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Bagnacavallo, Ivano Marescotti torna al Goldoni

Romagna | 10 Ottobre 2020 Cultura
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Federico Savini
«Facendo monologhi io non ho particolari problemi con le norme anti-Covid, ma è sicuro che quello che vediamo nei teatri, e ancora di più in spettacoli di altro genere come il calcio, è ben diverso da quello a cui eravamo abituati. Non possiamo che augurarci un ritorno alla normalità il più rapido possibile». Ivano Marescotti affronta la pandemia con una pragmatica ponderatezza, e non è un caso che il suo nuovo spettacolo Andrà tutto stretto, in scena sabato 10 alle 21 al teatro Goldoni della «sua» Bagnacavallo, prenda spunto dalla pandemia non tanto per costruirci intorno una narrazione ossessionata dalle novità imposte dal virus quanto per sondare i bilanci esistenziali a cui la solitudine può portare, specie in una persona un po’ avanti con gli anni. E’ proprio questo il canovaccio che l’attore di Villanova ha imbastito per uno spettacolo che in parte incorporerà elementi di repertorio (tra cui testi di Raffaello Baldini) ma nel quale il contesto pandemico avrà un ruolo cruciale.
«L’ho già portato in scena a Cesenatico, in estate - precisa Marescotti -, ma questa sarà la prima volta in teatro».
Per di più nella sua città…
«Sì, e ovviamente mi fa piacere tornare a Bagnacavallo, anche in questo quadro mutato».
Speriamo che il Goldoni non le vada tutto stretto, come suggerisce il titolo del nuovo monologo…
«Non so con esattezza quante persone potrà ospitare il Goldoni con queste norme, ma di sicuro sarà bello tornarci. Andrà tutto stretto è un titolo che fa il verso a quell’“andrà tutto bene” che ha scandito i primi giorni dell’emergenza, e che poi si è tradotto, nei fatti, in un chiudersi in casa, abbuffandosi di cibo, che ha fatto sì che a molti non entrassero più i pantaloni…».
Di che racconta?
«Di un signore anziano che si ritrova chiuso in casa, causa pandemia, e si ritrova ad avere tutta una serie di problematiche, più e meno comiche. Anche se c’è qualche pezzo di repertorio, è a tutti gli effetti un nuovo monologo, nel quale il contesto del Covid-19 viene tematizzato su un personaggio che in quelle settimane di quarantena fa una vera e proprio analisi della sua vita».
Come attore, che scenari si profilano?
«Il futuro è più che mai incerto, ma come monologhista, agevolato quindi da una logistica semplice, posso dire di aver lavorato nei mesi scorsi, soprattutto fra Emilia-Romagna e Toscana. In generale c’è una ripartenza, visto che comunque in Italia secondo me, e al netto di quelli che si lamentano, siamo stati più intelligenti e cauti della media. In questi giorni sono ripartiti ad esempio la scuola e lo sport, anche se proprio le partite di serie A vinte a tavolino coi rimpalli di colpe e l’incertezza su tutto sono uno spettacolo davvero dilettantistico, a tratti avvilente. In qualche modo sta ripartendo anche il cinema e sono pure al lavoro in una fiction, ma i tamponi all’ingresso e all’uscita non rendono certo semplice lavorare anche in quel campo».
La Romagna, così viva nei suoi spettacoli, è una terra di passioni forti, specie politiche. Non trova che il quadro del dibattito degli ultimi mesi abbia sconvolto tutti i vecchi punti di riferimento?
«Sì, ma secondo me questa cosa va avanti da molto tempo. Sicuramente il virus ha messo in secondo piano la politica, con le opposizioni che fanno il loro lavoro senza particolare verve. Personalmente io non sono avverso a questo governo, specie vista l’alternativa realistica. In generale, se la destra bene o male è sempre chiara da individuare, il mio cruccio è la polverizzazione, più che la polarizzazione, della sinistra, che a mio parere deve essere rivoluzionaria, nel senso tecnico che deve mirare a un cambio dell’organizzazione della società e dell’economia, mentre gli assetti europei e mondiali non sono affatto nelle mire dei grandi partiti, che ricordano quando va bene l’ala sinistrorsa della vecchia Dc».
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