Marino Bartoletti racconta il suo rapporto con i social network, presentando il suo libro a Cervia

Romagna | 12 Agosto 2019 Cultura
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Elena Nencini

Mai dire mai, si potrebbe dire. Lo sa bene un personaggio eclettico come il giornalista sportivo Marino Bartoletti che qualche anno fa aveva sentenziato: «non aprirò mai una pagina Facebook» e quest’anno invece presenta, a Cervia, la spiaggia ama il libro, (martedì 13 agosto, ore 21.30, viale Ravenna a Milano Marittima), la terza puntata di Bar toletti 3. Così ho sedotto book (ed. Minerva). Lui che sul social più in voga raccoglie più di 64mila «like» e ha oltre 13mila followers. Bartoletti è uno dei più apprezzati giornalisti sportivi italiani, ha diretto il Guerin Sportivo e ha condotto La domenica sportiva, Processo del lunedì, Pressing e ha ideato Quelli che il calcio.
Come è nata l’idea di scrivere questi tre libri?
«Quasi tre anni fa, a causa dell’età avanzata, dovevo allenarmi alla contemporaneità e mi sono iscritto su book. Il primo libro è stato un avvicinamento e poi la pagina è esplosa con milioni di visualizzazioni, e così l’editore di Minerva mi ha detto “Il libro lo hai già scritto ndo i post quotidiani”».
Di cosa si parla al Bar Toletti?
«Si parla di tutto ciò di cui si parla al bar, un bar dove l’oste sono io. C’è la quotidianeità, la società, ma anche la politica, lo sport rappresenta solo un 30%. Ma ci sono anche ricordi personali, recuperando il pudore per la festa della donna ho postato una foto di mia mamma. Ho un alto pensiero delle donne perché penso che se non ci fosse stata lei non ci sarei nemmeno io».
Come ha sedotto Facebook?
«Non è presunzione, ma molte persone mi dicono che ho imposto uno stile, fatto di civiltà, di buone maniere, di ironia, evitando il peggio di book. Meno male ho creato una tribù che si adegua al mio modo di fare e poi è nata una cosa inedita, il mio Bar Toletti. Così molte persone si aspettano il libro, una sorta di almanacco di quello che è stato scritto su book».
Chi è la bella signora in copertina, disegnata da Matitaccia?
«Mi assomiglia molto. È un alter ego di cui mi onoro perché penso che le donne sono molto migliori degli uomini, anche se questa mi assomiglia troppo. Ho pensato che era un modo per rendere omaggio alle donne che mi seguono con passione».
Perché book è meglio del bar reale?
«No, non è così. Facebook è buono solo quando assomiglia a un bar reale, dove non ci si nasconde, ma si discute, si litiga, ci si confronta sempre faccia a faccia e poi si fa pace. Quando book assomiglia a questo bar e non ci si nasconde dietro il virtuale, l’anonimato, allora funziona. Ecco più assomiglia a un bar meglio è. Rinnovo il concetto di lealtà perché dietro le chiacchiere da bar c’è lealtà. Non c’è rissa, non c’è inganno, non si fanno pettegolezzi e quelli che urlano non trovano la voce. No, non si spacciano parole a vanvera, qui si raccontano storie. Pensi che qualcuno mi chiama signor Toletti».
Il suo rapporto con Cervia quando nasce?
«Credo di essere venuto la prima volta a 5 anni, un ricordo lontanissimo e, la nostalgia potrebbe fregarmi, mi ricordo una Cervia bellissima: c’erano ancora le dune, le barche a vela. Vengo a Cervia e Milano Marittima da almeno 65 anni e questo la dice lunga sulla mia età».
Negli ultimi mesi si è parlato molto di sport in rosa: si consoliderà anche in seguito oppure no?
«Proseguirà a gonfie vele il successo delle donne. Anche perché è la parte migliore dello sport in azzurro, le donne hanno tirato la barca anche nei momenti di difficoltà: lo sci, il tennis, la pallavolo, il nuoto. Adesso non ci sono solo gli uomini, è un trend molto consolidato».
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