Faenza, la presidente di Ente Ceramica Elvira Keller: «Saremo tutti coinvolti per Argillà, c’è grande fermento nelle Botteghe»

Riccardo Isola - Faenza e la ceramica hanno un rapporto antico e quotidiano, fatto di mani che impastano, torni che girano, forni che cuociono e idee che, dalla materia informe, diventano oggetti, opere, forme tridimensionali. Per questo la città delle ceramiche non può prescindere da Argillà Italia, la manifestazione che ogni due anni porta il mondo della ceramica internazionale nel cuore della città. Attorno ad Argillà si muove una comunità ampia e articolata, nella quale Ente Ceramica svolge un ruolo importante di rappresentanza, coordinamento e promozione. E il dato forse più interessante riguarda proprio la vitalità: accanto ai nomi consolidati crescono nuove generazioni di ceramisti, aumentano le botteghe, nascono studi e giovani formati attraverso i percorsi dedicati all’artigianato artistico. Ad Argillà, Faenza non si presenta come capitale della ceramica, ma come fucina futura. Ne parliamo con Elvira Keller, presidente di Ente Ceramica Faenza.
Che cosa rappresenta Argillà per i ceramisti faentini?
«È un appuntamento fondamentale. A prima vista può sembrare che Ente Ceramica, come associazione, non partecipi direttamente, ma in realtà tutti i nostri ceramisti sono coinvolti: praticamente ognuno ha il proprio stand. Chi non espone, perché magari è un artista, un docente o svolge un’attività diversa, partecipa con mostre, workshop o altri progetti. Siamo tutti impegnati».
Qual è il ruolo di Ente Ceramica?
«Nel nostro piccolo cerchiamo di accompagnare la manifestazione anche con iniziative che coinvolgono la comunità. Una delle più importanti è quella delle ciotole. Ogni due anni chiediamo ai partecipanti ad Argillà di regalarci una ciotola. Le raccogliamo e poi le utilizziamo per una raccolta fondi a scopo benefico, attraverso una lotteria. In primavera organizziamo la Cena delle ciotole: le opere vengono esposte e, attraverso i biglietti estratti, ciascuno può scegliere la propria».
Argillà è anche un momento di incontro tra i ceramisti?
«Aì. Anche quest’anno abbiamo cercato di contribuire a rendere più piacevole la cena del venerdì dedicata agli espositori. Abbiamo pensato a un allestimento semplice, quasi da picnic, oltre alla musica. È un momento informale ma importante, perché permette ai ceramisti di stare insieme».
Oltre agli stand, quanto è importante il programma collaterale?
«Moltissimo. Tanti ceramisti organizzano mostre nei propri laboratori o in altri spazi. Io stessa, insieme a un collega artista visivo, ho allestito una mostra al Novecento. Ma gli esempi sarebbero davvero tanti. Argillà diventa un’occasione per far vivere la ceramica in tutta Faenza».
In questi anni sono nate anche nuove botteghe?
«Sì, e questo è un segnale molto positivo. Negli ultimi anni hanno aperto diversi nuovi studi. Penso, per esempio, a Paola Laghi, che ha creato una nuova bottega, oppure ai Pantu, che si sono spostati in una nuova sede. E soprattutto vediamo molti giovani, anche provenienti dai percorsi IFTS, che dopo la formazione scelgono di rimanere, aprire un proprio studio o entrare in altre botteghe».
Quindi esiste un vero ricambio generazionale?
«Sì. C’è un circolo di energie nuove che continua ad alimentare l’artigianato artistico ceramico. È ancora un settore molto attrattivo. E questo non riguarda soltanto Faenza: oggi la ceramica sta vivendo una stagione di grande attenzione».
Perché secondo lei?
«Perché sta cambiando il modo di considerare l’artigianato artistico. Per troppo tempo alcune forme di artigianato sono state considerate quasi un’arte minore. Oggi il paradigma è cambiato. Lo dimostrano anche le grandi manifestazioni d’arte contemporanea, come la Biennale di Venezia, dove la ceramica è sempre più presente. E lo stesso vale per il vetro, il pellame e tante altre lavorazioni. Si sta comprendendo che queste competenze rappresentano un patrimonio culturale straordinario e che, se non vengono trasmesse, rischiano di scomparire. Faenza, in questo senso, dimostra che la tradizione può ancora essere materia viva, capace di generare nuove professionalità e nuove forme d’arte».