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Il nuovo saggio di Eraldo Baldini studia le antiche osservazioni del cielo

Romagna | 11 Ottobre 2020 Cultura
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Federico Savini
«Come sempre cerco di dare delle risposte, alla luce delle conoscenze di oggi, su quello che ci spaventava nel passato. Ma lascio anche ai lettori un bel campionario di domande che rimangono inevase». E’ il mistero, in ultima istanza, la direttrice di tutto il lavoro di Eraldo Baldini, decenni di ricerche che hanno stimolato la fantasia del romanziere; così come l’inesausto rovistare da speleologo tra le fonti che informa da tempo anche il lavoro dell’antropologo. Ed è proprio un nuovo saggio la pubblicazione con cui Baldini si riaffaccia sugli scaffali delle librerie dopo i primi mesi della pandemia. Quel che vedevano in cielo. Comete, «prodigi», oggetti volanti nelle cronache e testimonianze dall’Antichità alla fine del XVII secolo (con particolare riguardo all’area romagnola ed emiliana) (Il Ponte Vecchio) è la nuova indagine di Baldini sulle radici del fantasticare dei romagnoli, che questa volta si volge al cielo e quei «presagi» che fino ad epoca relativamente recente gli uomini pensavano di poter scorgere nell’osservazione del cielo.
A questo giro colpisce in particolare il minuziosissimo lavoro compiuto sulle fonti; Baldini infatti mette in fila una precisa raccolta di osservazioni storiche su comete, eclissi, aurore, «travi di fuoco», «draghi fluttuanti», strani oggetti volanti e piogge di sangue (che scopriamo tipicissime del ravennate, specie in epoca imperiale) che hanno influenzato non solo l’immaginario, ma anche il concreto agire e finanche le risoluzioni strategico-politiche dei romagnoli e non solo. Questo fino al secolo del lumi, ma già nel 1572 le osservazioni sui nuovi astri di Ticho Brahe cominciano ad incrinare la millenaria teoria aristotelica sul cielo immutabile al di sopra della Luna. In calce al volume, merita la menzione il contributo di Andrea Casadio su «Fuochi fatui e globi misteriosi nei cieli romagnoli fra 1815 e 1816».
«L’argomento di questo saggio è particolare - spiega Baldini -, perché in effetti non esisteva un repertorio di notizie tutte legate alle osservazioni del cielo, legato peraltro ai lutare dell’atteggiamento di chi guardava il cielo in cerca di auspici.
La minuzia è la cosa che colpisce. C’è praticamente un calendario delle osservazioni…
«Questo perché le annotazioni sono tantissime. Il novero delle fonti che ho consultato per questo libro non è difforme da quello affrontato mentre scrivevo di epidemie e terremoti. Ci lavoro da 40 anni e ho schedato e catalogato ogni cosa per argomento, in modo da poter fare poi degli studi trasversali tra le fonti».
Dunque, le osservazioni del cielo erano considerate rilevanti quasi quanto i fatti concreti?
«Sì, veniva data grande importanza non solo alle osservazioni ma ai presunti significati di ogni fenomeno. Erano considerati presagi su cui si costruivano elucubrazioni e strumentalizzazioni politiche, spesso contro gli avversari. Fino all’età moderna l’astrologo e l’astronomo di corte erano praticamente la stessa figura e l’osservazione del cielo era spasmodica. Anche nelle cronache delle città le osservazioni del cielo hanno grande spazio. Sulle comete, in particolare, c’è una trattatistica infinita, con la documentazione delle vecchie comete e i loro significati».
Scrutare il cielo si configura come una specie di disciplina, ma i cambiamenti più rilevanti nei secoli quando ci sono?
«I cambiamenti veri, nella mentalità, sono quelli esclusi dal libro! In pratica, è con il secolo dei Lumi che le cose cambiano sul serio. Per in modo decrescente, fino all’età moderna permane una fenomenologia dell’interpretazione del cielo. Diciamo che, affrontando il ‘700, il mio libro sarebbe sconfinato nell’astronomia, che non è il mio campo».
E’ però vero che questo saggio permette di guardare da una particolare angolazione la storia della scienza. Oggi ne siamo immersi, ma la superstizione è tutt’altro che sparita. Cosa prevale?
«Sono fortissime entrambe le pulsioni. L’orizzonte delle scoperte scientifiche è incredibilmente ampio rispetto al passato, grazie anche alle possibilità della tecnologia, e se è vero che oggi una cometa e un’eclisse non spaventano nessuno, è altrettanto vero che la costante del mistero, nel cuore dell’uomo, rimane. Gli avvistamenti degli Ufo ci sono da sempre e, di qualsiasi natura sia il fenomeno, la risposta non è mai del tutto esaustiva e cambia a seconda dell’epoca. In questo libro cerco naturalmente di dare tante risposte agli interrogativi del passato, ma devo constatare che rimangono tante osservazioni che non siamo in grado di spiegare. I progressi della scienza sono enormi, ma c’è sempre un grande campionario di domande che restano inevase».
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