Faenza, al MIC l’arte di Itamar Gilboa racconta il paradosso tra l’abbondanza e la scarsità di cibo nel mondo contemporaneo

Emilia Romagna | 27 Febbraio 2026 Cultura
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«World of Plenty», curata da Alessandra Laitempergher e realizzata appositamente per il MIC di Faenza, allestita nella Project Room dall’1 marzo al 26 aprile, è l’installazione dell’artista Itamar Gilboa (1973), che da anni esplora l'intersezione tra arte, tecnologia, scienza e ambiente. Attraverso una meticolosa ricerca e raccolta di dati, crea installazioni scultoree immersive in cui i dati personali diventano narrazione statistica, trasformando l'esperienza individuale in riflessione condivisa. L'installazione realizzata per Faenza affronta il paradosso tra abbondanza e scarsità di cibo nel mondo contemporaneo. Utilizzando tecnologie neuroscientifiche all'avanguardia, Itamar Gilboa combina sculture in ceramica e video per indagare le dimensioni fisiche, neurologiche e sociali della fame. «World of Plenty» invita gli spettatori a confrontarsi con la devastante realtà della fame. Al centro dell'installazione ci sono 260 sculture in ceramica che rappresentano le cellule cerebrali, corrispondenti al numero di persone che muoiono di fame ogni 15 minuti, il tempo necessario per consumare un pasto veloce, fare una pausa tra una riunione e l'altra o visitare una mostra. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale (fMRI), l'artista analizza la propria attività cerebrale sotto stimolo della fame, sviluppando modelli tridimensionali che sono stati stampati in 3D e trasformati in sculture in ceramica. Le opere poggiano su piastrelle fatte a mano che rappresentano sezioni del cervello dell'artista, evocando sia la vulnerabilità biologica che il collasso sociale prodotto dalla disuguaglianza. Uno schermo mostra il conteggio in tempo reale delle vittime della fame - vite ridotte a numeri - mentre la prima parte, il primo capitolo del suo nuovo film «World of Plenty», presentato in anteprima, è caratterizzata dal suono delle gocce che cadono e segnano il passare del tempo. L'installazione fonde l'esperienza personale e quella collettiva, spostando lo spettatore dalla percezione individuale alla consapevolezza condivisa, rendendo impossibile ignorare la crisi della fame. «Ho avviato questo progetto nel 2020, quando la fame era già una delle sfide più urgenti a livello mondiale - afferma Itamar Gilboa -. Oggi la situazione è ancora più critica. In tutto il mondo, le comunità devono affrontare una catastrofica insicurezza alimentare, mentre l'obiettivo Zero Hunger delle Nazioni Unite di porre fine alla fame entro il 2030 si allontana sempre più. ‘World of Plenty’ è un grido d'allarme, un rifiuto di accettare la fame come qualcosa di normale». Il progetto è stato ideato e realizzato appositamente per il MIC Faenza. Le sculture in ceramica sono state create in collaborazione con Aida Bertozzi / Casa degli Artisti, garantendo il massimo livello di maestria artigianale. All'inaugurazione della mostra, il 28 febbraio alle 17, Gilboa presenterà una performance dal vivo in dialogo con «Part One», il primo capitolo del suo nuovo film, presentato in anteprima per l'occasione.
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