Da Cervia a Cambridge, l’associazione «Grazia Deledda» il 25 e 26 al convegno internazionale dedicato alla scrittrice nel centenario del Nobel per la Letteratura

Alessia Arcolaci - Ci sono storie che partono da un luogo e finiscono molto lontano. Quella di Grazia Deledda a Cervia, questa settimana, arriva fino a Cambridge. Venerdì 25 e sabato 26 settembre la prestigiosa università ospita «Grazie Deledda's Waves. Networks, Memories and Legacies 100 years after the Nobel Prize», convegno internazionale dedicato alla scrittrice sarda nel centenario del Nobel per la Letteratura. Tra gli studiosi invitati ci sarà Elena Gagliardi, docente di Lettere a Cesena, studiosa di Deledda e vicepresidentessa dell'associazione «Grazia Deledda. Una Nobel a Cervia». Il suo intervento porterà dentro una delle università più importanti al mondo una storia molto precisa: quella del rapporto tra Deledda e Cervia, città che la scrittrice scelse come luogo dei suoi soggiorni e che finì per entrare profondamente nella sua produzione letteraria. Gagliardi si concentrerà su «L'angelo», novella pubblicata nel 1936, anno della morte della scrittrice e una delle ultime ambientate nel territorio cervese. «Questa novella si rivela particolarmente interessante prima di tutto perché può essere letta come una sorta di summa dell'arte della scrittrice», racconta Gagliardi. In quelle pagine convivono realismo e fantastico, simbolismo soprattutto cromatico, e un uso del linguaggio figurato attraverso cui emergono alcuni dei temi che attraversano la scrittura di Deledda: l'amore, la colpa, la redenzione, le «profondità intime dell'anima». Ma al centro della novella c'è soprattutto una donna. La protagonista è una giovane cervese di umili origini che, nel breve arco della storia, trova la forza di affermare la propria dignità e la propria libertà. «Proprio pensando alla sua gente, alle ‘statue di stracci e di sale’ della sua stirpe, trova la forza di affermare la sua dignità e la sua libertà, con quella determinazione mostrata nella vita dalla stessa autrice», racconta Gagliardi. Quelle «statue di stracci e di sale» sono forse una delle immagini che meglio restituiscono il modo in cui Deledda guardava a Cervia, dove arrivò nel 1920: donne e uomini appartenenti a un mondo popolare che nelle sue pagine diventano personaggi, ma anche strumenti attraverso cui raccontare la fragilità, il desiderio, la colpa e il riscatto. Nel 1928 la scrittrice acquistò Villa Caravella, la casa vicino al mare dove trascorse i suoi soggiorni estivi. Cervia e il suo paesaggio entrarono così nella sua letteratura: nelle novelle e nei romanzi della maturità, tra cui Il paese del vento. Il rapporto tra Cervia e Deledda è oggi anche al centro di un lavoro culturale che a Cervia va avanti da quattro anni, grazie all'associazione «Grazia Deledda. Una Nobel a Cervia», presieduta dalla giornalista Marisa Ostolani. «Come presidente sono orgogliosa e soddisfatta del lavoro fin qui fatto», dice Ostolani, «perché siamo riuscite a coniugare cultura, divulgazione e convivialità senza dimenticare il lavoro di approfondimento e di ricerca sull'eredità letteraria della maturità di Grazia Deledda, che ha tratto tanta ispirazione dal paesaggio di Cervia e dalla sua gente. Non a caso l'amico scrittore di Cesenatico Marino Moretti le diceva che le sue storie pensate e scritte in riva all'Adriatico erano diventate ‘salmastre’». Cambridge anticipa due importanti che concluderanno a Cervia l'anno delle celebrazioni per i 100 anni del Nobel: il 21 novembre al cinema Sarti una conferenza con il filologo Dino Manca e la proiezione del film «Quasi Grazia» tratto dall'omonimo libro di Marcello Fois, alla presenza del regista e delle attrici; il 9 dicembre in teatro comunale con il processo -provocazione sul Nobel a Grazia Deledda, con accusa difesa e giuria popolare. Un modo per chiudere l'anno delle celebrazioni non soltanto ricordando il premio ricevuto nel 1926, prima donna italiana a vincere un Nobel e la seconda donna in assoluto a ricevere quello per la letteratura, dopo Selma Lagerlöf, ma anche per tornare a riflettere sulla sua intramontabile opera. Su quelle onde che attraversano il tempo, i luoghi, le persone e che continuano a riportare Deledda al centro di nuove letture.