L'allarme di Confcommercio Ravenna: «Entro il 2035 rischiamo un'ulteriore perdita del 30,9% di negozi, un collasso»

Romagna | 28 Gennaio 2026 Economia
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Allerta a Ravenna per la situazione del commercio. Dallo studio della Confcommercio emerge che negli ultimi dodici anni il tessuto italiano ha subito una contrazione profonda: più di 140mila attività al dettaglio, tra negozi e ambulanti, hanno cessato l'attività. Il fenomeno è particolarmente visibile nei centri storici e nei piccoli comuni, dove la perdita di imprese incide non solo sull'economia locale ma anche sulla vivibilità degli spazi urbani. Un ulteriore elemento critico riguarda i circa 105mila locali commerciali oggi sfitti, un quarto dei quali inutilizzati da oltre un anno. Il medesimo studio, valutato dalla Giunta di Presidenza di Confcommercio Ravenna, evidenza che, senza interventi concreti e politiche adeguate, il Comune di Ravenna rischia entro il 2035 una ulteriore perdita del -30,9% dei negozi, collocandosi tra le peggiori città d’Italia per chiusura di attività commerciali. Un dato drammatico, superato solo da Ancona (-38,3%) e Trieste (-31,1%).
Il territorio ravennate non può permettersi un’ulteriore contrazione del -30,9% della rete commerciale: sarebbe una vera e propria catastrofe economica, sociale e in termini di sicurezza urbana. Uno studio Nomisma evidenzia come i cittadini considerino le attività di vicinato fondamentali: per il supporto alla vita sociale (84%); per mantenere vivi i centri urbani (81%); per il loro impatto sociale positivo (72%). Nelle frazioni del Comune, la perdita dell’ultimo forno, dell’ultimo negozio di alimentari o dell’unico punto vendita di giornali avrebbe conseguenze gravissime, soprattutto per le persone anziane, che trovano nel commercio di prossimità un presidio di socialità insostituibile. Ancora più preoccupante è il legame diretto tra desertificazione commerciale e aumento della microcriminalità.
Dove si spengono le vetrine, avanzano degrado e insicurezza, anche in pieno centro. Le recenti vicende avvenute nell’area della stazione e in zona Duomo ne sono un chiaro esempio. Senza una rete commerciale attiva, garantire la sicurezza diventa molto più difficile e molti episodi non vengono nemmeno denunciati per timore di ritorsioni. Come Associazione abbiamo già chiesto al Prefetto di affrontare congiuntamente queste situazioni di degrado.
A ciò si aggiungono scelte sulla mobilità adottate negli anni passati: l’interruzione degli assi di attraversamento della città, l’aumento delle Ztl e la mancata realizzazione di una rete adeguata di parcheggi, anche multipiano, in grado di garantire un accesso agevole al centro storico.
A questo quadro si somma la recente decisione di aumentare il costo della sosta nelle aree adiacenti al centro, dove ormai tutti i parcheggi sono a pagamento. Una scelta che, in un contesto di aumenti generalizzati dei prezzi, dovuti alle tensioni geopolitiche e all’incremento di tariffe e tasse pubbliche, avrà un impatto pesante sulle attività del centro storico.
 Non possono essere trascurati i fattori determinanti di questa situazione che riassumiamo: la concorrenza dell’on-line alla quale non tutti gli imprenditori sembrano preparati a contrastare con efficaci proposte; le crescenti difficoltà di accesso alle attività, dovute a piani del traffico sempre più stringenti; la scarsità di parcheggi gratuiti e l’alto costo di quelli adiacenti il centro; l’assenza di una strategia strutturale per favorire il ricambio generazionale e incentivare, in modo realmente sburocratizzato, le nuove aperture nelle aree più fragili; il costo degli affitti commerciali, in costante aumento, che genera incertezza e scoraggia chi vorrebbe investire. In questo contesto, una revisione del Pums in senso ancora più restrittivo, unita alla mancanza di una circonvallazione scorrevole in grado di alleggerire il traffico urbano, rischierebbe di dare il colpo di grazia al commercio e alle attività imprenditoriali cittadine, aggravando ulteriormente una situazione già critica.
Basta ricordare che nel solo centro storico, lo scorso anno, hanno chiuso oltre 25 attività, tra cui quelle della famiglia Perdinzani, storico riferimento di questa associazione. Parallelamente si assiste con sempre maggiore frequenza all’apertura di bazar, alimentari e attività di servizio non autoctone, con il rischio di un progressivo abbassamento della qualità dell’offerta commerciale nel cuore della città, che rappresenta anche la vetrina turistica di Ravenna e come tale dovrebbe essere tutelata e valorizzata da apposite delibere di Giunta Municipale.
 
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