Calcio, la calda estate della ravennate Martina Piemonte: «I miei Europei, un’emozione che non si cancella: torneremo al Quirinale per celebrare una vittoria»

Luca Alberto Montanari
«Un’emozione scalfita nel mio cuore che non si cancellerà mai, al di là del risultato». Il titolo che sceglie Martina Piemonte, rientrata nella sua Ravenna dopo aver sfiorato la finale nel campionato Europeo con la Nazionale di calcio femminile, fotografa fedelmente l’orgoglio di un centravanti che stava per raggiungere un traguardo storico, evaporato prima per una questione di secondi e poi per colpa di un fischio assurdo da parte dell’arbitro, due episodi che hanno strozzato l’urlo delle azzurre ma che non hanno cancellato una delle più belle pagine scritte dalla Nazionale di calcio femminile. Proprio in semifinale, Piemonte è subentrata alla leader Cristiana Girelli ed ha guidato l’attacco dell’Italia nell’ultima mezz’ora dei tempi regolamentari e nei supplementari, chiusi con una doppia beffa: il gol inglese dell’1-1 arrivato all’ultimo minuto di recupero e il contestatissimo rigore concesso alle inglesi al 119’, che ha permesso alle campionesse in carica (che poi si sono confermate in finale contro la Spagna) di eliminare l’Italia. Oggi Piemonte prova a staccare un po’ la spina e a ricaricare le pile in vista del prossimo campionato di Serie A, al quale parteciperà per il secondo anno di fila con la maglia della Lazio. Ma andiamo con ordine.
Piemonte, cosa ha lasciato questa splendida avventura agli Europei?
«Un percorso incredibile e una grandissima emozione, che io non dimenticherò mai nella mia vita. Mi piacerebbe solo cambiare il finale, ma ormai non è più possibile. Quindi dobbiamo solo pensare a una cosa: continuare a crescere, come abbiamo fatto in Svizzera. Sicuramente è stato il mese più emozionante della mia carriera da calciatrice, perché mi ha dato tanto a livello umano e calcistico. Da italiana è stata una grande soddisfazione. Io avevo già partecipato all’Europeo precedente, ma questo è stato ancora più bello».
Lei è entrata nella ripresa della semifinale al posto dell’infortunata Girelli, nel momento più difficile della partita e prima della doppia beffa. Come l’avete digerita?
«Il gol all’ultimo secondo fa ancora male, perché senza il gol dell’1-1 non ci sarebbe stato neppure il rigore e in finale ci saremmo andate noi, poi chissà. Quel gol ci ha spezzato le gambe, ma siamo state brave a non perdere la testa nei supplementari e a portare la partita fino al 119’, prima di quel maledetto rigore che ci ha eliminato».
Che soddisfazione è stata, per lei, aver giocato una gara così importante?
«Una grandissima soddisfazione, ci mancherebbe. Io sono sempre pronta a tutto e mi metto sempre a disposizione, tanto che il commissario tecnico Soncin mi chiama il Leone, perché ho sempre il fuoco dentro. A livello fisico stavo bene e sono stata contenta, ho dato tutto in campo».
Al netto dei due episodi sfavorevoli, cosa vi manca per superare anche l’ultimo scalino e per giocarvela sempre con le nazionale più forti d’Europa o magari del mondo?
«In realtà lo abbiamo già superato con Soncin in panchina. Il ct è stato bravissimo a lavorare sul gruppo e sulla tattica. Ora ci manca solo un po’ di esperienza e in più la malizia nel curare alcuni dettagli, che a questi livelli fanno la differenza».
Nonostante la sconfitta, siete state ricevute dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Se lo aspettava? E che emozione avete vissuto?
«Per noi è stato un onore andare al Quirinale con il presidente, essere chiamate dopo questo risultato. Vale ancora di più, perché tecnicamente non abbiamo vinto l’Europeo, ma siamo state eliminate in semifinale. Ma per il presidente è stato come se avessimo vinto. Per tutto il movimento servirebbe sempre questa attenzione e sono convinta che un giorno torneremo al Quirinale per celebrare anche una vittoria».
Venendo a lei, che rapporto ha con la sua città?
«Ravenna è casa, è la città dove sono nata e dove ho cominciato a giocare, il posto dove si è trasferita la mia famiglia siciliana e da dove è cominciato tutto. Sono fortunata che siano saliti qua, perché magari se fossi nata in Sicilia non avrei mai giocato a calcio».
In effetti lei ha cominciato a giocare proprio qua.
«Tutto è cominciato grazie a mia zia, che mi portava a giocare a Punta Marina al Ravenna Lidi, di nascosto da mio papà. Fino ai 15 anni ho poi giocato nel Classe con i maschi, quindi sono passata al femminile: prima il Riviera e poi il San Zaccaria, due esperienze fondamentali e che non posso dimenticare».
Come non può dimenticare le avventure all’estero, prima in Spagna e poi in Inghilterra.
«Tre esperienze, due delle quali a Siviglia con il Siviglia e il Betis, prima dell’Everton due anni fa. Il trasferimento a Siviglia è stato il mio primo step a livello di campo e personale. Ero giovanissima, sapevo che avrei fatto la calciatrice, ma lì ho capito che sarei dovuta cambiare. Diciamo che a Siviglia è scattata la scintilla per il salto di qualità. Poi sono crescita a livello tecnico e tattico. La ciliegina è stata l’Inghilterra: la formazione inglese, per chi gioca a calcio, fa la differenza. In Spagna ti completo tecnicamente, l’Inghilterra ti forgia nel miglior campionato d’Europa».
In Italia, invece, ha indossato le maglie di Roma, Fiorentina e Milan, mentre oggi sta per cominciare la seconda stagione con la maglia della Lazio.
«Tutte mi hanno lasciato o mi stanno lasciando qualcosa. Al Milan ho avuto la fortuna di essere allenata da un certo Maurizio Ganz, l’ideale per una centravanti, il maestro giusto. Alla Fiorentina sono cresciuta e così anche alla Roma. Ogni momento e ogni squadra mi hanno segnato, sia positivamente che, talvolta, anche negativamente. Poi io credo di avere un pregio: nel negativo vedo sempre il positivo e questa è stata la mia forza».
L’anno prossimo quale sarà il suo obiettivo?
«Giocherò per il secondo anno di fila alla Lazio. Innanzitutto cercherà di stare bene fisicamente e di non avere problemi come un anno fa. I gol? Nella scorsa stagione ne ho fatti 17 e ho sbagliato 3 rigori. Ecco, il primo obiettivo è non sbagliarne altri».