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Ciclismo, il ct Cassani e l'arrivo della Corsa Rosa: "Romagna capitale grazie al Giro: saranno tre giorni spettacolari"

Romagna | 11 Ottobre 2020 Sport
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Gabriele Cocchi
Per Davide Cassani, ct della Nazionale  fresco del Mondiale svolto in terra romagnola, arriva ora un’altra full immersion nella sua terra in occasione di quella grande vetrina che è il Giro d’Italia, pronto a colorare la Romagna la prossima settimana. «Quanto successo con la pandemia è stata una grande tragedia da cui non siamo ancora usciti, ma nonostante tutto abbiamo cercato di guardare avanti con positività portando il Mondiale ed ora le tre tappe in Romagna del Giro: ne avremo una mercoledì 14 ottobre con arrivo a Rimini dopo avere attraversato le Marche, poi giovedì 15 quella di Cesenatico sul percorso della Nove Colli ed infine venerdì 16 la partenza della tappa da Cervia. Tutto ciò rappresenta un fenomenale spot turistico vista la copertura capillare che la Rai dedica al Giro e quindi mi sento di dire che la Romagna, prima con il Mondiale e poi con queste tappe, è ancora una volta la capitale del ciclismo».
Cassani, è possibile fare un pronostico per le tre tappe romagnole e per la vittoria finale del Giro?
«Premesso che nella tappa con il via da Cervia il fatto di avere la partenza è una occasione straordinaria di promozione e valorizzazione del territorio nonostante i limiti imposti dalla pandemia, direi che per quella con arrivo a Rimini e quella con partenza da Cervia una volata a ranghi compatti potrebbe essere la soluzione più probabile, con il nostro Elia Viviani, Fernando Gaviria ed Arnaud Demare favoriti dal pronostico. Ma occorre anche dire che potrebbe esserci uno scatto di qualcuno che può fare il vuoto a poco dalla conclusione, quindi non dimentichiamo neppure il tre volte campione iridato Peter Sagan. La tappa della Nove Colli di Cesenatico è più per scalatori, invece. Nella lotta per aggiudicarsi il Giro vedo bene il nostro Nibali, mentre Thomas è stato davvero sfortunato».
Tornando al Mondiale, come ha visto la squadra azzurra?
«Non posso rimproverare proprio nulla ai ragazzi, ci hanno provato ma la salita della Gallisterna si è dimostrata più adatta a corridori esplosivi come il vincitore Alaphilippe. Da Nibali mi aspetto grandi cose al Giro, ma anche ai prossimi Giochi Olimpici perché io e lui nei Giochi a cinque cerchi abbiamo un conto in sospeso da quattro anni che spero andremo a saldare nel migliore dei modi».
Tanti bambini entusiasti erano abituati ad accorrere per essere al fianco dei ciclisti, purtroppo il rischio contagio ha posto molte restrizioni.
«Non potrebbe essere diversamente ma sono certo che appena tutto tornerà alla normalità, quel calore e quell’entusiasmo saranno ancora maggiori perché il ciclismo è lo sport più popolare dove puoi vedere da vicino questi campioni, ne respiri la fatica e vivi le loro emozioni ed i bambini si sentono coinvolti e vogliosi di gareggiare poi in bici ed emularli. Nella mia vita il ciclismo ha rappresentato tutto per me e come ho sempre detto la scintilla della grande passione mi scoccò proprio ndo lo spettatore al fianco di mio padre nel 1968 a sette anni nel giorno della vittoria al Mondiale di Imola di Vittorio Adorni».
Quali caratteristiche servono per emergere nel ciclismo?
«Impegno, sacrificio e costanza, imponendosi delle regole, una cosa importante è il conoscere i propri limiti per cercare poi di spostare sempre un poco avanti l’asticella».
Nel complesso lo vede in salute il nostro ciclismo?
«C’è fermento e voglia di fare bene, sta crescendo e quindi sono fiducioso, non dimentichiamo che anche i vari Moser, Saronni, Bugno, Bettini, Argentin solo per citarne qualcuno prima di emergere e consacrarsi hanno fatto molta gavetta».
Ci sono giovani romagnoli emergenti?
«Occorre dargli ancora tempo».
Come è il rapporto con la Federazione?
«Ottimo, perché hanno piena fiducia nel mio lavoro e non hanno mai interferito nonostante in questi cinque anni con la Nazionale sia arrivato solo un titolo europeo. Mi sento un privilegiato per questa grande fiducia perché significa che apprezzano il mio lavoro e la mia competenza».
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