Venti mesi da presidente E-R, parla de Pascale: «Politiche 2027, il centrosinistra acceleri su programma e leadership, in Regione passi avanti su sanità, post alluvione, mobilità e turismo»

Manuel Poletti - «Il centrosinistra punti su quattro temi chiari per il 2027: salute, tasse, lavoro e sicurezza, e non perda più tempo perché alle prossime Politiche si può davvero vincere e tornare al governo con una coalizione ampia, unita e soprattutto credibile». Venti mesi da presidente della Regione Emilia-Romagna per il cervese Michele de Pascale, ex sindaco di Ravenna fino al dicembre 2024. Un bilancio e nuove sfide. «In Emilia-Romagna abbiamo messo a posto i conti della sanità e offerto più prestazioni; bene l’accordo sul Passante di Bologna che avrà riflessi importanti anche in Romagna, di più era difficile ottenere; turismo, stagione molto promettente, agosto sarà importante, ma non più decisivo come anni fa perché abbiamo fatto della destagionalizzazione la nostra forza. Post alluvione, nuovi cantieri nel faentino e ravennate nel 2027, attendiamo la definizione del Pai Po dopo le 800 osservazioni. Porto, la riforma è un grave errore, va cambiata, altrimenti ricorreremo alla Corte Costituzionale».
Presidente de Pascale, sul Passante di Bologna avete raggiunto un accordo importante, non il massimo, ma anche per la Romagna ci sarà un impatto importante. Di più si poteva fare? I primi cantieri nel 2027?
«E’ stata una trattativa difficile, si è partiti da posizioni lontane, Regione ed enti locali hanno chiesto la piena attuazione di quanto pattuito nella precedente legislatura, ma il centrodestra aveva già espresso giudizi molto critici su quella soluzione. Poi si è aperto un dibattito che si era focalizzato su opere diverse e c’era il rischio concreto di non fare nulla. Dopo oltre un anno di lavoro si è arrivati ad un compromesso molto positivo, con il potenziamento dell’A14 verso la Romagna e il Ferrarese. Verrà rafforzata anche la tangenziale di Bologna».
Sui treni invece è sceso il silenzio sul quadruplicamento della linea Bologna-Castel Bolognese, come se ne esce? E’ finito su un binario morto?
«Il tema è attuale e deve rimanere nella nostra agenda e in quella di Rfi come priorità, anche perché il quadruplicamento di quella tratta è decisivo anche per il successivo sviluppo dell’Alta velocità dalla Romagna alla Puglia. Con Rfi c’è da mesi una discussione serrata da parte degli enti locali, che giustamente chiedono modifiche ad un primo progetto che era davvero troppo impattante per alcuni territori, in primis imolese e parti del faentino. E’ necessario arrivare comunque ad una mediazione che porti alla realizzazione dell’opera, che è già finanziata, altrimenti rischia di fermarsi tutto lo sviluppo della dorsale adriatica».
La sanità pubblica è la stella polare del mandato: lei ha ribadito più volte che «non saremo mai subalterni al quella privata». Dai ticket ritoccati per difedere i servizi all’assestamento di bilancio, come ne sta uscendo rafforzata la sanità pubblica regionale? Segnali positivi arrivano dalle liste d’attesa?
«Il 2026 per la sanità regionale è l’anno del riequilibrio dei conti e l’anno dell’apertura di tante Case di comunità legate al Pnrr. Entro il 2026 completeremo di fatto la rete di servizi di prossimità per i cittadini. Sul tema delle liste d’attesa noi ci siamo messi nelle condizioni di aumentare ancora il numero delle prestazioni, ma un ulteriore passo va effettuato nell’appropriatezza delle prescrizioni che vengono fatte. Un altro obiettivo importante per la Regione Emilia-Romagna riguarda poi la nuova legge sulla prevenzione che approveremo entro il 2026, ci poniamo come obiettivo di andare più avanti ancora su questo fronte, decisivo per il futuro».
Post alluvione, si avverte il cambio di registro col commissario Curcio: Faenza e tutta la Romagna sono le priorità, la Regione anticiperà le risorse per molte opere? Quanto tempo servirà ancora per avere il Pai Po definitvo, dopo le 800 osservazioni presentate a fine maggio? Conferma che i cantieri e le delocalizzazioni saranno avviati fra fine 2026 ed inizio 2027 o si slitterà tutto più avanti?
