Faenza, il Mei fucina di talenti, dai Maneskin a Brunori Sas, gli artisti che hanno iniziato al Meeting delle Etichette Indipendenti

Prima dei grandi palchi, dei dischi di successo e dell’Ariston, per molti c’è stato anche il Mei. In trent’anni il Meeting delle Etichette indipendenti di Faenza ha intercettato artisti destinati a diventare protagonisti della musica italiana, quando ancora il loro nome non era necessariamente conosciuto dal grande pubblico. «Oltre a Daniele Silvestri, che già al primo Mei aveva il suo stand - ricorda Giordano Sangiorgi, ideatore del Mei -, qui i Måneskin hanno realizzato il loro primo esordio fuori da Roma, Ermal Meta e Diodato hanno iniziato la loro carriera, e artisti come Lucio Corsi, Colapesce & Dimartino e Brunori Sas sono stati premiati prima dei loro successi nazionali». Proprio i riconoscimenti ricevuti hanno contribuito negli anni a costruire la reputazione del Mei come luogo di scouting. La Targa Mei, nata per valorizzare il miglior artista indipendente, ha accompagnato alcuni dei nomi più interessanti della scena italiana, premiando tra gli altri Colapesce & Dimartino, Brunori Sas, Baustelle e Afterhours. E c’è un dato che assume un significato particolare: Ermal Meta, Diodato e i Måneskin, tutti passati dal Mei, sono poi arrivati alla vittoria del Festival di Sanremo. «Le Targhe Mei hanno sempre saputo guardare avanti - sottolinea Sangiorgi -. È l’unico festival in Italia ad aver lanciato tre futuri vincitori di Sanremo». Tra le storie che Sangiorgi ricorda con più affetto c’è quella di Lucio Corsi, «premiato dal Mei nel 2017 per il suo album d’esordio, quando era ancora un nome di nicchia. Anni dopo sarebbe arrivato il successo nazionale, fino al secondo posto a Sanremo nel 2025». Una parabola che racconta bene la vocazione del Mei: «Non soltanto fotografare la musica indipendente del presente, ma provare a riconoscerne in anticipo i protagonisti di domani».