Faenza, «Il Fuoco» in scena il 26 e 27 al teatro dei Cappuccini: dal 2013 a oggi, la storia di una compagnia cresciuta sul palco e dietro le quinte

Michela Ricci - Ci sono compagnie teatrali che nascono a tavolino, tra i banchi di scuola o dentro un’associazione. E poi ce ne sono altre che prendono vita quasi per gioco, finendo per accompagnare passo dopo passo la crescita dei propri fondatori. È la storia de «Il Fuoco», realtà amatoriale faentina nata nel 2013 dall’intuizione di un gruppo di ragazzini che vedeva i propri genitori recitare sul palco del teatro dei Cappuccini. Avevano appena 11 anni. Oggi sono giovani adulti e quel teatro, bellissimo e vissuto, lo sentono più che mai come casa.
LA RINASCITA DOPO LO STOP
Con il passare del tempo, quella che era una semplice passione infantile si è trasformata in un progetto più strutturato. Pur mantenendo un’impronta amatoriale e riunendo persone che nella vita quotidiana seguono percorsi diversi, la compagnia ha iniziato a specializzarsi. Dopo l’ultimo spettacolo a fine 2019, la pandemia ha però congelato ogni attività, lasciando il teatro dei Cappuccini in una lunga fase di attesa. La vera svolta è arrivata tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024: conservando il nome originale, la formazione si è riorganizzata con un logo rinnovato, volti nuovi e il ritorno in scena con una versione rivisitata del «Sogno di una notte di mezza estate». L’arrivo del nuovo parroco e un importante intervento di ristrutturazione nel 2025 hanno fatto il resto, restituendo al gruppo la sua storica dimora. Nel frattempo, i ragazzi di allora si sono scoperti adulti, prendendo in mano la gestione completa di ciò che un tempo facevano i loro genitori. «Siamo cresciuti e ora tocca a noi - spiega Matto Foschini, regista e tra i fondatori del gruppo -. Oggi siamo una ventina di persone, tutte tra i 18 e i 29 anni».
DAL PALCO ALLA FORMAZIONE
Dopo il ritorno sulle scene, la compagnia non si è più fermata. Il prossimo appuntamento è in programma sabato 26 alle 20.30 e domenica 27 alle 15.30 proprio ai Cappuccini con «L’Ispettore generale» di Nikolaj Gogol. Scoperta per caso da Foschini, «la commedia è stata riadattata alle esigenze della troupe e del pubblico dal regista e sceneggiatore Claudio Piancastelli». Ma la stagione de «Il Fuoco» non si esaurirà con le repliche di Gogol. A metà novembre prenderà il via una ricca offerta formativa aperta anche al pubblico esterno: il 14 e 15 novembre si terrà un seminario sulla respirazione e sull’uso della voce con l’attore bolognese Matteo Belli, seguito dal laboratorio sul Metodo Meisner (20-22 novembre e 4-6 dicembre) curato dalla giovane attrice ravennate Asia Galeotti. Spazio poi alle nuove generazioni: «A breve partirà un percorso per i bambini delle elementari e delle medie guidato da Piancastelli e da alcuni ragazzi della compagnia. Culminerà il 19 e 20 dicembre con uno spettacolo dedicato a San Francesco negli 800 anni dalla morte».
L’AMICIZIA COME COLLANTE
Mentre già s’intravede all’orizzonte anche il nuovo spettacolo che andrà in scena in primavera, a fare da collante rimane l’amicizia profonda cresciuta in questi anni tra cene, condivisione e vita fuori dal palco. «La base di tutto è il legame tra noi, insieme a una passione sfrenata per la recitazione - conclude Foschini -. Il teatro è uno spazio di libertà e di sfogo, un modo per staccare la spina. Claudio Piancastelli ci ha insegnato fin da bambini che il nostro obiettivo principale è uno solo: emozionare. Saliamo sul palco per far ridere o riflettere, ma soprattutto per lasciare un ricordo positivo. Recitare è la mia passione più grande: ti permette di vivere tante vite rimanendo te stesso, ti costringe a uscire dalla comfort zone e azzera ogni timidezza. Quando sei lì sopra hai un potere comunicativo immenso».