La faentina Isabella Del Fagio presenta al Mei il suo nuovo disco senza «Confini»

Non sono molte le voci faentine che si esibiscono in casa, sul palco del Mei, ma Isabella Del Fagio è tra queste. Il 3 ottobre la giovane cantautrice presenterà il suo primo disco, «Confini», un viaggio tra storie di vita, memoria e impegno sociale. Il disco è composto da cinque tracce, disponibili sia online sia su supporto fisico, che esplorano diverse prospettive sul tema dei limiti e delle barriere nella vita e nella società. «Il filo conduttore è proprio questo: raccontare i confini da vari punti di vista - spiega Isabella -. C’è un brano sulla migrazione, uno sull’alluvione di Faenza, uno parla di mia nonna, dei confini della memoria e della trasmissione dei ricordi. La traccia finale, che dà il titolo all’album, lancia un messaggio chiaro: l’unico confine che abbiamo è la nostra pelle. Non ci devono essere barriere sociali, politiche, territoriali: siamo tutti esseri umani». La musica fa parte di Isabella da sempre: «I miei genitori mi hanno iscritta da piccolissima al corso di propedeutica musicale, poi ho studiato alla scuola di musica Sarti, suonando violino, pianoforte e chitarra. L’approccio al cantautorato è arrivato verso i 18 anni ed è stata una naturale evoluzione del mio percorso». Oggi studia musicoterapia e continua a suonare e scrivere canzoni, traendo ispirazione dai grandi cantautori italiani, come De André, Guccini, Dalla, Gaber, Stefano Rosso, che «mio padre mi ha sempre fatto ascoltare fin da piccola». Scrivere canzoni per lei significa prima di tutto comunicare ciò che sente: «Per me la musica è vita, ascolto, coraggio. Scrivo per dare forma ai miei pensieri e alle emozioni, e mi fa piacere quando qualcuno le ascolta. Ma lo faccio soprattutto perché credo in quello che racconto». Proprio per questo, secondo Isabella, l’artista ha anche un ruolo di responsabilità: «Ci vuole il coraggio di dire anche cose scomode, che la gente non vuole sentire. Negli anni ’60 e ’70 la musica era questo, c’era un gran bisogno di rivoluzione. Oggi forse non si avverte più questa necessità, eppure servirebbe. Le persone spesso sono come anestetizzate, pensano solo alla propria bolla, non guardano oltre. Invece bisognerebbe avere uno sguardo più ampio e pensare anche agli altri». Guardando al suo futuro, Isabella si augura «di continuare a imparare sempre cose nuove del mondo e di quello che succede intorno a me. Nel mio piccolo, spero di fare una rivoluzione. Di poter lasciare un piccolo seme nelle persone, con la speranza che qualcosa di buono possa crescere». (m.r.)