IL TESSITORE DEL VENTO | Italiani brava gente

Emilia Romagna | 28 Ottobre 2022 Blog Settesere
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Guido Tampieri - Si fa presto a dire brava gente. Specie se te lo dici da solo. Già gli etiopi e i popoli dei Balcani avrebbero qualcosa da ridire, forse anche i cittadini ebrei che nel ventennio non erano considerati italiani, e nemmeno esseri umani. Anche i norvegesi, anche gli australiani e tutti gli altri popoli, credo, pensano di essere brava gente e nell’altro secolo molti lo sono stati più di noi, contrastando le dittature con le quali il Bel Paese ha civettato. Suppongo lo pensino di sè pure i russi, che noi, prima di ritirarci rovinosamente, abbiamo aggredito senza alcun motivo, nemmeno territoriale come quello che loro accampano, con la benedizione di Berlusconi, per l’invasione dell’Ucraina, dove strappano i denti d’oro ai morti come facevano i nazisti. Si, siamo brava gente, ma non sempre e non tutti allo stesso modo. Se uno inneggia ai neonazisti di Alba Dorada ai miei occhi lo è di meno. E diventare Presidente della Camera non rende più bello né lui né il Parlamento. Si poteva fare di più. Anche al Senato. Io ho avuto simpatie comuniste ma non conservo busti di Stalin sul comodino. Non è un gioco, è un indizio.
Se l’On. La Russa ama fare collezioni, visto che gli piacciono gli indiani c’è sempre Tex Willer. Sia detto con grande rispetto: per i Parlamenti sono passate le figure più fulgide ma anche alcune delle peggiori.Essere eletti è garanzia di niente. Poi contano le persone. La pretesa di Giorgia Meloni che ci si debba astenere dal criticare scelte che non danno lustro alle istituzioni solo perché espressione della maggioranza uscita dalle elezioni è, democraticamente parlando, irricevibile. E rivelatrice di una insofferenza alla dialettica politica che Berlusconi certifica come attributo personale ma che si può ben ascrivere al vittimismo che caratterizza la postura delle destre non tanto moderate. Che speriamo si fermi lì. Tanto più che la somma dei voti delle opposizioni disgregate è maggiore dei voti raccolti dalla maggioranza che si è presentata aggregata. Per non parlare del partito degli astenuti. Quando si dice che gli italiani vogliono la destra e che la destra rappresenta gli italiani si viola la regola della prudenza e si scivola nella propaganda. Giorgia Meloni e il suo esecutivo sono la legittima espressione di un pronunciamento democratico ma tutt’altro che plebiscitario, come piace dire a chi ha di questa espressione un culto ambiguo. Sono lì per governare, non per comandare. Non so quanto questa differenza sia chiara a leader di partiti adusi ad obbedire. L’immagine dell’Italia non è compromessa dalle critiche, giuste o sbagliate che siano, al progetto politico e alla composizione dell’esecutivo ma dagli imbarazzanti trascorsi e dalle sconsiderate posizioni dei leader di una coalizione che ha diritto di governare ma non prestigio per rassicurare. Né gli alleati né i cittadini.
Il primo atto sembra fatto per confortare i nostri dubbi. La metà dei ministri erano nel Governo di Berlusconi nel 2008, che aveva portato la Nazione sull’orlo del default. Pochi ricordano che l’esecratissima ( dalla destra) stagione dei tecnici ebbe origine dal fallimento di quell’esperienza politica (di destra). Il mondo è bello perché è avariato. E la memoria restituisce solo quello che le pare.
Il presente è un Governo a trazione post- fascista, costruito attorno al mito di una donna forte e coerente, arrivata in 500 e ripartita, non solo metaforicamente,in Audi 6. Un governo antiecologico, ammalato di sovranismo, pieno di amici di Putin. Nell’ora forse più buia dalla nascita della Repubblica. Mollare l’Ucraina al suo destino, come invitava a fare l’applauso volgare che ha accolto le scempiaggini putiniane accreditate dal Padre nobile del centrodestra è nella miglior tradizione del tradimento italiano. Non che il problema di uscire dal pantano di questa sporca guerra imperialista non esista, ma è il come che offende la dignità di due popoli: il nostro e quello ucraino.
Al quale si chiede, cinicamente, spregiosamente nelle parole rivolte a Zelensky, la resa senza condizioni. Se uno dice: finiamola qui, facciamolo per noi, che in fondo gli ucraini se la sono cercata, che in quella disputa non c’entriamo niente, che finora ci abbiamo solo rimesso soldi per le armi e gas per i fornelli, tu ti dici, vabbè, siamo sempre lì, Franza o Spagna purché se magna… ah les italiens dicono in Francia, aggredita alle spalle dal patriota Mussolini per avere - qualche centinaio di morti - (italiani) da spendere al tavolo del vincitore nazista.
Ma se dice: facciamolo per loro, che aiutandoli ne abbiamo procurato il male, che se cedono ai russi brandelli di carne patria non è poi gran cosa, che in fondo il «dolcissimo» Putin vuole solo aiutare l’Ucraina dandole un Governo di persone per bene allora capisci che non c’è più scampo.
Berlusconi garantisce per l’europeismo di Giorgia Meloni, Giorgia Meloni garantisce per l’atlantismo di Berlusconi, tutti e due garantiscono per Salvini, che di suo non può garantire niente. La consistenza della compagine governativa è quella che ci si aspettava, modesta e bruttina come altri esecutivi di questi trent’anni. Più che un Governo politico come ci si affanna a dire, siamo di fronte a un Governo ideologico, perfino nei puerili richiami nostalgici dei dicasteri. Un male neanche tanto sottile che lo può divorare.
E l’Italia con lui. Perché non c’è più margine per sbagliare. Basta così, per ora. Siamo solo all’inizio di una storia che nessuno sa dove ci porterà. Transizione ecologica, new generation  found sembrano già così lontani. Non sai se fare auguri o scongiuri. «Non ho paura delle guardie, ho paura del futuro» ha scritto una giovane mano su un muro del quartiere. Anch’io.
 
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