Dal Perù al Bangladesh, l’estate solidale è in calo

Faenza | 12 Agosto 2015 Cronaca
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In vacanza non per staccare la spina, ma per «collegare il cuore». Sono una decina i giovani che quest’estate hanno deciso di dedicare le proprie vacanze ad un’esperienza di conoscenza e volontariato all’estero. C’è chi è partito per il Perù e chi lo farà a breve per la Tanzania: in genere si tratta di ragazzi molto giovani, poco più che ventenni, residenti per lo più nei paesi del circondario (pochi i faentini quest’anno) che si stanno preparando da circa un anno a quest’esperienza con incontri mensili organizzati dal Centro Missionario diocesano.
«Quest’anno il numero di ragazzi che ha deciso di partire è un po’ in flessione - spiega Isabella Matulli, direttrice del Centro e missionaria dell’Ami -: l’anno scorso è stato fatto un gran lavoro con le quarte e le quinte superiori e non tutti hanno scelto di partire subito. L’anno prossimo ci piacerebbe rivolgerci anche ai ragazzi dai 20 anni in su, magari attraverso i gruppi parrocchiali».
Partire, dunque, ma per dove e per fare cosa? Nella maggior parte dei casi si è trattato di viaggi brevi (al massimo un mese) che avevano come scopo la conoscenza di missioni o esperienze missionarie condotte da associazioni faentine o che hanno collegamenti con Faenza: «Ai ragazzi vengono chiesti semplici servizi, come l’animazione dei bambini o l’assistenza ai malati, perché nei pochi mesi che ci separano dal viaggio non riusciamo a formarli con competenze per una specifica missione - racconta Matulli -. In genere però si tratta di occasioni d’incontro con le popolazioni del luogo che permettono loro di vederli come persone e non come ‘utenti’ di un servizio».
E così sono state due le ragazze partite ancor prima dell’estate per il Bangladesh e l’Indonesia nelle missioni della congregazione delle Ancelle di Maria che ha sede a Quadalto (vicino a Palazzuolo). Venerdì 7 agosto partiranno tre solarolesi alla volta delle missioni dell’Ami (l’associazione missionaria che ha sede a Faenza) in Tanzania: «A Mwanza aiuteranno nel trasloco dello studentato femminile che sostiene le ragazze più povere dei villaggi nel loro percorso universitario (lauree sanitarie) - spiega Matullo - mentre nel villaggio di Bukunbi aiuteranno a dipingere un’area del centro terapia e cura dell’Aids e visiteranno un centro per bambini di strada e disabili».
A metà giugno sono partite Eleonora e Eugenia, di Bagnacavallo, per il Perù assieme all’associazione Operazione Mato Grosso: «In quel caso hanno dato una mano nell’asilo costruito da padre Samuele Fattini a Chimbote, in una zona poverissima sulla costa».
Ma la missione può essere anche nel cuore della civilissima Europa: «A metà luglio siamo partite con una ragazza di Faenza per Oradea, in Romania, dove la Caritas greco-cattolica ha messo in piedi un centro diurno e una mensa e organizza diverse attività a favore dei ragazzi rom, molto discriminati in quella società».
Combatteva contro la discriminazione, in questo caso, dei pigmei baka in Camerun anche la missionaria faentina Rita Rossi, morta nello scorso dicembre. E proprio per portare avanti la sua opera di sostegno alla popolazione nomade a metà luglio alla volta del Camerun sono partiti anche due marradesi. Come si torna da esperienze come queste? «Certamente molto cambiati - racconta la direttrice del Centro Missionario -, ma il grosso lavoro ora sarà cercare di intercettare questo cambiamento e far sì che si trasformi in uno stile di vita ‘missionario’, che non significa partire tutti per le missioni». Ma avere a cuore i poveri e il Sud del mondo, nella vita quotidiana.

Daniela Verlicchi
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