Pinarella, omicidio Nicola Musiani: anche l'ex compagno di scuola Enrico Brizzi lo ricorda sui social

Proseguono le indagini per dare un nome agli guzzini che, la sera del 18 luglio, hanno aggredito con violenza il 54enne Nicola Musiani lasciandolo esanime in un parcheggio di Pinarella doveve viveva sul suo camper e dove è stato trovato da una pattuglia dei carabinieri la mattina del 19. L'uomo è, purtroppo, deceduto la sera del 21 luglio al Bufalini dove era ricoverato in condizioni disperate. La Procura sta coordinando le indagini dei carabinieri e si ipotizza possa essere stato aggredito da un gruppo di almeno 5 persone che lo conosceva e che sapeva dove trovarlo: è, infatti, stato sorpreso nel sonno, portato fuori dal camper e massacrato di botte. In oltre 300, tra amici e conoscenti, si sono dati appuntamento nel parcheggio qualche giorno dopo il decesso per ricordarlo ed abbracciare il padre Giorgio che vive in un camper a fianco al suo.
Sui social gli amici, profondamente scossi dall'accaduto l'hanno voluto ricordare con un pensiero. Tra questi anche lo scrittore Enrico Brizzi, suo ex compagno di scuola: "Nicola era un vecchio compagno delle scuole medie. Nicola aveva patito abbastanza e non meritava odio. Nicola l’hanno ammazzato in un luogo che amo. Quattro o cinque contro uno. Infierendo su di lui quando era già a terra, i grandi uomini. Che i suoi aguzzini siano italiani o stranieri, minorenni o maggiorenni cambia poco. Resta il dolore, resta il disprezzo per chi ritiene onorevole un'aggressione di gruppo. Del dispiacere e della speranza che trovi giustizia inutile dire. Se ripenso a quando eravamo ragazzi, figli delle stesse strade e satelliti delle medesime costellazioni, mi auguro solo che trovi finalmente pace, luce e musica. Ciao Freak".
Un altro amico l'ha voluto salutare così. "Sei mai stato Pinarella di Cervia? È un posto adorabile. Un piccolo paradiso estivo: appena tre chilometri di pineta attaccati al mare. Un posto tranquillo dove non succede mai un cazzo. E va benissimo così. Perché in vacanza puoi anche concederti il lusso della noia. Puoi sognare una vita fatta di alberghi due stelle a conduzione familiare, mezza pensione, mini club, il mercatino il mercoledì e i burattini il lunedì sera. Il mare costantemente Bandiera blu. Le famiglie. I bambini. Le piadine. Pinarella è così: quattro mesi di ombrelloni e il resto dell'anno di serrande abbassate. Di parcheggi vuoti. Di gente silenziosa. Che si conosce per nome. Che sa tutto di tutti. C'è Antonio, il figlio del salumiere. C'è Anna, la vedova ottantenne. C'è Maria, la farmacista. E c'è Nicola. Il "pazzo". Perché in questi paesini c'è sempre uno come Nicola. Che vive in un parcheggio. Che non ha molti soldi. Ma a cui in qualche modo tutti vogliono bene. Nicola, aveva 54 anni, e in paese lo chiamavano ancora "il ragazzo". In un matto De Andrè cantava "Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesce ad esprimerlo con le parole" Ecco, Nicola non era quel tipo di matto. Era impossibile non conoscerlo: girava in bici con una cassa a tutto volume che sentivi arrivare da cento metri, un pupazzo di Tom legato alla spalla, e ti attaccava bottone anche se avevi fretta. Sabato notte, in quel parcheggio , sono arrivati in cinque. Cinque contro un uomo che già faceva fatica a reggersi in piedi. Lo hanno massacrato di botte. Gli hanno spaccato la testa, gli hanno fracassato il torace. Lo hanno picchiato mentre sorrideva. Lo hanno picchiato mentre aveva paura. Lo hanno picchiato mentre piangeva. Lo hanno ammazzato mentre implorava basta. Poi se ne sono andati. Tranquilli, come in una qualsiasi serata tra amici . È morto quattro giorni dopo. Il funerale l'ha pagato il Comune, perché suo padre non aveva i soldi. Al saluto si sono presentate trecento persone, con un fiore in mano ciascuna. Trecento. E nemmeno una telecamera. Nessuna prima serata, nessuna fiaccolata a Roma, nessun ministro sul posto, nessun corteo, nessun hashtag. Un uomo ammazzato di botte da cinque persone, cinque ragazzini e la macchina dell'indignazione nazionale non si è accesa nemmeno per sbaglio. Perché in Italia il lutto pubblico funziona a tessera. Se la vittima appartiene a una categoria riconosciuta, la sua morte diventa una causa: piazze, dirette, dichiarazioni, minuti di silenzio. Se non appartiene a niente, resta cronaca locale e finisce lì. Nicola non era niente. Era un povero cristo fragile che dormiva in un camper. E i fragili in questo Paese non hanno una lobby, non hanno un corteo, non hanno un colore da mettersi addosso. Hanno solo un numero, che nessuno legge. L'anno scorso in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Più di una al giorno, per il sesto anno di fila. Malori, malattie mai curate, pestaggi. Quattrocentoquattordici funerali, e tu non ne hai sentito nemmeno uno. Perché chi muore così non è italiano, non è straniero, non è nessuno. È solo un numero in un registro. Perfettamente nella media. Perfettamente in silenzio".