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Faenza, Rita e Maria Rosa, le anime da oltre 20 anni della ludoteca, sono in pensione: "Ma il servizio deve rimanere"

Romagna | 06 Aprile 2021 Cronaca
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Fabrizia Montanari - Bambini che non vanno a scuola e non possono stare insieme a causa di un’emergenza sanitaria che è divenuta emergenza educativa; se ne parla tanto da un anno a questa parte e insegnanti, pedagogisti, psicologi, genitori discutono, manifestano e cercano soluzioni per ricreare, laddove possibile, la normalità della socializzazione e dell’educazione condivisa. A Faenza, prima del Covid esisteva una realtà consolidata da ben 23 anni che univa i bambini di età scolare, elementari e medie, in uno spazio di gioco e condivisione, la ludoteca comunale, ospitata in alcune ampie sale aperte sul giardino interno del Palazzo delle Esposizioni in corso Mazzini. Univa, perché oggi questo servizio non c’è più: le educatrici che nel ‘97 hanno dato vita a questa realtà, la brisighellese Rita Capirossi e la faentina di origini milanesi Maria Rosa Sbarufatti sono infatti andate in pensione, rispettivamente a marzo 2021 e ottobre 2020, così come Elena Zaccheroni, collaboratrice scolastica addetta all’accoglienza e la pandemia ha fatto il resto, rendendo di fatto impossibile l’aggregazione dei bambini in quegli ambienti. La nascita della ludoteca faentina è un esempio di come, con determinazione e volontà, si riesca in poco tempo, pur senza tralasciare le adeguate competenze, a realizzare qualcosa di bello e funzionale e che questa non sia solo retorica lo dimostra la grande partecipazione alle attività dei faentini piccoli e grandi fino alla sua chiusura: è il 1997 quando l’iniziativa «Il Piacere di Leggere» a cura della Biblioteca Manfrediana riscuote un tale successo grazie ai laboratori di gioco e creatività che si pensa di farne un servizio permanente e l’amministrazione chiama Capirossi e Sbarufatti, allora insegnanti della scuola dell’infanzia, per il coordinamento.
«Siccome era necessaria una formazione specifica - spiega Rita Capirossi - per due mesi io e Margherita abbiamo viaggiato in lungo e in largo soprattutto nel nord Italia dove le ludoteche erano già una realtà significativa, soprattutto a Torino che, a sua volta, si ispirava a modelli austriaci e poi, a novembre 97, abbiamo iniziato l’attività nei locali del Palazzo delle Esposizioni, facendo conoscere il nuovo servizio con il volantinaggio nelle scuole».
Il servizio in quei primi anni com’era regolato?
«Fin da subito abbiamo diviso i bambini piccoli 3-7 anni, accompagnati da un adulto, da quelli più grandi 8-14, viste le diverse esigenze educative e di gioco, mettendo loro a disposizione quattro pomeriggi settimanali (2 per ciascun gruppo) ed essendo i locali molto ampi, abbiamo potuto realizzare una sala per giochi da tavolo, una per giochi in movimento e una per laboratori ed allestimenti, aggiungendo di volta in volta tavoli e attrezzature per i giochi individuali e guidati. La mattina invece l’abbiamo riservata alle scuole, soprattutto elementari, su prenotazione».
Come è stata accolta la ludoteca?
«Fin da subito con grande entusiasmo, l’affluenza in tutti questi anni è stata sempre enorme, abbiamo avuto pomeriggi in cui fra bimbi ed accompagnatori adulti siamo arrivati a 120-140 presenze, anche se poi abbiamo dovuto regolamentare gli ingressi perché il limite massimo, per la capienza delle sale, era 99».
Avete svolto attività anche con gli adulti?
«Si, i primi anni abbiamo proposto laboratori serali di hobbystica, batik, creazione di oggetti in vetro, candele, ecc, ma per noi significava iniziare la nostra giornata lavorativa alle 7 del mattino e a volte finire verso l’una di notte,…un po’ troppo per le nostre forze e così ci siamo concentrate solo sulle attività giornaliere coi bambini».
L’estate scorsa, pur con gli strascichi della prima ondata di pandemia, siete comunque riuscite ad organizzare un piccolo Cre estivo.
«Si, molto ridotto, potevamo garantire il distanziamento visti gli spazi interni ed esterni, ma pur essendo presenti pochi bambini tra 8 e 11 anni, è stata un’esperienza molto valida per via della relazione intensa creatasi tra di loro, che ha portato a belle amicizie, tanto che si era pensato di riproporla anche la prossima estate, ma per il momento è tutto in stand-by, così come le attrezzature e i materiali, coperti da grandi teloni».
Quali momenti ricordate con più affetto in questi 23 anni?
«Gli allestimenti tematici, l’Antica Roma ad esempio, con l’utilizzo di costumi e messe in scena di aspetti concreti della vita dei Romani come il mercato, che alcuni ragazzi, oggi cresciuti, ancora ricordano e ne parlano se mi incontrano per strada e questo mi fa un enorme piacere; poi le parole dei bambini, sempre sorprendenti; le confidenze degli adulti, inibiti magari nei luoghi istituzionali, che trovavano invece qui l’accoglienza necessaria ad aprirsi e raccontare vicissitudini personali. Poi tantissimi altri momenti, tra cui la scoperta di un vero talento della matematica, una ragazzina che a scuola non aveva la sufficienza, mentre qui, giocando in libertà, è riuscita a risolvere un gioco di probabilità con brillanti intuizioni logiche».
Visto l’interesse e le potenzialità, la ludoteca faentina avrà un futuro dunque?
«Io me lo auguro davvero e vorrei dire all’amministrazione comunale che, a volte, un servizio che a prima vista non sembra così necessario, può rivelarsi invece fondamentale, perché in un contesto informale come quello creatosi in questi anni in ludoteca, sono emerse grandi potenzialità. Il gioco è e resta sempre, a tutte le età, un forte motore di creatività e sviluppo della persona nella sua interezza».  
 
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