prima indagine dedicata ai turisti Dop, il 76% riconosce nei Consorzi un presidio di autenticità, mentre il 63% indica nelle degustazioni la principale motivazione di partecipazione. Ancora più rilevante è il dato legato all’apprendimento: oltre la metà dei visitatori dichiara di aver acquisito nuove conoscenze su prodotto, metodo produttivo e cultura locale. Un passaggio chiave, perché sposta il turismo enogastronomico da consumo a consapevolezza. Nel contesto nazionale, dove Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia guidano la classifica, emerge con chiarezza un paradigma comune: la forza delle filiere Dop e Igp, l’attrattività turistica consolidata e la presenza di Consorzi strutturati. Ma è nella capacità di tenere insieme questi elementi che l’Emilia-Romagna continua a giocare un ruolo da protagonista. Qui la Dop economy non è solo un asset economico, ma una leva culturale e identitaria. L’intreccio tra agricoltura, turismo e produzioni certificate genera un modello virtuoso che rafforza i territori, crea occupazione e risponde a una domanda sempre più orientata verso esperienze autentiche, sostenibili e radicate. In un’Italia dove il Turismo Dop cresce in 16 regioni su 20, con 667 attività censite nel 2025 e un incremento significativo degli eventi, l’Emilia-Romagna si conferma dunque laboratorio avanzato. Un luogo dove il cibo non è solo destinazione, ma linguaggio. E dove il viaggio, sempre più spesso, comincia da un sapore. (r.iso.)
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