Basket B Nazionale, il saluto di capitan Petrucci dopo 194 partite: «Orgoglioso di aver giocato per sei stagioni a Faenza»

Romagna | 07 Luglio 2024 Sport
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Valerio Roila
È ai bordi del parquet su cui il tempo ha intessuto la sua storia, che si consuma l’addio. Marco Petrucci, anima e cuore di sei anni di Raggisolaris, saluta Faenza, lasciando la sua impronta, un ricordo indelebile. Pur nel silenzio di un’estate che tiene per ora intonso il vetro della memoria, custodendo ogni traccia. In attesa che si sublimino in applausi e celebrazioni, alla prima occasione in cui l’ormai ex capitano, tornerà al PalaCattani da avversario. Fermando per un attimo il tempo, come un tiro libero sospeso nell’aria. Sei stagioni in neroverde, 148 partite di campionato, 31 di playoff, 15 tra Coppa e Supercoppa, per un totale di 194 presenze, con 1.688 punti realizzati (quasi 9 per gara), 820 rimbalzi strappati e 339 assist. I numeri danno una dimensione di cosa abbia rappresentato Petrucci per i Raggisolaris (e viceversa), ma non bastano a spiegare il rapporto umano che va al di là del mero spirito di appartenenza ad una squadra. L’ala toscana avrà sempre un posto nella «hall of fame» societaria, ma la scure del rinnovamento colpisce anche lui, che ha sempre dato l’anima per i colori manfredi, sacrificandosi spesso in appoggio dei lunghi, mai lesinando l’impegno eppure senza reclamare i riflettori su di lui, riuscendo ad essere carismatico e spesso a fungere da «scossa emotiva» sia per cavalcare onde positive che per scuotere da momenti di «down» pur senza emergere nelle cifre. Semplicemente facendo la cosa giusta al momento giusto, una difesa energica, una tripla, un assist, un grido di richiamo. Peccato solo che non abbia potuto salutare sul parquet quello che è stato il suo pubblico per così tanto tempo.
Petrucci, si chiude un ciclo che ha inevitabilmente segnato la sua carriera agonistica, ma anche la sua vita. Cosa prova in questo momento?
«Ovvio dispiacere, perché io e la mia famiglia saremmo rimasti volentieri. Ma i matrimoni si fanno in due, e la società ha fatto le sue scelte: giusto così, fa parte di questo gioco. Sono stati comunque sei anni fantastici, e sono contento di essere stato parte attiva in questo magnifico percorso».
Si aspettava che il rapporto non proseguisse o coltivava ancora speranze di poter far parte dei Blacks 2024/2025?
«Me lo immaginavo. Nei discorsi e nelle dichiarazioni ufficiali avevo capito che tirava aria di rinnovamento e che si trattasse della fine di un ciclo, quindi mi ero preparato psicologicamente».
Riguardando indietro, quel Marco Petrucci che è arrivato a Faenza dalla Toscana nel 2018, si sarebbe immaginato che la permanenza in Romagna sarebbe diventata così lunga? Ed in cosa si sente cambiato in questi anni in Romagna?
«Non potevo attendermelo un matrimonio così lungo, specie perché dopo il primo anno c’era stata la parentesi di Lucca, dalla quale sono tornato a metà campionato. Ma strada facendo ho capito che la società mi teneva molto in considerazione, che aveva un bell’atteggiamento nei miei confronti. Ed i rinnovi sono stati sempre quasi automatici. Mi sono trovato alla perfezione, anche in città, dove è nato il mio primogenito. Per il resto, mi sento ancora un ragazzino, ma qui ho accumulato esperienze, giocato per vincere trofei e campionati, compiuto un percorso che mi ha fatto crescere cestisticamente e caratterialmente».
Inevitabile che tanti ricordi si affollino alla sua mente in questi giorni, quali sono i più positivi?
«Banale ricordare la vittoria in Supercoppa. Alzare quel trofeo è stato qualcosa di unico, dal punto di vista emozionale. Poi la cavalcata vincente all’arrivo di coach Garelli, che è stata esaltante. Ed il dolceamaro ricordo del post-alluvione, quando c’è stata un’unione pazzesca con i nostri tifosi e sostenitori, che ci hanno fatto sentire la loro vicinanza».
Tante vittorie ma anche qualche amarezza. Quali rimpianti le sono rimasti stretti in gola?
«La semifinale playoff con Rimini, perché gli infortuni ci hanno tolto la possibilità di combattere al meglio, e la finale dalla stagione scorsa con Rieti, perché abbiamo davvero sfiorato la promozione in A2. Ma anche la cocente eliminazione di quest’anno alla bella con la Livorno poi salita di categoria, perché nonostante la stagione travagliata non siamo andati lontani dal colpo a sorpresa che poteva far svoltare il nostro campionato».
Che saluto vuole rivolgere ai tifosi del PalaCattani?
«Li ringrazio per questi sei anni magnifici e li abbraccio tutti. Questi colori rimarranno per sempre una parte importante della mia vita. È stato gran bel viaggio, e sono orgoglioso di aver fatto parte di questa società e di questa comunità».
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