"Facevo il poliziotto in Brasile, ora insegno capoeira a Ravenna"

Romagna | 08 Febbraio 2020 Mappamondo
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Silvia Manzani
Era arrivato a Perugia da Campinas per un evento di capoeira, nel 1999, Benedito Ovidio Da Silva Pereira. L’anno dopo, senza averlo messo in conto prima, viveva già a Ravenna. Conosciuto come Mestre Dito, presidente dell’associazione sportiva dilettantistica «Italia chiama Brasil», il 54enne brasiliano è da molti anni un punto di riferimento per chi vuole imparare l’arte marziale nata dagli schiavi africani delle piantagioni: «Nel mio Paese la capoeiera è ovunque, nelle scuole e nelle strade. Quando mi sono trasferito in Italia ho davvero fatto una scelta radicale: ho lasciato il mio lavoro come poliziotto per fare l’insegnante di capoeira, che nel 2000 non era certo conosciuta e diffusa quanto oggi. Dopo aver lavorato come bagnino in alcuni stabilimenti balneari come il Mosquito e lo Zanzibar di Marina di Ravenna, ho iniziato a insegnare a tempo pieno. Tutt’oggi è il mio principale lavoro. Mio figlio, che ha 34 anni, fa il mio stesso mestiere a Palermo». Dopo aver girato per diverse palestre, è nata l’idea dell’associazione, che in tutta Italia aiuta e segue chi tiene i corsi di capoeira: «Io, a Ravenna, insegno agli adulti al Centurione Klan, alle Bassette, e ai bambini al Move it. Ma ormai vivo in macchina, visto che tengo corsi ben oltre la provincia. Nella vita non avrei mai pensato di trasformare la mia passione in un lavoro, invece eccomi qua». A casa di Mestre Dito, quasi tutti praticavano la capoeira: «I miei due fratelli, così come le mie due sorelle e i miei cugini. Ce l’ho nel sangue e nel Dna, non potrebbe essere altrimenti. E mi ha salvata anche in un momento molto critico, nel quale ho avuto un importante problema alla schiena per il quale sono stato operato. Se non fossi stato allenato con la capoeira, probabilmente oggi sarei su una sedia a rotelle. Invece, dopo sei mesi di stop che sono stati per me difficilissimi, ai limiti della depressione, la capoeira mi ha aiutato anche nella riabilitazione e nel recupero». A dimostrazione che sia uno sport per tutti, qualche anno fa il 53enne ha tenuto corsi per anziani con la Uisp, scoprendo quanto divertimento era in grado di portare: «Alle persone piace perché è un gioco. Nei corsi non impariamo solo le tecniche ma costruiamo anche gli strumenti e ci inventiamo la musica. È un’arte marziale diversa dalle altre e adatta a tutti: per i bambini assomiglia di più alla ginnastica artistica con i salti e le capriole, per gli adulti assume altri significati. C’è, addirittura, chi viene solo perché vuole imparare a realizzare il berimbau, l’agogo, il caxixi e l’atabaque, strumenti fatti con materiali che si trovano in natura». Ogni anno, come in questi giorni, Mestre Dito torna in Brasile, dove ha una scuola di capoeira: «Non mi sono ancora stancato di insegnare»
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