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Il Poeta e Shakespeare si incontrano nella mostra alla GAM di Verona. Ne parla la curatrice Rossi

Emilia Romagna | 11 Giugno 2021 Cultura
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Elena Nencini
Tra le città che partecipano alle celebrazioni dantesche non poteva mancare Verona, dove Dante fu ospitato da Cangrande della Scala al quale dedicò il Paradiso. Diverse le mostre in città che creano un filo per sottolineare la presenza del Poeta a Verona: l’ultima si aprirà l’11 giugno (fino al 3 ottobre), a Palazzo della Ragione, sede della Galleria d’Arte Moderna (Gam) Achille Forti, intitolata Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona, curata da Francesca Rossi, Tiziana Franco, Fausta Piccoli, in collaborazione con il Comune.
Una selezione di oltre 100 opere tra dipinti, sculture, opere su carta, tessuti e testimonianze materiali dell’epoca scaligera, codici manoscritti, incunaboli e volumi a stampa come ci racconta Francesca Rossi, una delle curatrici, ma anche direttrice dei Musei civici di Verona. 
Rossi, che città è Verona, da un punto di vista storico, artistico e culturale quando arriva Dante?
«L’esposizione a Palazzo della Ragione è una tappa della più ampia e diffusa mostra dei luoghi della presenza e della memoria di Dante. La caratteristica di questo progetto è proprio di voler rievocare l’esilio veronese del Poeta e il suo sguardo sulla città. Dante trova una società molto avanzata, attiva, vivace, perché gli scaligeri erano dei grandi innovatori sia politicamente che dal punto di vista artistico. Per questo abbiamo creato un percorso in 21 luoghi – tra piazze, palazzi, chiese, emergenze monumentali in città e nel territorio – direttamente legati alla presenza del Poeta, della sua famiglia e a quelli di tradizione dantesca. E’ la prima volta che i Musei civici si proiettano fuori dai propri spazi espositivi e portano una mostra tra la gente, nelle strade». 
Come mai avete scelto come titolo “Dante e Shakespeare”?
«Il fulcro della mostra sono proprio Dante e Shakespeare: alle origini del mito romantico della Verona scaligera ci sono queste due figure in parallelo. L’esposizione si sviluppa su due filoni tematici principali dal Trecento all’Ottocento, il primo intende ricostruire il rapporto tra Dante, Verona e il territorio veneto nel primo Trecento, a partire da questo presunto, leggendario incontro con Giotto a Padova e approfondendo il soggiorno veronese di Dante, in questo snodo di rivoluzione giottesca nelle arti. Un progetto condiviso tra Ravenna (a cui abbiamo prestato anche dei gioielli e un tessuto prezioso), Firenze e Forlì perché i progetti dovevano essere coerenti con il tema di ogni città. Il secondo nucleo si concentra sul mito romantico di Dante nelle arti figurative e il fenomeno shakesperiano che esplode in parallelo: la casa di Giulietta diventa un mito nell’Ottocento. Così come si crea una fortuna parallela dell’iconografia di Giulietta e Romeo e quella di Paolo e Francesca». 
La seconda parte approfondisce anche il tema di altre figure femminili.
«Si, si capiranno molto bene le analogie e cosa rappresentano questi miti dell’amore assoluto, dell’amore infelice, del femminile, del mito letterario. Ci sono infatti in mostra altri  personaggi danteschi, a partire da Beatrice e Gaddo, ma anche altre figure femminili con vicende tragiche come Pia de’ Tolomei. Le figure di Paolo e Francesca sono il legame con Giulietta e Romeo, nati dalla penna di Luigi da Porto nel Cinquecento e resi celebri da William Shakespeare.
E’ la prima volta che si fa una mostra su Giulietta, quindi partiamo proprio dal libro del 1530 di da Porto e alcuni bellissimi dipinti. 
Dante e Shakespeare hanno  trasformato il volto di Verona nell’Ottocento, ma sono, ancora oggi, una fisionomia molto connotata: i turisti ricercano questa Verona fatta di Medioevo, di Cangrande della Scala, di amanti, di cavalieri e vengono sulle tracce di questa presenza incredibile di Dante. Pensiamo che questo progetto sia straordinario come valore identitario e un’occasione per riscoprire la città in maniera suggestiva anche per i cittadini veronesi. Sempre alla Gam si può visitare la mostra dedicata allo scultore Ugo Zannoni che fu il massimo protagonista dell’esplosione del culto di Dante in città, di una vera e propria Dantemania. Dalla Gam si esce per andare poi a Castelvecchio, con l’Inferno dell’artista americano Mazur, una vera immersione tra incisioni, testi, letture e video. Non poteva mancare un progetto sull’arte contemporanea per un lavoro completo:  il testo in inglese di Robert Pinsky  significa che Dante non è più solo italiano, ma internazionale,  universale».
Ci saranno altri prestiti importanti oltre ai tre disegni di Botticelli della Divina Commedia dal Kupferstichkabinett di Berlino?
«Il dipinto di Francesco Saverio Altamura con Dante che passeggia davanti alla chiesa di Sant’Anastasia è un documento storico eccezionale, ma ci sono Paolo e Francesca di Previati, un capolavoro dell’Accademia di Bergamo del 1867 che ha una forza spettacolare. Oppure dei pezzi formidabili come la testa della Madonna da una Crocifissione del Maestro del coro Scrovegni. I disegni di Berlino hanno qualcosa in più perché di solito sono esclusi dai prestiti: l’unica volta che Berlino li ha prestati all’Italia è stato per il giubileo. Questi disegni infatti non escono mai dai musei sia per  motivi di conservazione che di identità della collezione di cui fanno parte. Berlino fa parte delle Celebrazioni dantesche e, come gesto di amicizia italo-tedesca, ha scelto Verona per ospitare questi disegni. Un segno di amicizia che proietta il nostro progetto in una sfera europea, internazionale, parla di Verona, ma parla a tutti. Vogliamo celebrare Dante in questa maniera». 
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