Quasi due industrie romagnole su tre si attendono un rallentamento dell’attività per il prossimo trimestre, a causa delle incertezze internazionali e del loro impatto su logistica, costi delle materie prime e internazionalizzazione, anche se tale rallentamento è previsto in modo rilevantemente diverso in funzione alla durata dei conflitti in corso.
È quanto emerge da un’indagine condotta a metà aprile su un campione di imprese associate dal Centro Studi di Confindustria Romagna, allo scopo di valutare l’impatto del conflitto in Medio Oriente sui costi energetici e sulle attività di import/export delle industrie del territorio.
“Dopo una chiusura positiva del 2025, con un consolidamento trainato dall’export, il nuovo conflitto in Medio Oriente e il blocco delle principali rotte di transito marittimo hanno provocato tensioni sui mercati energetici e delle materie prime, con un aumento dei costi di petrolio, gas e input produttivi – spiega il presidente, Mario Riciputi - L’impatto maggiore riguarderà i comparti energivori e le catene logistiche, più integrate nelle filiere globali e orientate all’export, con il rischio di un rallentamento della produzione e di una perdita di competitività se le tensioni dovessero protrarsi”.
Il report, che sarà poi aggregato ai dati delle altre territoriali del sistema a livello regionale, mira anche a stimare le possibili ricadute nel breve periodo, fotografando le esigenze delle industrie romagnole e consentendo di misurarne orientamenti e aspettative.
A questo si aggiunge una simulazione curata da Confindustria Emilia-Romagna dell’incremento delle bollette energetiche 2026 ai medesimi consumi del 2024, che stima un maggior costo di luce e gas per le tre province romagnole di 92 milioni di euro: “Questa situazione rende ancora più urgente non solo l’adozione di provvedimenti mirati, ma l’attuazione di politiche industriali strutturali per la produzione dell’energia e in favore del sistema delle connessioni infrastrutturali, come i positivi provvedimenti assunti recentemente dalla Regione” aggiunge il presidente Mario Riciputi.
La rilevazione periodica sulla base associativa sull’andamento del secondo semestre 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024, aveva indicato una fase di consolidamento più che una semplice ripresa, evidenziando una crescita della produzione (+2,6%) e del fatturato totale (+3,2%), una dinamica sostenuta in modo deciso dall’export: il fatturato estero era cresciuto del 5,9%, mentre il mercato interno era rimasto sostanzialmente stabile (-0,5%).
Nel secondo semestre 2025 l’apertura internazionale ha dunque rappresentato il vero motore della congiuntura romagnola. Con una quota export media del 38,3% del fatturato, il sistema produttivo mostrava una struttura fortemente integrata nei mercati globali.
Il quadro di occupazione (+3,5) e ordini rafforzava questa lettura, le aspettative per il primo semestre 2026 erano prudenti ma orientate alla tenuta: il 61,3% prevedeva una stabilità della produzione.
Aggiornamento a seguito della nuova crisi del Golfo
Con lo scoppio di una nuova guerra, si è reso necessario un aggiornamento di dati e previsioni, condotto tra il 7 e il 10 aprile.
- Il conflitto in Iran ha impatti diversificati sui costi degli approvvigionamenti: per le materie prime energetiche il 40% dichiara un aumento dei costi moderato (inferiore al 10%) il 17% un aumento significativo (tra il 10% e il 20%) e il 24% un aumento molto significativo (superiore al 20%). Per le altre materie prime il 32% ha avuto un aumento moderato, il 20% un aumento significativo e il 18% un aumento molto significativo. Per quanto riguarda la logistica e i trasporti, il 38% rileva un aumento moderato, il 32% un aumento significativo e il 16% un aumento molto significativo.
- È stato inoltre chiesto se l’aumento dei costi operativi di energia, materie prime e trasporti stia influenzando i margini di profitto: il 58% dichiara di sì in modo gestibile, il 14% sì in modo critico, il 28% non ancora.
- La situazione geopolitica e gli aumenti dei costi non hanno ancora portato a una programmazione di diversificazione dei mercati di approvvigionamento e destinazione per la quasi totalità dei rispondenti. Nel medio periodo, il 15% prevede di modificare i mercati di approvvigionamento e il 7% i mercati di destinazione.
- Le aspettative per il prossimo trimestre mostrano tuttavia una diffusa preoccupazione: il 60% dei rispondenti prevede un rallentamento dell’attività, seppure di un’intensità differenziata in funzione alla durata dei conflitti, mentre il 38% ritiene che l’impatto sarà nullo o trascurabile. I mercati azionari e finanziari, evidenziando un andamento positivo, sembrano in ogni caso scommettere su una rapida conclusione dei conflitti.