Animazione, da Faenza alle produzioni per Rai Kids: la sfida di Giona Dapporto alla guida dello studio Foore: «I cartoni animati sono una cosa seria»

Michela Ricci - «Un cartone animato non è solo intrattenimento: è un linguaggio capace di toccare temi profondi, come il valore dell’amicizia, dell’amore, dello stare insieme». È da questa idea che Giona Dapporto, 29 anni, fondatore di Foore, studio di animazione 2D con sede a Faenza, guarda al lavoro che ha scelto di costruire. Dopo gli studi alla Nemo Academy di Firenze e un’esperienza professionale a Torino, nel 2021 Dapporto è tornato nella sua città con l’ambizione di trasformare la passione per il disegno e per l’invenzione in un’attività professionale. Oggi Foore lavora sia come studio di produzione sia come service, collaborando con case di produzione e realtà come Rai Kids e Antoniano. Tra serie animate, contenuti per bambini e racconti capaci di intrecciare intrattenimento e temi importanti, Dapporto, insieme ai suoi collaboratori, sta costruendo una realtà ancora giovane ma già affacciata su produzioni di respiro nazionale, senza rinunciare al legame con Faenza.
Come nasce lo studio Foore e perché hai scelto di scommettere su Faenza anziché su una grande città?
«Tutto parte dalla mia passione per il disegno e dal desiderio di creare qualcosa di mio. Dopo essermi specializzato in cinema di animazione a Firenze e aver lavorato un anno a Torino come storyboard artist animatore 2D, nel 2021 ho deciso di tornare in Romagna per avviare la mia attività. Restare a Faenza è stata sia una scelta di cuore, dettata dall’amore per la mia terra e i miei affetti, sia una decisione strategica: nell’animazione si lavora benissimo anche fuori dalle grandi metropoli e il nostro territorio offre ottime opportunità di supporto al settore culturale».
«Foore» è un nome che trasmette energia: da dove nasce e cosa racconta della vostra filosofia?
«Il nome si ispira al termine navale inglese ‘fore’, la prua della nave, e al vecchio grido ‘to the fore!’, cioè ‘avanti!’. Mi piaceva questa metafora marinara perché riassume la nostra voglia di esplorare e guardare sempre oltre, sia nella ricerca artistica che nelle tecnologie che utilizziamo».
Collaborare con una realtà come Rai Kids è un traguardo importante: quanto è difficile farsi strada nel settore dell’animazione in Italia?
«In Italia la Rai è praticamente l’unico grande interlocutore che investe con continuità e regolarità nell’animazione per ragazzi, mentre le piattaforme streaming si concentrano su prodotti per un pubblico più adulto o legati a personaggi già famosi. Lavorare con Rai Kids significa entrare nella serie A dell’animazione italiana: una bellissima opportunità, ma la strada è ancora lunga e le sfide più entusiasmanti devono ancora arrivare».
I cartoni animati vengono spesso considerati un linguaggio semplice, solo per bambini. Qual è il vostro approccio?
«C’è un grande pregiudizio attorno al mondo kids, ma la verità è che si possono affrontare temi di grande spessore anche attraverso un disegno animato. Penso a un classico come ‘Il piccolo principe’: è una storia per ragazzi, ma parla a più livelli anche agli adulti. Il nostro obiettivo è calarci nella realtà per tirare fuori dinamiche vere, capaci di emozionare e far riflettere lo spettatore, a prescindere dalla sua età».
Quali sono le sfide che vi aspettano nei prossimi mesi?
«A fine anno usciranno due nuovi cartoni per lo Zecchino d’Oro, sui social stiamo lanciando i corti di ‘Ettore’, una ranetta innamorata, e stiamo lavorando su progetti Rai Kids che usciranno prossimamente. Ma la produzione originale a cui tengo di più è una miniserie di sei episodi sostenuta dal Ministero della Cultura, pensata dall’autore Andrea Mannino per raccontare i valori della Costituzione ai più giovani. Attraverso la metafora di sei bambini che giocano a fare i marinai, si esplorano dinamiche di gruppo come la scelta della rotta o la gestione del timone, che richiamano in modo semplice le grandi decisioni dei nostri Padri Costituenti».
Se dovessi scegliere un momento da mettere nell’album dei ricordi di questi anni, quale sarebbe?
«Il trailer animato realizzato quest’anno per il Comune di Faenza per promuovere il Palio del Niballo. Giocare in casa mi spaventava un po’, ma era un tema che mi affascinava: l’animazione ha la magia di prendere le leggende del passato e dare loro un volto nuovo. Vedere la reazione entusiasta dei faentini quando è uscito il video è stata un’emozione enorme, la conferma di quanto fosse importante mantenere un legame vivo con la mia città».
Per te, oggi, cosa significa fare animazione?
«Un professore che ho incontrato in passato diceva che studiamo la storia per capire chi siamo e decidere dove andare. Per me l’animazione è esattamente questo: un modo per raccontare storie che aiutino a comprendere il presente e a orientare il futuro. È la missione che condivido ogni giorno con il mio team. Ecco perché dico sempre che fare cartoni animati non è un semplice gioco: è una cosa maledettamente seria».