«Spudoratamente Liscio», su Rai Play Sound il podcast di Federica Manzitti sul mondo delle balere: «C'è tutta l'essenza della Romagna»

Michela Ricci - Cinque episodi, cinque strumenti, un’unica storia che cambia continuamente ritmo. «Spudoratamente Liscio», da pochi giorni disponibile su RaiPlay Sound, è un nuovo podcast che prende il genere simbolo della Romagna e lo racconta pezzo per pezzo, tra clarinetti, violini, fisarmoniche e voci. Un viaggio sonoro dentro le balere e i luoghi dove il liscio continua a vivere, dalle Cupole di Castel Bolognese alla Fira di Sett Dulur a Russi, costruito attraverso testimonianze dirette e materiali d’archivio, capace di restituire un’immagine del liscio lontana dai cliché. Non un reperto del passato, ma musica viva, attraversata da generazioni diverse e in continua trasformazione. A guidare questo percorso è la giornalista Federica Manzitti, che collabora con il Corriere della Sera e da anni affianca alla scrittura il racconto attraverso la voce, esplorando le possibilità dell’audio-documentario. Premiata in diversi festival, tra cui Ilpod 2025 e Anello Debole 2019, con «Spudoratamente Liscio» firma un progetto che intreccia memoria e presente, paesaggio e identità, muovendosi tra spiagge, colline e sale da ballo. Tra gli ospiti del podcast ci sono Mirko e Riccarda Casadei, Moreno il Biondo, Roberta Cappelletti, Federico Savini e molti altri.
Partiamo dal titolo del podcast: perché «spudoratamente»?
«È una provocazione. Da esterna al mondo del liscio ho sempre avuto l’impressione che, soprattutto per la mia generazione, per quelli che hanno una cinquantina d’anni, questa musica porti con sé una sorta di pudore culturale: viene associata a un immaginario folkloristico, territoriale, a volte persino provinciale. Invece, entrando davvero in quel mondo, ho scoperto una realtà molto più ricca e complessa. ‘Spudoratamente’ è un invito a mettere da parte quei filtri e a lasciarsi andare. Ma è anche qualcosa che appartiene profondamente alla Romagna: una terra franca, concreta, legata ai piaceri della vita e della terra. In questo senso il liscio è spudorato proprio come lo è la sua natura e lo è nel senso più bello del termine».
Come ha capito che questa storia andava raccontata?
«Tutto parte da una passione personale: le balere mi hanno sempre incuriosita e in casa ho sempre avuto qualche disco dei Casadei. L’idea del podcast è arrivata dopo, osservando quello che stava succedendo altrove: una generazione di giovanissimi che, in diverse parti d’Italia, stava riscoprendo le tradizioni folk. Mi sono chiesta se qualcosa di simile stesse accadendo anche in Romagna. Ho iniziato a cercare, a entrare in contatto con questo mondo… e poi, come spesso succede, una storia ha cominciato a chiamarne un’altra».
C’è qualcosa che l’ha stupita in questo viaggio?
«Mi ha colpito, prima di tutto, quanto il fascino delle balere sia ancora vivo. Ballare in coppia mette in gioco molto: il corpo, il rapporto con l’altro, il modo in cui ci si espone. Ma soprattutto mi ha sorpresa l’umanità che si incontra in pista. È uno spazio inclusivo, senza troppe sovrastrutture: ci sono giovani e anziani, corpi diversi, anche persone con disabilità. Non importa con chi arrivi o se hai un partner: si balla, si sta insieme, si condivide quel momento, senza troppe aspettative. È qualcosa di molto semplice, ma anche molto potente. Perché parla di temi che riguardano tutti: il bisogno di contatto, la libertà di essere come si è, il superamento dei giudizi sul corpo, il dialogo tra generazioni».
Nel suo racconto emerge un’immagine del liscio tutt’altro che nostalgica…
«Era proprio il punto di partenza: guardare a quello che succede oggi. Se entri in una sala da ballo, chi trovi? La sorpresa più grande è stata scoprire quanti giovani si stanno riappropriando di questa musica. C’è chi lo fa in modo più filologico e chi la reinventa e la porta altrove. Ma è un segno chiaro: il liscio non è fermo, continua a trasformarsi».
Nel podcast si parla anche di una terra segnata dalle alluvioni. Ha visto un legame tra la musica - il liscio - e la capacità di resistere?
«Sì, credo ci sia. Nei video degli angeli del fango che spalano e intonano le canzoni della tradizione romagnola, sembra quasi che cantando vogliano ricomporre il paesaggio sfigurato dall’alluvione. È nelle avversità che si percepisce davvero il senso di appartenenza a una comunità. In questo senso, la musica funziona come un collante: porta con sé il dolore, ma anche la forza di ricominciare».
C’è qualcosa nel carattere romagnolo che spiega perché il liscio è nato proprio qui?
«Il liscio nasce in Romagna grazie a una spudoratezza tutta locale. C’è una coscienza di comunità e una capacità di appropriazione culturale: quella che una volta era una consuetudine delle classi borghesi - ballare abbracciati, organizzare feste danzanti - diventa patrimonio di tutti. Non a caso è qui che sono nate le cooperative e che ancora oggi la partecipazione alla vita civile e politica è così vivace. Forse, più di tutto, il liscio è il frutto di questa mentalità romagnola: concreta, collettiva e senza paura di mostrarsi com’è. Nel carattere spudorato del liscio, c’è tutta l’essenza della Romagna».
Perché raccontare il liscio e la Romagna in un podcast, e non con un articolo o un video-documentario?
«Ho fatto radio tutta la vita e realizzo podcast da anni, credo molto nel racconto sonoro. La voce non trasmette solo informazioni: porta suggestioni, emozioni, una fisicità che coinvolge l’ascoltatore. In mancanza della vista, chi ascolta è chiamato a ricreare nella propria testa le immagini. Credo tanto nel linguaggio audio, soprattutto in una storia come questa: musicale, dialettale, fatta di ritmo e musicalità delle voci. L’audio permette di vivere la musica e il territorio in modo diretto e intimo».