Quando la musica è rinascita, così la Romagna torna «in fiore»: da Faenza a Ravenna, 9 concerti dall’1 maggio nei luoghi dell’alluvione, tra gli ospiti Niccolò Fabi e Irene Grandi

Emilia Romagna | 30 Aprile 2026 Cultura
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Michela Ricci - Dove l’acqua ha lasciato il segno, oggi tornano le persone. E con loro la musica, che da tre anni accompagna la rinascita di questi territori. Da qui riparte «Romagna in fiore», la rassegna diffusa ideata da Ravenna Festival e curata da Franco Masotti, in programma dall’1 al 24 maggio con nove appuntamenti tra parchi, colline, foreste e giardini. Alla terza edizione, il progetto continua a muoversi nei territori più colpiti dall’alluvione del maggio 2023, tornando in alcuni luoghi simbolici, ma allargandosi anche ad altre comunità. Da Modigliana a Faenza, da Forlì a Ravenna, passando per Fontanelice, Cotignola, Santa Sofia, Bertinoro e il Rifugio Ca’ Carnè, la musica diventa ancora una volta occasione di incontro, scoperta e presenza.

SUONI, TRADIZIONI E PAESAGGI
Ad aprire la rassegna, venerdì 1 maggio, sarà il polistrumentista Davide Ambrogio alla Torre di Fornione di Fontanelice, con un progetto musicale che intreccia la tradizione orale della sua Calabria alla sperimentazione contemporanea. L’opening act è affidato alla sassofonista Laura Agnusdei. Il giorno successivo, sabato 2 maggio, la musica della Bandabardò porterà l’energia del folk all’Arena delle Balle di Paglia di Cotignola, l’unico anfiteatro di paglia della Romagna, spazio effimero che da anni ospita concerti, teatro, narrazioni, land-art, esplorazioni e incontri poetici. Domenica 3 maggio il concentrato di energia ed emozioni che sempre accompagna le esibizioni del Canzoniere Grecanico Salentino, ingranaggio fondamentale della Notte della Taranta che da oltre 50 anni contribuisce a preservare e rinnovare la cultura popolare del Salento, fa tappa alla foresta di Montebello, a Modigliana. Sabato 9 maggio la musica arriva sulle colline di Faenza, a Castel Raniero, che oggi è ‘casa’ dell’ormai storico festival folk «La Musica nelle Aie». In scena c’è Motta, uno dei cantautori chiave della generazione millennial e tra le voci più riconoscibili della nuova canzone d’autore italiana. Domenica 10 maggio il Parco fluviale Giorgio Zanniboni di Santa Sofia ospiterà Enzo Avitabile, musicista di lungo corso che ha veleggiato dal pop ai ritmi afroamericani, dalla musica antica al canto sacro, attraverso innumerevoli collaborazioni che includono anche James Brown, Tina Turner e Pino Daniele, che sarà affiancato in apertura dal Trio Fusaifusa.

STORIE IN CONCERTO
Dopo i primi appuntamenti tra tradizione, contaminazioni e paesaggi, la rassegna entra nella sua seconda parte, dove il cartellone si concentra su alcuni dei nomi più riconoscibili della scena italiana e su luoghi che portano con sé un forte valore simbolico. Sabato 16 maggio il palco naturale del rifugio Ca’ Carnè, nel Parco della Vena del Gesso Romagnola, accoglierà Eugenio Finardi, che nel 2025 ha festeggiato i 50 anni dal suo primo album con un tour e il nuovo disco «Tutto». Il Parco urbano Franco Agosto di Forlì sarà teatro, domenica 17 maggio, del concerto di Irene Grandi, una delle regine indiscusse del pop italiano, alla cui storia ha contribuito con hit indimenticabili, collaborazioni, costante ricerca musicale e un’energia inesauribile. La rassegna prosegue con Niccolò Fabi, sabato 23 maggio alla Torraccia di Ravenna, che aprirà il suo tour estivo proprio in uno dei terreni della storica cooperativa agricola C.A.B. Ter.Ra., che durante l’alluvione del 2023 sacrificò parte dei propri campi per permettere il deflusso delle acque e proteggere il centro storico della città. A chiudere la rassegna, domenica 24 maggio nei giardini della Rocca di Bertinoro, sarà il cantautore brasiliano Zé Ibarra, che ha appena pubblicato il suo secondo album da solista, «Afim».

IL SEME NATO DAL FANGO
Nata nel 2024 come gesto concreto di vicinanza a un territorio ferito, «Romagna in fiore» è oggi una delle esperienze più riconoscibili della primavera culturale romagnola. «Siamo arrivati alla terza edizione di un progetto che, sulla carta, non doveva avere un seguito - confessa il curatore della rassegna Franco Masotti -. Era nato come un unicum, un gesto di solidarietà nel fango dell’alluvione. Ma l’energia è stata tale che ci è stato chiesto di continuare, di trasformare l’emergenza in un appuntamento fisso». Il cuore pulsante della rassegna è la sua anima ecosostenibile. Non si arriva ai concerti in auto, ma a piedi o in bicicletta, magari accompagnati dai propri animali. «È un’occasione di condivisione autentica - spiega Masotti -. In un’epoca di grandi eventi dai costi spesso proibitivi, noi abbiamo scelto una strada opposta: un biglietto simbolico al costo di 5 euro per rendere la musica davvero accessibile a tutti. Vogliamo che la gente scopra il proprio territorio, magari luoghi a pochi chilometri da casa che però non ha mai avuto occasione di esplorare. È anche un modo per valorizzare le comunità più fragili, penso per esempio alle località della nostra collina, colpite dalle frane». Per gli artisti in cartellone, partecipare a «Romagna in fiore» richiede un cambio di prospettiva. «Chiediamo agli artisti di sacrificare la ‘grandezza’ tecnologica. Qui non ci sono camerini hollywoodiani né strutture invasive, ma piccoli palchi immersi nel verde. Scegliamo musicisti con una spiccata sensibilità ambientale, felici di suonare alla luce del pomeriggio. C’è un aspetto poetico in questo: alla luce del sole, gli artisti possono finalmente guardare in faccia il loro pubblico, vedere i sorrisi e le emozioni che al buio dei grandi stadi restano invisibili». L’esperimento sembra aver conquistato soprattutto i più giovani, attratti da una formula che unisce qualità artistica e rispetto assoluto per la natura, ma anche gli adulti e le famiglie. «Ogni anno l’emozione è forte per tutti: per chi suona, per chi organizza e per chi cammina. Siamo partiti dal fango, ma oggi camminiamo insieme verso il futuro».
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