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Una mostra di Corelli ripercorre i territori del Poeta. Il curatore del progetto De Martino ce ne parla

Faenza | 10 Novembre 2020 Cultura
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FAENZA | Una mostra di Corelli ripercorre i territori del Poeta. De Martino ce ne parla
«Il ‘senso’ alto di Dante»
Elena Nencini
Si chiama «Il Viaggio di Dante. Firenze, Faenza, Ravenna (e ritorno). La linea della poesia» la mostra fotografica di Giampiero Corelli che apre martedì 10  (fino al 27 novembre) al salone delle Bandiere, nella Residenza comunale di Faenza.
Un percorso fotografico, che attraverso 30 immagini in bianco e nero, ha come fil rouge la linea ferroviaria Faentina che unisce Faenza e Firenze, considerata così una sorta di linea della poesia. Un immaginario viaggio di Dante dalla Toscana attraverso i territori dell’Appennino fino alla Romagna: oltre a immagini di Firenze, scatti di Faenza nella sue peculiarità culturali e turistiche (paesaggi, architettura e attività artistica e artigianale nella ceramica), panorami delle colline boscose e agricole di Brisighella, di Marradi nonché di Ravenna, nella quale, negli ultimi anni della sua vita, Dante trovò pace dopo il lungo esilio.
Il progetto è del fotografo ravennate Giampiero Corelli e di Domenico De Martino, patron da diversi anni della manifestazione «Dante 2021», che quest’anno non si è tenuta a causa dell’emergenza Covid19. E’ proprio De Martino a raccontarci questa mostra e la sua storia.
De Martino, come è nato il progetto?
«Da un’esperienza reale: per venire da Firenze a Ravenna il treno prendo proprio la Faentina e, con il tempo, ho imparato ad apprezzare non solo il viaggio, ma anche i paesaggi che si attraversavano, mi sono anche fermato per curiosità nei diversi paesi. A Marradi, Brisighella, Faenza ho scoperto dei luoghi, poi parlando con Corelli è nata l’idea di fare qualcosa per ricordare un percorso dantesco, ma non solo. Non era il percorso di Dante, chiaramente, probabilmente non è mai venuto direttamente da Firenze a Faenza, ma girando intorno al casentino toscano avrà percorso sicuramente queste terre».
Qual è stato quindi l’intento della mostra?
«Attraverso le fotografie volevamo sottolineare l’importanza di questo territorio, sia storicamente, la linea della poesia, che culturalmente, infatti a questo proposito abbiamo cercato di raccontare la cultura del marrone e dell’olivo, di cogliere la cultura del territorio. È una zona che si potrebbe conoscere meglio per avere un’attenzione turistica e produttiva. Faenza, capitale della maiolica, è molto conosciuta: del resto il termine faïence indica proprio questo tipo di materiale in tutto il mondo».
Come mai avete scelto il termine di «Linea della poesia»?
«Marradi è patria del poeta contemporaneo Dino Campana, ma Dante nel De Vulgari Eloquentia cita due poeti faentini, Tommaso e Ugolino Buzzola, perché si erano elevati sopra i rispettivi volgari municipali, nel caso specifico i dialetti romagnoli. E’ interessante nel percorso linguistico di Dante il cercare un volgare che non rappresenti solo un piccolo territorio, ma un volgare illustre che sia capace di misurarsi con tutti i temi, che non avesse le caratteristiche della municipalità. Insieme ai poeti siciliani e a quelli bolognesi sono stati capaci di esprimersi in una lingua che non fosse puramente per la comunicazione paesana».
Cosa ne avrebbe detto Dante della pandemia in cui siamo?
«Peste. Ecco la parola che Dante avrebbe usato. Tutte le nostre energie devono essere impiegate per fronteggiare quest’emergenza, ma il covid ci ha posto di fronte alla nostra intoccabilità, a tornare ad essere come l’uomo medievale che subiva la guerra, le invasioni, i soprusi dei grandi potenti sui poveri lavoratori e anche le malattie, le pandemie. Oggi stiamo riassaggiando questa cosa dolorosamente. Se non sfrutteremo questa ‘peste’ per crescere, sperando che finisca alla svelta, anche se Dante avrebbe detto “cerchiamo anche il senso”, un senso più alto, cosmico. Io non sono religioso, ma questa idea che c’era un amore universale che governava tutto mi piace molto. Corelli in queste foto ha colto uno sguardo dal basso, initimo, che emntra dentro. Ecco quello che posso dire  che mostre come questa sono sacche di resistenza che servono, non bisogna abbandonarsi totalmente al lockdown che va comunque rispettato. Nel 2021 forse faremo a Ravenna l’unico festival  dedicato a Dante».
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