Emilia Caricasulo: "Rifarei mille volte l'indirizzo musicale alle medie"

Romagna | 12 Gennaio 2020 Mamma Mia!
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Silvia Manzani
«È un indirizzo che senza dubbio sceglierei anche oggi, mi ha dato moltissimo». Emilia Caricasulo, ravennate, al primo anno di Scienze biologiche a Ferrara, ha iniziato a prendere lezioni di pianoforte quando aveva solo sette anni. La passione per la musica, che nel tempo si è sempre più spostata verso il canto, non l’ha portata ad avere troppi dubbi rispetto alla scelta del musicale, dopo le elementari: «Mi piaceva l’idea di potere suonare in una orchestra, di portare avanti anche a scuola l’amore per la musica e di stare in una classe di ragazzi motivati». L’audizione per essere ammessa alla Don Minzoni di Ravenna, Emilia, se la ricorda ancora oggi: «Feci un pezzo al piano e cantai una canzone con molti acuti. La voce mi tremava per l’ansia ma arrivai comunque seconda. Quelli delle medie sono stati, poi, tre anni bellissimi. Chiaro che il piano, nell’orchestra di noi studenti, non era troppo visibile rispetto ad altri strumenti come il sax, la tromba, il flauto traverso. Noi pianisti, non a caso, spesso ci ritrovavamo a suonare i piatti, lo xilofono, le percussioni. Esperienze di cui ho fatto tesoro». In parallelo, e soprattutto dopo la fine delle medie, Emilia ha continuato a studiare canto e piano privatamente: «Ho anche iniziato a scrivere qualche pezzo mio, uno sono riuscita a registrarlo insieme al produttore Loris Ceroni, che mi ha consigliato di riprendere in mano lo studio del canto con Emanuela Cortesi, che ha fatto la corista anche per Laura Pausini, Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Con lei e insieme al liceo musicale di Forlì stiamo lavorando a un progetto d’insieme che sfocerà, a giugno, in uno spettacolo tratto da “Il re leone”. Vorrei anche riprendere a cantare dal vivo: tempo fa ho fatto alcune date con un chitarrista, ora sono alla ricerca di una nuova figura che mi accompagni». Insomma, il musicale qualche traccia l’ha lasciata: «Musicalmente, è stato un periodo davvero costruttivo. Ma credo che mi abbia segnata in positivo anche su altri fronti: eravamo una classe molto avanti in tutte le materie, il livello culturale degli insegnanti era davvero alto».
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