25 novembre, attrici e manager sportive: «Contro la violenza, serve maggior formazione per i giovani»

25 novembre, voci femminili dal mondo della cultura e dello sport locale che analizzano il tema della violenza di genere e di quali messaggi servono nella società di oggi per migliorare le cose.
ELENA BUCCI, ATTRICE DI RUSSI
Ci sono storie che possono perdersi nel tempo, che il silenzio rischia di inghiottire. Elena Bucci lavora lì, tra le pieghe della memoria, per raccontare la violenza sulle donne, restituire voce ai corpi e alle parole taciute. Con i suoi spettacoli l’attrice di Russi torna spesso a storie del passato: «La memoria è importante. Il pericolo sta nel pensare di aver già assimilato le cose, ma certe battaglie non sono mai vinte. Serve un’educazione sentimentale e affettiva collettiva. Se non andiamo alle radici dell’umano, non riusciamo neanche a riflettere in senso politico». Proprio da questa consapevolezza nasce il potere del teatro, «uno spazio di cura e catarsi, un luogo protetto per confrontarsi e comprendere l’esperienza altrui, anche senza averla vissuta direttamente. È un momento di liberazione collettiva». Per questo Bucci auspica che il teatro torni nelle scuole: «Potrebbe intercettare negli adolescenti i primi sintomi di disagio o dolore. Non è facile parlare di certe cose e sarebbe importante trovare i luoghi in cui poterlo fare».
MARIA PIA TIMO, ATTRICE DI FAENZA
Quando si parla di violenza sulle donne non basta indignarsi. Bisogna parlarne, parlarne e ancora parlarne, senza mai abbassare la guardia. La comica faentina Maria Pia Timo ha scelto di farlo a modo suo, usando la risata come strumento di riflessione. «Ho debuttato lo scorso anno con lo spettacolo ‘Sventole. Schiaffi e belle donne’, dedicato proprio a questo tema. Nel finale c’è anche una chiosa sul femminicidio di Ilenia Fabbri del 2021, un episodio che purtroppo noi faentini abbiamo seguito da vicino e che ancora ci tocca profondamente». Sul palco Maria Pia Timo non ha paura di affrontare con comicità temi seri, spesso drammatici: «La risata è un veicolo potentissimo per parlare di verità scomode senza cadere nella retorica. Ce lo hanno insegnato anche grandissimi maestri del teatro come Pirandello o Eduardo De Filippo». Con questo spettacolo, che «mi ha regalato molte soddisfazioni, spero di riuscire a scuotere le persone e a farle riflettere. Servono informazione e formazione, a partire dai più giovani. Le pene da sole non bastano, non sono un deterrente sufficiente».
ERMANNA MONTANARI, ATTRICE DI RAVENNA
Per Ermanna Montanari, direttrice artistica insieme a Marco Martinelli del Teatro delle Albe di Ravenna, l’arte ha il compito «di mettere in luce ciò che spesso viene taciuto», facendo emergere temi che non possiamo ignorare. Il teatro non è mai solo spettacolo, ma «uno strumento capace di trasformare la realtà». Lo scorso anno la compagnia, sempre attenta ai temi del sociale, ha portato in scena la violenza sulle donne con «A te come te», consapevole che «su questi temi è necessario essere attivi costantemente. Il 25 novembre ci ricorda l’importanza della riflessione, ma non dobbiamo dimenticare che le violenze vengono perpetrate ogni giorno». L’impegno costante delle Albe continua anche dietro le quinte: «Proprio in queste settimane Marco Martinelli conduce al Piccolo di Milano un laboratorio con un’ottantina di adolescenti su ‘Lisistrata’, un progetto che porta i giovani a confrontarsi con temi di giustizia, partecipazione e responsabilità. In questo modo, l’arte diventa esperienza concreta, uno strumento per educare, formare e far riflettere, trasformando il teatro in un’occasione quotidiana di consapevolezza e impegno sociale».
NADIA PADOVANI, MANAGER DI FAENZA
«Si possono dedicare giornate o fare iniziative di ogni tipo, ma credo serva un lavoro culturale e alla base della società - sottolinea Nadia Padovani, team principal del Gresini Racing di Faenza, protagonista nella MotoGp -. È importante che ci sia un insegnamento ai nostri bambini e ai nostri ragazzi, ancor prima che diventino uomini. La donna è come l’uomo e mai deve esserci sottomissione, figuriamoci violenza. Si tratta, come dicevo, di un lavoro che va fatto ad ogni livello, dalle scuole alle istituzioni, passando ovviamente per la famiglia, lì dove i genitori hanno quasi il dovere di affrontare l’argomento con i propri ragazzi. Chiudo e mi ripeto: la giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, e in generale le varie iniziative in questo senso, sono importantissime, ma restano fini a se stesse se non viene fatto un altro tipo di lavoro, di carattere educativo e portato avanti nelle varie fasi della crescita».
*Testi raccolti da Michela Ricci e Tomaso Palli