Cotignola, Denis Campitelli riporta in scena, all’Arena delle Balle, lo «Zitti Tutti» che consacrò Marescotti

Romagna | 10 Luglio 2024 Cultura
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Federico Savini
«Già trent’anni fa, Raffaello Baldini sentiva nella società e nella vita di tutti un’eccessiva presenza di parole. Mi sembra più attuale che mai, chissà oggi cosa penserebbe… Siamo quotidianamente travolti da eccessi di parole, notizie e informazioni per lo più inutili. Si pensa di vivere, purtroppo, e invece ci si parla addosso. Sarebbe bello che tutti sentissero più necessità di stare zitti». Sta in quel «purtroppo», scivolato fuori con una nettezza che non si può fraintendere, la conferma di quanto Zitti Tutti sia ancora oggi uno spettacolo attualissimo. Che l’attore di Santa Maria Nuova Denis Campitelli - tra i più bravi e titolati nuovi volti del teatro romagnolo – ha scelto coraggiosamente di riprendere in mano, per portarlo in scena giovedì 11 luglio all’Arena delle Balle di Paglia di Cotignola. Parliamo dello spettacolo che trent’anni fa, per la regia di Marco Martinelli, rivelò ai romagnoli la grandezza poetica di Raffaello Baldini e consacrò sul palco Ivano Marescotti. Miga un quèl da ridar…
«Sarà l’anteprima di un allestimento che ufficialmente debutterà in autunno alla Casa del Teatro di Faenza, dove lo spettacolo è stato costruito insieme al Teatro Due Mondi - spiega Denis Campitelli -. Io sono fra i tanti che rimasero folgorati da Zitti Tutti, solo che non lo vidi sul palco ma in quella vhs che l’ha portato anche direttamente nelle case di tanti romagnoli».
Anche a casa mia, per esempio. È uno spettacolo che ha fatto prendere coscienza ai romagnoli di un genere di teatro poetico che pochi immaginavano possibile. Quale fu la tua reazione?
«Mi aprì un mondo. Avevo 24 anni e già facevo teatro da un po’, soffrendo come poche altre cose la ‘dizione’ e la necessità di non connotare i miei personaggi a livello geografico. L’esistenza di un teatro romagnolo di questo livello mi colpì profondamente, tanto che considero Marescotti un mio maestro, pur avendolo conosciuto appena. Il Teatro delle Albe, non a caso dietro a quello storico allestimento, già utilizzava il dialetto, con Ermanna Montanari, in maniera poetica. Ma Zitti Tutti aveva in più un drammaturgo eccezionale: Raffaello Baldini. Costruì un personaggio tragico assolutamente configurabile in chiave da commedia, con un sviluppo profondissimo. Non è un caso che l’allestimento, così minimale, fosse perfetto. E infatti Baldini è stato paragonato anche a titani come Samuel Beckett e Thomas Bernhard. Nel settembre scorso, riguardando la videocassetta, mi sono accorto che erano passato trent’anni e ho pensato di riportarlo in scena».
Ti sei chiesto come mai Zitti Tutti non sia più stato rappresentato da allora?
«In realtà Gigio Alberto l’ha fatto in italiano alcuni anni fa e so che pure lui rimase folgorato dallo spettacoli di Marescotti e Martinelli. In romagnolo, comunque, è la prima volta. E me lo avevano sconsigliato: troppo imponente il precedente. Però poi ho pensato a un po’ di cose. Anzitutto, come dice Renata Molinari, i testi vanno rivitalizzati, e proprio all’Arena delle Balle il 14 luglio Mathis Martelli porterà il Mistero Buffo di Dario Fo, a proposito di presunti ‘intoccabili’. Tra l’altro la figlia di Baldini è felice di questo nuovo allestimento e anche Martinelli mi ha incoraggiato. So che è un testo difficile, bisogna giocare con la lingua per 70 minuti e certamente la riverenza nei confronti di Marescotti può bloccare ma io mi pongo come qualcuno che aggiungerà la propria visione, cercando di copiare il meno possibile; infatti non ho più riguardato la vhs, mi faccio bastare la memoria. E poi mi sono accorto che nel pubblico che mi segue ci sono tanti giovani che conoscono questo spettacolo fondamentale per il teatro romagnolo. Non si può disperdere un simile patrimonio».
Quali pensi che siano le maggiori differenze tra la tua versione e quella di Marescotti con Martinelli?
«Sarà una piccola produzione con la regia di Alberto Grilli, il cui contributo è ovviamente determinante, e mi avvarrò anche delle luci di Marcello D’Agostino e della scenografia di Maria Donata Papadio e Angela Pezzi. Probabilmente il mio protagonista sarà più disilluso e meno arrabbiato di quello di Marescotti, parlerà il dialetto di Bertinoro ma resta un personaggio lacerato da una lingua ‘delle radici’ che però diventa una lingua ‘dello sradicamento’».
Zitti Tutti ha davvero qualche cosa in più rispetto al resto della produzione teatrale baldiniana?
«La sua attualità è ancora maggiore oggi rispetto a trent’anni fa. Elementi di scena come un telefono fisso e riferimenti d’epoca come la Lancia Thema non lo invecchiano per nulla, perché si svolge in un ‘tempo sospeso’ che potrebbe essere oggi. Credo che in Zitti Tutti si senta l’urgenza ‘della prima’. È il primo monologo di Raffaello Baldini e contiene tutti i temi della sua poesia. Non gigioneggia, non cede alla risata grassa, è una lunga riflessione sul tempo che passa e sulla morte che incombe. Su di te ma anche, e soprattutto, sulle cose che hai lasciato sfiorire intorno a te, quello che non hai curato: figli, moglie e amici. Va in scena un uomo che perde pezzi».


 
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