Palazzuolo sul Senio, i volontari sulla frana del rio Rovigo: «C'è ancora tanto lavoro da dover fare»

Emilia Romagna | 06 Aprile 2026 Blog Settesere
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Elena Bertaccini - «Palazzuolo sul pattume»: così qualcuno ha amaramente ribattezzato il Comune di Palazzuolo sul Senio, dopo che, in seguito alla frana del 14 marzo 2025, è tornata alla luce una maxidiscarica di inizio anni ‘70. Sessanta mila tonnellate stimate, riversate in uno scrigno di biodiversità dell’Alto Mugello, nei pressi del passo della Sambuca, da camion che arrivavano a scaricarne 300 al giorno. Proveniva da Firenze il ‘sudicio’, come lo chiamano oltre Appennino. Film già visto: il capoluogo di Regione ha fatto seppellire i rifiuti nel territorio di uno dei suoi piccoli Comuni di provincia, in cambio di qualche contropartita. Da quando il disastro ambientale è venuto alla luce, è stato fatto molto, ma non ancora abbastanza. L’ordinanza 1140 del 2 maggio 2025, firmata da Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile, ha nominato commisario delegato all’Emergenza Rovigo Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana. Della pulizia dell’alveo del fiume, affluente del Santerno, se n’è occupato, a spese della Regione, il Consorzio di bonifica 3 medio Valdarno e i volontari del Comitato acque Rovigo-Santerno hanno svolto un’ulteriore opera di pulizia del torrente durante l’estate scorsa. Sono state finora conferite in discarica circa 2.200 tonnellate di rifiuti e, dopo l’intervento, la loro presenza è parsa solo residuale tra il molino dei Diacci e la cascata di Rovigo. «Nonostante la creazione di piazzole di eli-prelievo dei rifiuti, la vegetazione in alveo è stata perfettamente preservata» assicura il fisico Massimo Del Guasta di Barberino di Mugello, che invita però a non ritenere il problema risolto: «Resta ancora l’incubo per il resto della discarica che ha originato il disastro, i cui lavori di bonifica sono andati a rilento». A seguito infatti di indagini più approfondite, condotte dal Comune di Palazzuolo, risultano da rimuovere e portare via dal sito circa 7400 tonnellate ulteriori di rifiuti e a occuparsene dovrebbe essere proprio il Comune della valle del Senio. «Nuovi lavori? Al momento è tutto fermo e la frana deve ancora essere messa in sicurezza - dichiara Eva Pasquarella, portavoce del Comitato dei volontari. E dire che gli interventi sarebbero dovuti ricominciare a metà dicembre scorso, come aveva dichiarato Marco Bottino, sindaco di Palazzuolo, in una conferenza pubblica, a fine anno». Il primo cittadino, per il quale l’obiettivo è «la bonifica completa» fa sapere, dal canto suo, che più di 4 milioni di euro sono già stati spesi e 800mila sono ancora in transito. «Le ditte impiegate -spiega- sono andate avanti il più possibile, si sono poi fermate, in agosto, per la mancanza di fondi, in un periodo in cui sarebbe stato semplice continuare i lavori». All’oggi, sulla questione fondi, interviene, in una recente nota, Giovanni Massini, responsabile della Direzione generale per la difesa del suolo e protezione civile della Regione Toscana, chiarendo che con l’ultima delibera del Consiglio dei Ministri del 29/12/2025, non ancora pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, «sono state assegnate ulteriori risorse per 96.870.000, di cui circa 83 Mln di euro per l’attuazione degli interventi urgenti». Il commissario Giani ha inoltre chiesto alla Protezione civile, sulla base delle stime del Comune di Palazzuolo, altri 2 milioni 530 euro, per ultimare i lavori di bonifica e messa in sicurezza del sito. Si attende ora l’autorizzazione della Protezione civile, per l’effettivo impiego delle risorse. E intanto, quando piove molto, si trema da quelle parti: il fiume in piena rischia di lambire la discarica, immettendo così altri rifiuti nell’alveo. Delle reti di contenimento paramassi e pararifiuti, costate 600mila euro, sono state posizionate a valle della frana, ma non hanno retto all’azione delle piene e sono già crollate due volte. Occuparsi del Rovigo equivale ad occuparsi del Santerno, poiché quest’ultimo ne riceve le acque. Sul fiume della vallata imolese ha operato durante l’inverno, tempo permettendo, la ditta Agriambiente, come ha dichiarato il sindaco di Firenzuola, Giampaolo Buti, al giornale Il Filo del Mugello: «Hanno ripulito un primo tratto dal ponte di Coniale fino a Scheggianico e non hanno trovato tanti rifiuti. Nel tratto fino a San Pellegrino troveranno qualcosa in più, e con la buona stagione ripartiranno anche i volontari». E aspettano di tornare all’opera, i volontari, con gli stivali di gomma e la schiena china per ore a frugare tra i massi del rio, alla ricerca di quei rifiuti, plastiche perlopiù, che il grosso dell’intervento iniziale di pulizia non ha potuto intercettare. A un anno dalla frana chiedono partecipazione e trasparenza alle amministrazioni locali e regionali: «Da dieci mesi -scrivono in un comunicato- stiamo aspettando i risultati dei carotaggi, non ancora resi pubblici, per verificare l’estensione della discarica. Chiediamo -concludono- la risposta della Procura di Firenze all’esposto presentato dai cittadini e dalle associazioni locali il 30 marzo 2025, per chiarire le responsabilità di questo disastro ambientale». Anche se Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) non ha rilevato una grossa pericolosità nei rifiuti della discarica ai margini del Rovigo, poiché ormai sono mineralizzati, è comunque evidente che hanno avuto un serio impatto sul territorio. Marco Bottino, amaro e critico nei confronti di Francesco Costa, il sindaco in carica a Palazzuolo al tempo dello sversamento, non usa mezzi termini: «Nonostante fosse un amministratore pubblico, ha agito da delinquente. Fossi stato in carica io, al tempo delle decisioni, non avrei percorso la stessa strada. Quando tutto sarà finito creeremo un memoriale per ricordarci della frana e di cosa ha comportato». È passato un anno dalla frana del Rovigo. La settimana scorsa, sabato 14 marzo, i volontari hanno voluto ricordare l’anniversario con l’evento Buon compleanno frana!: un pranzo al ristorante Le Spiagge con chi ha dato, a vario titolo, il suo contributo al recupero di un luogo del cuore dell’Appennino e poi una camminata di un’ora nell’alta valle del Rovigo, per vedere con i propri occhi ciò che desta ancora preoccupazione. «Non vogliamo -chiosa Pasquarella- che un’altra frana vanifichi il lavoro fatto sinora».
 
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