Malattie mentali, parla la presidente di Ama la vita: "Il disturbo non guarisce in ospedale, ma nel mondo"

Ravenna | 26 Febbraio 2017 Cronaca
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Maria Clara Schiffrer è presidente di «Ama la vita», associazione nata nel 2003 come auto mutuo aiuto dei familiari. «In questi anni abbiamo cercato di promuovere attività ricreative soprattutto per le famiglie, perchè quelle colpite da questi problemi tendono ad isolarsi. Col tempo sono stati coinvolti i nostri familiari, pazienti del servizio psichiatrico. Ora i soci continuano a svolgere attività di formazione e di auto aiuto e partecipano a tutti gli organismi che si occupano di migliorare i servizi». L’attività più longeva è quella del gruppo vela, che esiste dal 2006 e coinvolge una ventina di persone tra utenti e familiari. «E’ un polo di aggregazione e socializzazione anche per chi non frequenta più - osserva la presidente -. Ora ci sono due gruppi che, a diverso titolo, si occupano della barca, inoltre stiamo scrivendo un secondo libro sulla nostra attività per ripercorrere il cammino svolto finora». Per Schiffrer alla base di tutto c’è l’idea che «il disturbo mentale non guarisce negli ambulatori o dentro il servizio, ma fuori, nel mondo. Per questo abbiamo stabilito rapporti con l’associazionismo velico e sportivo. Ora la sede è presso quella dell’associazione Subdelphinus e qualcuno di noi è anche entrato negli organi direttivi. Oltre a questo abbiamo una collaborazione con Marinando e una barca di proprietà che un club Lions di Ravenna ci ha regalato nel 2008». «Ama la vita» è attiva tutto l’anno e si incontra ogni 15 giorni, «senza contare le riunioni di ogni sottogruppo di lavoro. In tutto coinvolgiamo una cinquantina di pazienti psichiatrici, il più giovane ha vent’anni, ma c’è anche qualcuno che è più vicino ai 50». Oltre alla vela ci sono corsi di yoga e di ballo, e molte persone vengono indirizzate direttamente dal servizio. «Tengo però a precisare che il servizio non è direttamente presente perchè non siamo una sua appendice. Noi non curiamo le persone, ma cerchiamo solo di renderle attive». (fe.fe.)
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