Riforma dei Porti, entro il 2026 dovrebbe andare "in porto". Dal Festival Deportibus in corso a Ravenna il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi ha delineato il percorso parlamentare e l'apertura del governo a possibili modifiche del testo nelle commissioni competenti. “Partiamo da una constatazione: oggi nei mercati marittimi in maggiore crescita ci siamo poco o non ci siamo affatto e i nostri porti messi assieme fanno meno container del solo porto di Rotterdam: il tutto mentre alcuni scali come ad esempio Trieste lavorano quasi solo per il mercato estero. L’obiettivo della riforma è armonizzare il sistema nel suo complesso e creare una struttura che consenta il coordinamento fra i porti” ha esordito Rixi, che ha poi aggiunto: “Per la prima volta la riforma viene fatta con una legge parlamentare perché è pensata per il paese e non per il governo. Bisogna però stare attenti a non bloccare l’operatività dei porti, in passato quando sono stati fatti accorpamenti delle autorità portuali sono stati bloccati investimenti sugli scali. Le autorità di sistema oggi non sono attrezzate per progettare e gestire le grandi opere, come ad esempio la diga di Genova o la piattaforma Europa di Livorno: per questo serve un elemento di coordinamento e gestione, che coadiuvi nei processi le singole Adsp, una cabina di regia che si interfacci fra ministero e porti, utile soprattutto per gli scali medio-piccoli”.
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