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Ciclismo, l'orgoglio di Babini dal Giro d'Italia alla Faentina: "Educazione e avviamento le nostre missioni"

Romagna | 04 Aprile 2021 Sport
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Damiano Ventura
L’anno scorso il Campionato del Mondo di ciclismo su strada, quest’anno i Campionati Italiani 2021 con prove su strada e crono, senza dimenticare il passaggio del Giro d’Italia il prossimo 12 maggio e l’inchino dantesco con la partenza di tappa da Ravenna il 21. Se tra territorio e ciclismo professionistico c’è una sinergia, probabilmente lo si deve al seguito che tale disciplina ha sul territorio stesso, ma certamente costituiscono un contributo imprescindibile le politiche adottate in termini di promo commercializzazione della Regione attraverso gli eventi di rilevanza nazionale ed internazionale, nonché la presenza di autorevoli esponenti locali che oggi spiccano nel panorama del pedale italiano. 

IL SIGNORE DEL GIRO
Tra questi c’è Raffaele Babini, solarolese, che da molti anni svolge il compito di direttore di corsa del Giro e di molte altre manifestazioni ciclistiche che segue da una parte all’altra del Paese: «Sono in Rcs (il gruppo che organizza la corsa rosa, ndr) da tanti anni - racconta Babini - e c’è stato solo un anno in cui non siamo transitati dalla Romagna. I grandi eventi indubbiamente fungono da volano, portano risultati sul piano della visibilità a livello mondiale, e se il giro è l’evento che per antonomasia ancora oggi non è sofferente, la chiave di lettura è proprio questa: è un evento in grado di trasmettere e a fare vedere al mondo la ricchezza del territorio italiano, pieno di elementi di interesse storico, paesaggistico, enogastronomico e non solo. Lo scopo del campionato italiano sarà anche questo, il percorso della cronometro, dopo la gara, secondo me avrà un appeal per il cicloturismo, auspicabile a livello europeo ed extraeuropeo e possibile a 360 gradi, e gli strumenti di certo non mancano».
Un risultato, quello dei campionati italiani arrivato anche grazie alla buona riuscita del Mondiale 2020. «Si è riusciti in 20 giorni ad organizzare ciò che in altri luoghi è stato organizzato in un periodo di anni. Oltretutto, visto il momento storico, l’evento e l’organizzazione hanno fatto scuola nel mondo anche per quanto concerne il capitolo protocolli e norme Covid - conclude Babini - e ciò non sarebbe stato possibile senza le competenze di persone che per il ciclismo fanno davvero tanto. Tra tutti cito Davide Cassani ma anche Marino Amadori per intenderci. Credetemi, in giro per il mondo sotto questo aspetto abbiamo poco da imparare». Parla con orgoglio e passione Babini, una passione che è iniziata negli anni 60 e proseguita a più livelli prima da corridore e poi da dirigente sportivo. 

PRESIDENTE
Dal 2017 lo stesso Babini è anche il presidente della Società Ciclistica Faentina, una delle società più rinomate e storiche attualmente attive in Romagna visto che la costituzione risale al 1954. Oggi la società gestisce l’impianto di via Lesi, intitolato a Vito Ortelli: «Sono pochissime le città che si possono permettere il lusso di avere una pista a un solo km di distanza dal centro - specifica il presidente - e un ulteriore valore aggiunto riguarda il fatto che il circuito sia in mezzo al verde e lontano dall’inquinamento. Quando ne abbiamo preso la gestione abbiamo chiesto di poterla tenere aperta e fruibile dalle 5 di mattina all’1 di notte. Certo, non sono mancati danni e atti vandalici in questi anni, appena due settimane fa mi è stata portata via una bici di grande valore, ma cerchiamo di guardare oltre. Abbiamo un grande patrimonio e dobbiamo attribuirgli più valore possibile. Per questo ho cercato di allargarne l’utilizzo anche ad altre società sportive e ritengo che uno dei prossimi investimenti debba essere un impianto di videosorveglianza, anche a tutela delle persone. Suggerirei, se mi posso permettere, anche un potenziamento dell’illuminazione pubblica». 
I NUMERI DELLA FAENTINA
Le attività organizzate dalla Faentina rivolgono tutte una attenzione particolare all’educazione e ai giovani ed anche in tempo di pandemia non sono mancate le soddisfazioni visto l’incremento nei numeri: «A noi interessa - specifica con grande orgoglio lo stesso Babini - l’avviamento all’uso della bicicletta e l’educazione, non ci interessa che diventino dei corridori. In questi anni abbiamo visto passare 150 tra bambini e ragazzi, forse nessuno di questi diventerà un ciclista, ma vorremmo che avessero un buon ricordo di questa esperienza e vorremmo essere propedeutici alla scuola e alla famiglia. L’anno scorso, pur essendo stato un anno particolare, abbiamo avuto numericamente una richiesta inaspettata e devo dire che sul rispetto delle norme questi bambini di età compresa tra i 5 anni e mezzo e i 12 anni sono stati ligi, ineccepibili ed esemplari, anche più di alcuni genitori. Il ciclismo non è facile da praticare, ma cerchiamo di insegnare ad avere dimestichezza del mezzo sotto l’aspetto della mobilità urbana. Quest’anno siamo già a 22 iscritti e credo arriveremo a 30. Gli forniamo le biciclette, le tute, i guanti, i kit da riposo perché vogliamo che si sentano parte attiva della società non solo nei rapporti umani ma anche nella responsabilità di rappresentare la città».
Sebbene la pandemia di questo anno complicatissimo abbia sospeso le attività di educazione stradale con le scuole, i progetti di sviluppo della società sportiva, pensando al futuro, non mancano. Babini prende fiato e ricomincia: «Sviluppare un progetto condiviso con tutte le società ciclistiche della zona sarebbe il mio sogno. Come società invece ci piacerebbe collaborare con l’Università per consentire ai ragazzi frequentanti scienze motorie di poter fare esperienza nel mondo ciclistico vicino a casa e per questo progetto saremmo anche disposti a fare qualche piccolo investimento». 
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