IL TESSITORE DEL VENTO | Le lenticchie di Caldenda

Emilia Romagna | 05 Dicembre 2022 Blog Settesere
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Guido Tampieri - Cosa stiamo cercando di preciso? Si dice che chi cerca trova ma se uno non sa cosa cercare come fa a trovarla? Capita a tutti di perdere delle cose. Io ho l’abitudine di mettere quelle più preziose, libri e appunti in genere, in posti sicuri e puntualmente quando mi servono non le trovo. È quel che accade con l’identità perduta della sinistra, oggetto di una ricerca a volte appassionata, altre superficiale, quasi mai gioiosa.
In ogni caso indeterminata. Perché un conto è cercare l’identità della sinistra del terzo millennio, indagare le ragioni di una difficoltà prolungata e planetaria dei suoi pensieri prima che delle sue azioni a comporre un’idea desiderabile di società ordinata secondo principi di giustizia; un altro è restringere il campo di indagine alle prospettive del Pd, che di quelle difficoltà è più espressione che causa e di quell’insieme confuso e disgregato che chiamiamo area progressista è parte e non tutto.
Nel primo caso l’impegno riguarda tutta la sinistra, si spinge oltre la sua configurazione attuale, presume una consapevolezza, comporta una responsabilità diffusa, sollecita una collaborazione che ponga fine al triste agitar di bandierine volte ad affermare una supremazia sul nulla. Una perversione dove il trionfo della destra diventa un evento trascurabile, a perdere è solo il Pd e tutti gli altri sembrano aver vinto, impegnati come sono non a ricercare quel che anche a loro manca, ma a danzare sulle spoglie dello sconfitto. Nel secondo caso il compito di dare un’identità al Pd resta affidato a dirigenti e iscritti che portano la responsabilità di averla smarrita nel chiuso di stanze inaccoglienti senza più porte né finestre aperte sul mondo.
Come in quel film di Buñuel, «L’angelo sterminatore», una forza misteriosa sembra impedirgli di uscire e di ricongiungersi con la vita che nel frattempo segue il suo corso senza di loro. I primi atti in preparazione del Congresso non fanno pensare che qualcosa stia cambiando. Non ci sono appelli ad entrare, inviti a partecipare e a condividere un percorso. Solo una stupefacente presunzione di autosufficienza, che li induce a credere di poter fare da soli, ridotti nei ranghi e nella qualità, quel che non ci è riuscito di fare in vent’anni. Nel corso dei quali, per usare uno slogan caro a Bersani, non siamo stati capaci di dare un senso a questa storia, in presenza e in assenza dei grillini, prima e dopo Renzi, con e senza ditta.
Al punto di indurre quello che una volta chiamavano il popolo della sinistra ma poi generazioni di giovani affacciatesi alla politica, da ultimo sui temi ambientali, a pensare che forse questa storia un senso non ce l’ha. E ad allontanarsi, come in una dissolvenza cinematografica, verso i territori della disillusione quando non del risentimento per le aspettative tradite. A resuscitarle non basterà un altro Segretario che annuncia un’altra identità. Una con Veltroni, una con Bersani, un’altra con Renzi, la prossima con chissà chi. Come quei fumatori che promettono di smettere tutti i giorni e sai che non lo faranno mai. Qui si apre un problema politico a cui nessun progressista, nessun democratico può restare indifferente.
Perché l’Italia, tanto più a guida post-fascista, non può rimanere priva di un punto di riferimento a sinistra. La questione non è che si sono invertite le parti, che la destra di Meloni, Le Pen, Trump e Bolsonaro sia diventata depositaria di sensibilità sociali un tempo patrimonio della sinistra, che è con tutta evidenza una sciocchezza. A sinistra non sono cambiati i valori ma la capacità di tradurli in progetto politico. Rimproverarcelo a vicenda serve a niente. Verso il Pd è lecita ogni critica, anche quelle più strampalate, ma continuare a dare dei calci nella pancia ad un cavallo bolso non lo farà correre come un cavallo di razza. Bisogna dargli della biada, cioè delle idee. Possibilmente buone. Se ne abbiamo. Perché la campana suona anche per noi. La sinistra delusa e dispersa. Gli intellettuali tutti. Se, come penso, questo partito non è in grado di autorigenerarsi, o siamo capaci di farne un altro migliore, oppure proviamo a renderci utili per fargliela trovare, al Pd, suo malgrado, questa benedetta identità.
Il vuoto aperto dalla fine del Pd o da un ulteriore ridimensionamento che lo renda incapace di esercitare quella funzione nazionale che bene o male ha finora esercitato, non può essere riempito né dal movimentismo speculativo di Conte né dalle paranoie della strana coppia che voleva farsi re e si ritrova ancella. A porgere suppliche alla Signora di tutte le destre. Sostenendo che è la sola forma di opposizione responsabile.
I «responsabili» portavano voti a Berlusconi, Renzi e Calenda portano sostegno politico a Giorgia Meloni. Offrono una patente dialogica a un Governo che dialogico non è, e declassano l’opposizione delle altre forze politiche a irresponsabile. L’opposizione costruttiva è come la critica costruttiva: per essere considerata tale deve piacere al destinatario e non a chi la fa. In cambio di questo riconoscimento avranno un piatto di lenticchie. Neanche di Castelluccio. La prima volta che incontrai Calenda gli dissi che da lui avrei comprato un’auto usata. Tirerò avanti con quella che ho. Una Polo gpl del 2010.
 
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