Il coreografo Merzouki unisce hip hop, tecnologia e danza

Ravenna | 04 Febbraio 2017 Cultura
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Elena Nencini
Mourad Merzouki ha sdoganato hip hop e tecnologia nel mondo della danza: direttore della compagnia francese Kafig, ma anche ballerino e coreografo, porta sabato 4 (ore 20.30, replica domenica 5 ore 15.30), sul palco del Teatro Alighieri, Pixel. I ballerini si confrontano sul palco con un mondo virtuale fatto di videoproiezioni con il quale interagiscono mentre si muovono in una sorta di cyberspazio che non fa semplicemente da fondale. Merzouki ha unito l’energia e il virtuosismo della danza hip-hop con la bellezza dell’illusione del mondo virtuale nei videomapping e videoproiezioni di Adrien Mondot e Claire Bardainne, e la musica di Armand Amar. La Compagnia Käfig è famosa per l’apertura nei confronti di tutti i linguaggi coreografici e artistici. Merzouki racconta la sfida di uno spettacolo «al crocevia delle arti».
Come si muove il danzatore in questo spazio fatto di illusione accompagnato dal video?
«Al di là delle proiezioni ho immaginato che la musica di Amar si posasse sulla coreografia e sull’immagine come un ulteriore invito al viaggio. Accompagnando gli interpreti, fa scaturire l’energia e la poesia che abitano i corpi dei danzatori. Questi nuovi percorsi di scoperta mi permettono di lavorare su un’estensione del reale e di confrontarmi con un mondo di sintesi: un mondo estraneo a me, che mi nutro abitualmente di corpi e di materia. Abitare la danza in uno spazio dove il corpo si confronta esclusivamente con i sogni, far volteggiare il gesto nei paesaggi fluidi creati da Adrien e Claire. Spero così di aprire la strada per una conversazione tra il mondo artificiale della proiezione digitale e il reale del corpo del danzatore».
I danzatori della compagnia seguono un particolare allenamento?
«Ogni ballerino ha le proprie abitudini, ma la maggior parte naturalmente si prepara tutti i giorni. Questo è indispensabile per poter effettuare delle tournée intense come quelle di Pixel. Una dieta ad hoc e la buona condizione fisica sono essenziali per mantenere una forma fisica necessaria nello spettacolo e in particolare nella danza hip-hop. Sono inoltre regolarmente monitorati da osteopati o anche da agopuntori. I ballerini sono comparabili a sportivi di alto livello!»
Qual è il segreto per portare così tanti giovani a teatro a vedere il vostro spettacolo?
«Gli spettacoli che immagino vorrei fossero aperti al maggior numero di persone: La danza è un linguaggio universale che parla a tutte le culture, a tutte le età, a prescindere dalla conoscenza dello spettatore del mondo della danza. E’ vero che la danza hip-hop ha una chiave in più per ‘sedurre’ un pubblico più giovane che si aspetta ritmo, sorpresa, inventiva. Sono felice quando vedo nella stessa sala i giovani e gli adolescenti che vengono con i loro genitori o i loro nonni: penso che abbiamo ottenuto qualcosa».
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