Musei, da Ravenna a Faenza un 2025 col segno più: crescono i visitatori, i numeri tornano ai livelli pre-Covid

Emilia Romagna | 31 Gennaio 2026 Cultura
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Michela Ricci
Non solo sale espositive, ma luoghi vivi, attraversati, abitati. Il 2025 dei musei del territorio restituisce l’immagine di istituzioni culturali che hanno saputo rimettere al centro il pubblico, tornando ai livelli pre-Covid e sperimentando nuove forme di relazione con la città. I numeri dei visitatori crescono, ma a colpire è anche la varietà delle proposte: laboratori per le scuole, progetti di accessibilità, collaborazioni con università e istituti di formazione, eventi serali, applicazioni digitali pensate per pubblici diversi. Un percorso che ha coinvolto il Mar di Ravenna, il Mic di Faenza e i Musei nazionali di Ravenna, e che si apre ora a un 2026 ricco di novità, tra riallestimenti, grandi festival, progetti internazionali.

VISITATORI IN CRESCITA
Il 2025 restituisce l’immagine di musei attraversati da un pubblico numeroso e variegato, interessato non solo alle grandi mostre temporanee, ma anche alle collezioni permanenti e alle attività collaterali. Al Mar - Museo d’arte della Città di Ravenna i visitatori sono stati circa 45mila nel corso dell’anno, quasi raddoppiati rispetto al 2023, quando gli ingressi erano stati 26mila. «Abbiamo notato un interesse crescente non solo per le mostre temporanee, ma anche per le collezioni permanenti» spiega il direttore Roberto Cantagalli. Numeri positivi anche per il Mic - Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, diretto da Claudia Casali, che nel 2025 «ha registrato circa 30mila visitatori, in linea con gli anni precedenti. Il dato importante non è soltanto quello degli ingressi, ma la grande partecipazione alle attività didattiche e alle iniziative rivolte a bambini e famiglie». Il 2025 si conferma un anno di crescita anche per i Musei nazionali di Ravenna, che hanno registrato 354mila visitatori, con un incremento di quasi il 9% rispetto al 2024. Un risultato che coinvolge l’intero sistema dei sei luoghi statali, dalla Basilica di Sant’Apollinare in Classe al Museo Nazionale di Ravenna, fino al Mausoleo di Teodorico e al Battistero degli Ariani. Nel confronto con gli anni della pandemia, il dato appare ancora più significativo: dopo i cali registrati tra il 2020 e il 2021, i musei del territorio hanno progressivamente recuperato pubblico e interesse, tornando nel 2025 su livelli paragonabili a quelli pre-Covid, ponendo basi solide per le sfide future.

SPAZI DA VIVERE
Accanto ai numeri, il 2025 conferma un cambiamento più profondo: i musei del territorio sono sempre meno percepiti come luoghi esclusivamente espositivi e sempre più come spazi di incontro, produzione culturale e relazione con la città. Una trasformazione che passa attraverso collaborazioni, progetti condivisi e un’offerta capace di dialogare con linguaggi diversi. Al Mar di Ravenna questa vocazione si è tradotta in un intenso lavoro di rete con istituzioni culturali e formative del territorio. «Ci siamo concentrati su iniziative in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio e con associazioni che si occupano di cinema, teatro, danza e fotografia - sottolinea Cantagalli -. Un percorso che ha contribuito a fare del museo un vero e proprio hub della cultura», rafforzato anche dalla collaborazione con RavennAntica, che ha coinvolto oltre 5mila ragazzi in laboratori dedicati al mosaico. Anche al Mic di Faenza il museo è stato vissuto come uno spazio da abitare in modi diversi, come conferma Casali: «I concerti, gli ‘Aperi-Gene’, le visite serali hanno offerto occasioni alternative di fruizione degli ambienti museali, riscuotendo una partecipazione costante».

MUSEI SENZA BARRIERE
Nel 2025 l’accessibilità è diventata uno dei fili conduttori dell’offerta culturale dei musei del territorio, declinata non solo in termini di spazi fisici ma soprattutto nell’esperienza di visita e nelle modalità di fruizione. Al Mar di Ravenna, oltre ai percorsi tradizionali, sono state organizzate visite guidate con la lingua dei segni (Lis) per persone sordomute e, per le mostre di quadri o dipinti, sono state predisposte riproduzioni in rilievo delle opere, così che anche i visitatori non vedenti potessero percepire gli elementi principali delle opere esposte. Un’attenzione simile si riscontra al Mic di Faenza, dove c’è la possibilità «di accedere a tour audio-guidati e testi che raccontano con un tono colloquiale la collezione del museo. I percorsi di visita sono stati ideati per target diversi: adulti e bambini, con grande attenzione all’accessibilità» sottolinea Casali.

GIOVANI E DIGITALE
Il pubblico dei musei è oggi sempre più eterogeneo per età, interessi e modalità di fruizione. Al Mar di Ravenna, «la fascia più presente resta quella degli over 30, ma l’attenzione verso giovani e giovanissimi è costante e strutturata». Ne sono esempi il progetto ‘Il Mar dei piccoli’, in partenza il 31 gennaio, e il Coconino Festival, dedicato al fumetto, che coinvolge ogni anno un pubblico giovane e appassionato. Le nuove tecnologie giocano un ruolo centrale non solo per i giovani, ma come strumenti capaci di rendere l’esperienza museale più consapevole e partecipata per tutti. Al Mar è molto scaricata l’App, che il pubblico usa per informarsi prima di andare a visitare il museo. Anche l’App del Mic di Faenza è molto utilizzata, e i visitatori possono trovare tour audioguidati e testi colloquiali che raccontano la collezione in modo accessibile e coinvolgente. Sempre tramite app o sito è possibile accedere a ‘Fragments - Frammenti dal Futuro’, un videogioco ludico-educativo rivolto agli under 30, con focus sulla fascia 14-19 anni.

LE SFIDE DEL 2026
Il 2026 si annuncia come un anno di trasformazioni concrete e nuove sfide progettuali per i musei del territorio, tra cantieri aperti, ampliamenti dell’offerta e un forte investimento sulla ricerca e sull’internazionalizzazione. Al Mar di Ravenna i lavori in corso sono destinati a modificarne in parte il volto: «Nei prossimi mesi nascerà una nuova sezione dedicata alla fotografia, con opere di Paolo Roversi», annuncia Cantagalli, affiancata da interventi sull’ingresso e sull’accesso alla pinacoteca, pensati per migliorare la fruizione degli spazi. Prosegue inoltre il progetto della gipsoteca, una nuova sezione dedicata ai gessi, che andrà ad arricchire il percorso museale. Un orizzonte altrettanto dinamico si profila per il Mic di Faenza, dove il 2026 sarà segnato da nuove mostre, percorsi di ricerca e una forte apertura internazionale. Tra le novità, l’esposizione dedicata ad Alchimia Ginori, che sarà inaugurata il 31 gennaio. «Poi il progetto Erasmus dedicato al restauro dei danni bellici, realizzato in collaborazione con il Cnr di Pisa, che permetterà di sperimentare nuove tecniche di intervento - conclude Casali -. Il prossimo anno sarà inoltre quello di Argillà, il grande festival internazionale della ceramica».
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