Prezzi del grano in picchiata: flash mob al Porto di Ravenna con centinaia di produttori di Cia contro le distorsioni del mercato cerealicolo

Romagna | 15 Giugno 2026 Economia
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"Basta attacchi al nostro grano!"I dati parlano chiaro: oggi produrre grano in Italia non è più economicamente sostenibile. È questo il messaggio lanciato da Cia Romagna in occasione del flash mob con centinaia di produttori organizzato questa mattina al porto di Ravenna da Cia–Agricoltori Italiani per denunciare il crollo dei prezzi riconosciuti ai cerealicoltori.

“I dati Ismea ci dicono chiaramente che oggi i costi di produzione del grano sono superiori ai prezzi di vendita – afferma il presidente di Cia Romagna Lorenzo Falcioni –. Dobbiamo far capire ai cittadini che questa non è una battaglia di categoria: se gli agricoltori continuano a produrre in perdita, smetteranno di coltivare grano. E senza il grano italiano non ci saranno più anche molte eccellenze che rappresentano la nostra identità alimentare”.

Il grano resta la coltura vegetale più diffusa nel nostro Paese, ma il suo valore economico è sempre più condizionato dalle dinamiche dei mercati internazionali e dagli equilibri geopolitici. “Quando ho iniziato a fare l’agricoltore – prosegue Falcioni – c’erano produzioni che rappresentavano dei pilastri per le aziende agricole. Con il grano non si guadagnava molto, ma almeno non si perdeva. Oggi non è più così. Stiamo mettendo in discussione uno dei pilastri fondamentali dell’agricoltura italiana”.

Secondo Falcioni, il problema riguarda anche la distribuzione del valore lungo la filiera. “Negli ultimi dieci anni il prezzo della pasta è aumentato sensibilmente, mentre il grano continua a essere pagato come quarant’anni fa. L’agricoltore è diventato l’anello più debole della catena e continua a sopportare costi crescenti senza vedere riconosciuto il proprio lavoro”.

Per il presidente di Cia Romagna il rischio concreto è l’abbandono delle coltivazioni. “Siamo arrivati al paradosso per cui, in alcuni casi, è più conveniente lasciare un terreno incolto che produrre in perdita. È un’affermazione forte, ma corrisponde alla realtà. Se non si interviene, il settore cerealicolo rischia di seguire la stessa parabola vissuta da altre produzioni agricole, progressivamente ridimensionate per la mancanza di redditività”.

La situazione è ancora più critica nelle aree interne, dove i costi di produzione possono essere superiori del 30% e le rese inferiori anche del 40-50% rispetto alle zone di pianura. “Se vengono meno le produzioni agricole del territorio – conclude Falcioni – vengono messe in discussione anche le Dop, le Igp e l’intero patrimonio agroalimentare che da quelle produzioni dipende”.

Nel corso dell’iniziativa è intervenuto anche il presidente di Cia Emilia-Romagna Lorenzo Catellani, che ha ricordato come il prezzo del grano tenero sia sostanzialmente fermo ai livelli degli anni Settanta nonostante il miglioramento della qualità e della sostenibilità delle produzioni.

Cia chiede inoltre maggiori controlli sul grano importato dall’estero. “Ogni carico che arriva nei porti italiani deve rispettare gli stessi standard qualitativi, sanitari e ambientali richiesti ai nostri produttori - afferma Catellani -. Servono controlli più efficaci e parametri rigorosi a tutela dei consumatori e delle imprese agricole italiane”.

L’organizzazione agricola ribadisce infine la necessità di contrastare le pratiche commerciali sleali, regolamentare il fenomeno delle vendite sottocosto e valorizzare il grano nazionale attraverso politiche che garantiscano una più equa distribuzione del valore lungo la filiera.

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