Credito, intervista ad Antonio Patuelli, presidente Cassa di Ravenna: «E’ il mio ultimo mandato alla guida dell’Abi, l’incertezza internazionale frena gli investimenti»

Romagna | 01 Giugno 2026 Economia
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Manuel Poletti - «Questo è l’ultimo mandato da presidente dell’Abi, l’ho chiesto espressamente. Viviamo tempi difficili, serve più che mai la pace sia in Ucraina che in Medioriente. Nell’incertezza internazionale le imprese investono meno e le banche devono essere lungimiranti. In Italia crescono i crediti a famiglie e imprese. Post alluvione in Romagna, passi avanti importanti, il turismo è ripartito molto bene, le opere per la sicurezza idraulica sono fondamentali, servono tempi stretti». Antonio Patuelli, presidente della Cassa di Ravenna e dal 2013 anche dell’Associazione bancaria italiana, è stato riconfermato anche per il prossimo biennio. In questa intervista analizza la situazione internazionale quanto mai incerta e complicata.
Presidente Patuelli, il Comitato esecutivo dell’Abi le ha rinnovato la fiducia all’unanimità per il prossimo biennio. Che cosa significa per lei? Da oltre 10 anni guida l’Associazione, com’è cambiato il mondo del credito?
«Nel ringraziare per la fiducia ribaditami con forza, ho innanzitutto chiesto che questo nuovo mandato propostomi sia l’ultimo. Il contributo nell’Associazione Bancaria Italiana del Presidente è innanzitutto di natura intellettuale e metodologica nella intensa e trasparente continua collegialità».
Quali sono i rischi legati all´aumento dei prezzi del petrolio e dell’energia dovuti alle guerre in Ucraina ed ora soprattutto in Medioriente? L’incertezza internazionale frena gli investimenti delle imprese. Le banche, che godono di ottimi bilanci, cosa possono fare?
«Certamente il forte l’aumento del costo dell’energia è una penalizzazione ingiusta, come l’inflazione, per imprese e famiglie che vedono appesantirsi i costi in maniera rilevante. Auspichiamo sinceramente e vivamente la pace al più presto, ma, anche se sarà raggiunta tempestivamente, non produrrà un ritorno all’indietro completo delle lancette dell’orologio. Nell’incertezza geopolitica ed economica, le imprese, ovviamente, rallentano i loro progetti di sviluppo mentre gli aumenti dei costi dell’energia producono effetti progressivamente rilevanti a carico di imprese e famiglie che man mano vedranno peggiorare i propri conti ed aumentare le crisi che si ripercuoteranno conseguentemente anche sulle banche. Pertanto le banche debbono innanzitutto essere lungimiranti e rafforzare i propri “fondamentali” di solidità anche prospettica per far fronte ad ogni eventualità».
L’accesso al credito continua ad essere difficoltoso per famiglie ed imprese. Le banche possono fare di più oppure i parametri europei da rispettare sono troppo stringenti?
«Da diversi mesi in Italia, anche nel Mezzogiorno, sono cresciuti i prestiti a famiglie e imprese. Indubbiamente vi è più offerta che domanda di credito anche perché la grave situazione internazionale con la lunga guerra in Ucraina e il più grande conflitto in Medioriente producono incertezze geo economico politiche che incidono rilevantemente sulle strategie di moltissime imprese innanzitutto, ma non solo, esportatrici che attendono un quadro di certezze e di stabilità internazionale che permetta di poter abbastanza prevedere più stabili andamenti dei costi innanzitutto dell’energia che le guerre ed i conflitti hanno fatto fortemente aumentare. Le regole nazionali ed europee per la concessione del credito sono ormai le stesse».
In ambito europeo ci sono movimenti con possibili aggregazioni che coinvolgono anche istituti italiani. E’ un fattore positivo il dinamismo delle banche italiane o ci vuole più prudenza?
«Ogni banca è responsabile delle proprie strategie ed è vigilata da organismi indipendenti, innanzitutto la Bce e la Banca d’Italia. Per rendere più competitiva l’economia europea occorrono anche soggetti bancari che abbiano dimensioni internazionali competitive con quellI principali dell’America e dell’Asia. E’ molto importante il ruolo delle principali banche italiane in Europa che, negli anni, hanno acquisito il controllo di decine di Istituti di credito di altri Paese europei: il tutto in un quadro di forte concorrenza bancaria sia in Europa, sia negli Stati nazionali e in ciascuna Provincia di essi, sotto l’attentissima vigilanza delle Autorità competenti della concorrenza e del mercato, nonché della BCE e della Banca d’Italia. La biodiversità delle banche è uno dei principali fattori di concorrenza nei territori».
Tre anni fa la Romagna è stata investita da una tragica alluvione, seguita da un’altra nel 2024. Dal suo osservatorio come ha reagito il tessuto produttivo del territorio, è stato superato lo shock? Che insegnamento ci hanno lasciato quelle tristi giornate?
«La Romagna è da millenni oggetto di alluvioni: le deviazioni, poco fuori Ravenna, dei fiumi Ronco e Montone furono realizzate dopo molte gravi alluvioni che portarono perfino il livello dell’acqua oltre due metri nel centro storico di Ravenna, come si evince anche da una storica lapide in via Salara, nei pressi dell’angolo di via Cavour. Larga parte dei terreni romagnoli è frutto di bonifiche con il costante impegno prudenziale innanzitutto, ma non solo, dei Consorzi di Bonifica, ma la pianura romagnola è molto limitrofa all’Appennino da dove discendono diversi fiumi e corsi d’acqua che frequentemente hanno anche caratteristiche torrentizie. La voglia di lavorare e l’entusiasmo per la vita dei romagnoli ha fatto fronte immediatamente alla fase più grave delle emergenze; poi le istituzioni nazionali, regionali e locali hanno iniziato a realizzare imponenti e prolungati investimenti per stabili opere pubbliche che possano prevenire ulteriori alluvioni. Comunque i turisti che massicciamente vengono in Romagna non vedono certo i danni delle alluvioni degli anni passati, ma città e campagne assolutamente ben in ordine ed in più molti cantieri per opere pubbliche innanzitutto di carattere idraulico. Le esperienze più drammatiche delle alluvioni degli anni passati ci hanno traumatizzato, ma hanno spinto anche ad iniziative di grande rilievo che debbono essere in larga parte completate, si spera al più presto possibile».
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