«Prevedibilmente servirà ancora quale che mese per avere il Pai Po definitivo, l’Autorità di bacino dovrà rispondere infatti alle 800 osservazioni presentate, soprattutto su quelle dedicate alle aree di allagamento. Sarebbe importante che tutto ciò avennisse entro il 2026. Detto questo la Regione comunque entro ottobre 2026 anticiperà 500 milioni di euro per le prime opere, non aspetteremo infatti la chiusura del Pai. Dentro al Piano ci sono già una serie di opere di cui non è più in dubbio la realizzazione, come ad esempio il nodo idraulico di Faenza ed alcune opere previste nelle aree dell’imolese e del cesenate. Su queste, fatta la progettazione esecutiva, dal 2027 potranno partire i cantieri. Poi rimane un capitolo critico: le opere che come Regione abbiamo affidato all’Agenzia statale purtroppo sono in notevole ritardo, su alcune non si sa nemmeno se ci siano i progetti e questo francamente non è accettabile».
Turismo, la stagione è entrata nel vivo, i dati dei primi mesi del 2026 sono incoraggianti. Nel programma di mandato avete comunque previsto un «aggiornamento» della Riviera romagnola. Il percorso a che punto è? I bandi della Bolkestein ci saranno nel 2027, che impressione ha? Si rischia una rivoluzione del modello romagnolo?
«Durante l’incontro con il ministro Salvini di qualche giorno fa è stato annunciato che il Bando tipo per le aste uscirà entro l’inizio d’agosto. L’appello che faccio a tutti i soggetti coinvolti a questo è ‘basta polemiche” sulla Bolkestein, alla fine si è fatto il meglio che si poteva fare. Portiamo a termine questo percorso in maniera più ordinata e concreta possibile. L’economia balneare per la Romagna è importante, il turismo è un pilastro della nostra economia, dobbiamo salvaguardarla. Dobbiamo puntare sempre di più sulla qualità dei servizi in Romagna, spero che il bando tipo consenta ai Comuni di fare gare con criteri chiari per chi vuole investire e anche per dovrà essere risarcito degli investimenti passati».
Per il Porto Ravenna ci sono dati record anche nel 2026. Preoccupa molto la riforma nazionale che toglie peso all’istituzione di livello locale, c’è spazio per modifiche?
«Sul disegno di riforma il Governo Meloni si sta dimostrando completamente sordo alle critiche ed ai suggerimenti effettuati dal sistema delle Regioni, questo nuovo impianto normativo rappresenta un grande passo indietro rispetto al federalismo tanto sventolato dalla Lega ad esempio ed è anche un passo indietro rispetto all’attuale gestione dei porti. Già ora posso garantire che se questa riforma andrà avanti e verrà approvata così come la conosciamo oggi, la Regione Emilia-Romagna valuterà il ricorso a Corte costituzionale, perché vìola il coinvolgimento enti locali. Su questo punto Veneto e Friuli mi stanno stupendo negativamente».
Energia, la Romagna era già stata penalizzata nel recente passato dal Governo Conte-Salvini sulle estrazioni di gas in Adriatico. L’esecutivo Meloni ha invece bocciato l’eolico offshore, tanto che il progetto ravennate di Agnes è fermo. Bisogna aspettare il nuovo governo per sbloccare il mega progetto?
«Su questo punto c’è stato proprio un errore strategico del governo Meloni, che aveva ereditato un lavoro positivo dell’esecutivo Draghi, poi i prezzi dell’energia si sono abbassati e il governo dall’autunno 2022 ad oggi è stato inspiegabilmente fermo. In questo contesto bloccare il progetto del mega parco eolico di Agnes è completamente sbagliato. Ora la chiusura di Hormuz pesa molto, ma il dibattito si è concentrato sul nuovo nucleare, che se tutto andrà bene sarà pronto forse fra 15 anni. E’ un’arma di distrazione di massa, perché sarà difficilmente realizzabile».
Infine a livello nazionale il dibattito politico è già indirizzato alle elezioni 2027. Il fattore Vannacci può davvero far perdere le elezioni al centrodestra? Il centrosinistra si sta muovendo in maniera adeguata e rapida per arrivare pronto all’appuntamento?
«Io penso che quello che è avvenuto nel campo della destra ha cambiato il futuro della politica a Roma. Futuro nazionale del generale Vannacci si fonda su un giudizio negativo del governo Meloni, in particolare su temi come l’immigrazione, la sicurezza e l’atteggiamento “supino” del governo italiano rispetto agli Usa di Trump. Su questi elementi la destra si sta rompendo e la palla può davvero tornare in mano al centrosinistra, che se non sbaglia può vincere. Le tempistiche della nostra coalizione però non sono consone alla sfida, siamo in ritardo e abbiamo perso tempo prezioso dopo il Referendum. Servirà un centrosinistra largo, unito e soprattutto credibile davanti agli elettori con un progetto chiaro per governare a lungo. I temi principali programmatici devono essere a mio parere pochi e chiari: salute, tasse, lavoro e sicurezza. Poi una volta definito il quadro programmatico con chiarezza dovremo dire chi guiderà il goerno in caso di vittoria, il tema della leadership si può risolvere in diversi modi, fra cui anche le primarie se non c’è un accordo fra i partiti. L’importante è non perdere più tempo prezioso in dibattiti fumosi».