Brisighella, lavori di ristrutturazione per rendere la Memoria più accessibile a Ca’ di Malanca, tra Resistenza e natura

Lisa Conti - Chiuderà per lavori di restauro, verso la fine dell’estate 2026, Ca’ di Malanca, Centro di documentazione della Resistenza situato nel Comune di Brisighella, vicino a Monte Romano. Si stima che le normali attività riprenderanno entro un anno. «Il costo complessivo dei lavori, finanziati interamente dalla Regione Emilia Romagna, è di 480mila euro e la gestione è in capo all’Unione dei Comuni della Romagna Faentina, essendo Ca’ di Malanca all’interno di un’area demaniale regionale e, perciò, di proprietà pubblica», afferma Franco Conti, presidente dell’Associazione Ca’ di Malanca. «Il restauro si è reso necessario poiché l’immobile che ospita il Centro di documentazione, risalente alla fine del 1800, sta subendo un processo di degrado. Lo scopo è innanzitutto quello di adeguare l’edificio alle norme antisismiche e migliorare la possibilità di accesso per i portatori di disabilità».
L’associazione, che si occupa della gestione del museo, è nata nel 2016, subentrando a un ente denominato Centro residenziale di Ca’ di Malanca di studi e di iniziative sulla lotta di Liberazione in Emilia-Romagna, istituito nel 1990. Il suo consiglio direttivo era composto dai rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni partigiane, i quali avviarono una serie di attività rivolte in particolare alle scuole, come prevede lo statuto con cui è stata creata l’associazione.
Per poter comprendere il valore di questo luogo, bisogna tornare agli anni della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale si formarono numerose brigate partigiane, tra cui la 36ª Brigata Garibaldi Alessandro Bianconcini. «I partigiani erano in prevalenza giovani cresciuti durante il regime fascista, che si trovarono dopo l’8 settembre del 1943 a dover scegliere da che parte stare e preferirono combattere per la libertà e contro il regime fascista», racconta Bruna Gualandi, membro del consiglio dell’Associazione e nipote del commissario politico della 36ª, Guido Gualandi, detto Moro. «Colpisce quanti ragazzi e ragazze si assunsero la responsabilità di collaborare con la Resistenza, dalla parte giusta della storia. Di questi stessi giovani, appartenenti a tutti gli orientamenti politici, era composta la 36ª Brigata Garibaldi, il cui nucleo di comando era costituito in prevalenza da comunisti che avevano scontato, per le loro idee politiche, anni di carcere e di confino. Mio nonno -aggiunge Gualandi- si occupava in particolare della formazione politica dei partigiani, con lo scopo di renderli consapevoli del perché e per che cosa combattevano, dell’organizzazione logistica dei luoghi ove la brigata si insediava e dei contatti per garantire gli approvvigionamenti. Il rapporto con la gente che abitava quelle montagne era, infatti, fondamentale per la brigata. Senza quella stretta collaborazione, fondata su rispetto e fiducia reciproci, i partigiani non avrebbero potuto resistere».
La casa di Ca’ di Malanca, allora appartenente alla famiglia Tozzi, era il punto di incontro principale della formazione partigiana nel periodo precedente la battaglia di Purocielo, una delle più importanti dell’Appennino tosco-romagnolo, svoltasi tra il 10 e il 12 ottobre del 1944. «Quando iniziò lo scontro tra la 36ª e i nazisti, -riferisce Conti- proprio da lì partì il tentativo di sfondamento delle linee nemiche, ma il pesante contrattacco tedesco costrinse le squadre partigiane a ritirarsi in posizioni più difendibili. Nelle due giornate successive gli scontri più duri si svolsero nella parte bassa della valle del Rio Co’ e la Brigata riuscì a non essere travolta, anche se a Ca’ di Gostino, dove si era spostato il comando partigiano, un attacco a sorpresa dei tedeschi provocò la morte di molti suoi comandanti». Nella storiografia della Brigata, in realtà, solo una battaglia, quella di Monte Pianaccino, «una cima sul crinale che divide la vallata del Senio da quella del torrente Sintria», è considerata a pieno titolo una vittoria contro i nazisti.
Nel 1947 i partigiani superstiti tornarono su quelle montagne per ricordare i loro compagni caduti in combattimento e, negli anni successivi, cominciarono a celebrare gli anniversari, come il 25 aprile, anche a Ca’ di Malanca. «In seguito, la famiglia Tozzi, come quasi tutte quelle che abitavano nell’alta montagna, si trasferì in pianura alla ricerca di una vita migliore. Nei primi anni Settanta la Regione Emilia Romagna acquisì molti terreni agricoli e boschivi montani abbandonati, tra cui la casa, che le associazioni partigiane volevano trasformare permanentemente in un luogo di incontro. Iniziò, quindi, un lungo cammino contraddistinto dal restauro degli edifici e dall’allestimento di mostre sulla Resistenza».
Ad oggi l’associazione conta più di quaranta volontari, che effettuano lavori di cura e manutenzione del sito, permettono l’apertura nei giorni festivi da aprile a ottobre e organizzano gli eventi. «I più importanti sono la Festa della Liberazione del 25 aprile, che raccoglie sempre una grande partecipazione, l’incontro di fine agosto dedicato alla storia della Brigata partigiana e l’anniversario della battaglia di Purocielo. I volontari si occupano anche della gestione della biblioteca del museo, che raccoglie opere sulla storia moderna ed è frutto di donazioni, in maggior parte di Ferruccio Montevecchi, partigiano imolese». È in corso, inoltre, una collaborazione con il Cai (Club alpino italiano) e l’Uoei (Unione operaia escursionisti italiani), dato che da Ca’ di Malanca passano importanti sentieri, come il Cammino di Dante. È presente anche un accogliente bivacco da 4 posti per gli escursionisti che percorrono il sentiero 505. «Molti anni fa -prosegue Conti- è stato inaugurato il Sentiero dei partigiani, che ripercorre i luoghi della battaglia di Purocielo, ma che, a causa delle frane provocate dal disastro meteorologico del 2023, è al momento inagibile. È una situazione molto difficile da recuperare e il Cai si sta impegnando per un ripristino almeno parziale».
Ciò che resta da chiedersi a questo punto è come cambierà la mostra del museo una volta finiti i lavori. «Lo scopo del nuovo allestimento -conclude Conti- sarà cercare di facilitare l’approccio didattico alla storia del luogo e dei suoi protagonisti, magari utilizzando anche il multimediale per rendere il tutto più ‘immersivo’. Per questo progetto sarà avviata una raccolta pubblica di fondi».